sabato 28 settembre 2013

PRESENTAZIONE

Il poliziottesco, conosciuto anche come poliziesco all'italiana, è stato un genere cinematografico in voga fra gli anni settanta e i primissimi anni ottanta, la cui tematica si basava generalmente su indagini poliziesche che prendevano sovente spunto da fatti di cronaca nera dell'epoca, sviluppandoli in chiave enfatica, spesso in senso critico, a volte demagogica o in taluni casi anche comica. La genesi del poliziottesco è legata, principalmente, ad uno dei generi di maggior diffusione nel mondo cinematografico, cioè il poliziesco; il punto di partenza di questo percorso è dato, probabilmente, da un film di Carlo Lizzani del 1968, “Banditi a Milano” con Tomas Milian nella parte di un commissario napoletano dalla colorita umanità e Gian Maria Volontè in quella del criminale, altri film che sono solitamente annoverati tra albori del genere possono essere considerati “Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica” del 1971 di Damiano Damiani, il mitico “La polizia ringrazia” del 1972 di Stefano Vanzina (Steno), con Enrico Maria Salerno che può veramente essere classificato come il capostipite e “La polizia incrimina, la legge assolve” di Enzo G. Castellari del 1973 che codificò definitivamente questo genere cinematografico.
 
Il poliziottesco italiano è pesantemente imparentato con alcuni omologhi statunitensi che presentavano figure di tutori della legge intransigenti, spesso violenti e immersi in una realtà urbana degradata come "Serpico" di Al Pacino e soprattutto il mitico Ispettore Callaghan di Clint Eastwood; in Italia il genere raggiungerà il suo apice con la figura del Commissario Betti interpretato dal compianto Maurizio Merli, celebre soprattutto per la cosiddetta "trilogia del commissario Betti".
 
Il genere rispecchiava le realtà metropolitane italiane degli anni settanta e diverse tematiche spesso ricorrenti in queste pellicole (criminalità organizzata, traffico d'armi, prostituzione, spaccio e consumo di droga, criticità del sistema giudiziario) sono ancora oggi attuali. Nonostante spesso la maggior parte di questi film siano politicamente intrisi di un notevole grado di qualunquismo, anche se non mancano caratterizzazioni di destra e di sinistra, il genere ha anche molti debiti col cosiddetto cinema di impegno civile italiano, portato alla ribalta da autori quali Francesco Rosi, Damiano Damiani (che poi si cimenterà esso stesso con il genere) ed Elio Petri.

I protagonisti sono quasi sempre dei commissari di polizia sui generis che si sentono incompresi dai propri superiori, molto spesso anarcoidi ma essenzialmente onesti e spinti da una genuina generosità e innegabile dedizione al corpo anche se d'indole violenta e quasi sempre inclini ad utilizzare, per raggiungere i propri scopi, gli stessi metodi e ad abbassarsi allo stesso livello dei delinquenti (e dei terroristi) che insanguinavano le strade d'Italia negli Anni di piombo e che loro si proponevano di combattere.
 
Per nulla moralisti, questi commissari distinguono tra chi ruba per vivere e chi vuole creare deliberatamente un danno agli altri, arrivando in certi casi a tollerare i primi.

Altri protagonisti potevano essere invece normali cittadini che dopo esser stati vittime di qualche episodio criminoso (rapine, pestaggi, sequestri, omicidi di persone a loro care) ed aver toccato con mano le inefficienze e lentezze dell' ordinamento giuridico italiano (molto spesso accusato, in questi film, di essere troppo garantista con i criminali e troppo poco con le vittime) decidono di farsi giustizia da soli, diventando una sorta di vendicatori molte volte divenendo loro malgrado criminali essi stessi e perciò ricercati ed arrestati dalla polizia.
 
La critica italiana dell'epoca non ha mai amato il poliziottesco. Accusati di dare messaggi talvolta ambigui e reazionari, di fascismo, qualunquismo, alla critica dell'ordinamento giuridico e talvolta dell'apologia della giustizia spicciola ed immediata, questi film erano liquidati in poche righe e accusati di proporre sempre la stessa storia. Solo a partire dai primi anni 2000, grazie a riviste di genere come Nocturno e Cine 70, il genere è stato rivalutato, anche grazie al regista Quentin Tarantino che ha più volte dichiarato il suo apprezzamento per questi film e questi registi.

























giovedì 10 maggio 2012

MAURIZIO MERLI: L'ICONA DEL POLIZIOTTESCO

Maurizio Merli
Maurizio Merli (Roma, 8 febbraio 1940Roma, 10 marzo 1989) è stato un attore italiano, particolarmente noto per aver interpretato numerosi film poliziotteschi in voga negli anni settanta. È stato interprete di fotoromanzi per la rivista Grand Hotel.

Gli esordi
Debuttò nel cinema nel 1963, come comparsa ne Il Gattopardo di Luchino Visconti. Dopo altre parti in pellicole minori e nel teatro di rivista con Carlo Dapporto, iniziò la carriera nelle produzioni televisive in I grandi camaleonti (per la regia di Edmo Fenoglio, 1964), pur continuando la recitazione teatrale (nel 1968 partecipa all'"Orlando furioso" di Luca Ronconi). La grande notorietà tra il pubblico però giunge con la partecipazione come protagonista nello sceneggiato televisivo Il giovane Garibaldi di Franco Rossi (1974), in cui interpreta l'Eroe dei due mondi. 

Icona del Poliziottesco
Merli divenne negli anni settanta uno degli attori più noti del genere poliziottesco, con film come Roma violenta, Roma a mano armata, Napoli violenta, Il cinico, l'infame, il violento
Il suo esordio nel genere avvenne nel 1975, quando ottenne la parte del Commissario Betti in Roma violenta, diretto da Marino Girolami. Fu proprio il regista a caldeggiarne la scrittura per sostituire Richard Harrison, voluto invece dal produttore. Il protagonista doveva apparire iconograficamente simile a Franco Nero, che aveva ottenuto un grande successo con La polizia incrimina, la legge assolve, tanto che Merli si fece crescere appositamente i baffi, che poi diverranno uno dei suoi "marchi di fabbrica". Il film fu un grandissimo successo commerciale, tanto da incassare oltre due miliardi di lire, ed essere il venticinquesimo incasso nella stagione cinematografica in Italia.
Alto, biondo, atletico e baffuto, Merli interpretava personaggi di duri poliziotti in rivolta contro l'ingiustizia e il lassismo della legge e dei magistrati. Numerose scene acrobatiche e pericolose di alcuni film furono girate direttamente da lui senza avvalersi di controfigure. La sovrapposizione tra attore e personaggio portato sullo schermo fu, nel caso di Merli, tanto profonda da essere considerato il "commissario di ferro" per antonomasia. Molti saranno i suoi successi nella seconda metà degli anni settanta, spesso guidato con maestria dai registi Umberto Lenzi e Stelvio Massi.

Il declino e l'improvvisa fine
Col finire degli anni settanta anche il genere poliziottesco entrò in crisi, e per Merli divenne difficile ritagliarsi altri spazi nel mondo del cinema italiano, tanto che il suo tentativo di cimentarsi in un altro genere, con lo spaghetti-western Mannaja di Sergio Martino, si rivelò un fallimento.
L'ultima apparizione in un film fu nel 1987, in Tango blu, scritto e diretto da Alberto Bevilacqua, anche produttore insieme allo stesso Merli. Negli ultimi anni della sua carriera, ormai emarginato da una critica cinematografica ostile, aveva partecipato solo ad alcune trasmissioni televisive d'intrattenimento, tra cui una partecipazione al programma di Pippo Baudo Festival, insieme al duo comico Zuzzurro e Gaspare e, nell'agosto 1988, al programma di Marco Columbro Tra moglie e marito. Più rilevante lo spettacolo Crazy Boat, in sei puntate andato in onda su Rai 2. Nell'ultimo anno di vita fu ospite frequente del programma televisivo Il gioco dei 9 condotto da Raimondo Vianello su Canale 5, e nel programma di Giancarlo Magalli "Domani Sposi" dove si presentò con tutta la famiglia. Il 10 marzo 1989, a Roma, mentre stava giocando a tennis al circolo "Casetta Bianca" sulla Cassia con un amico, e sotto gli occhi della figlia, l'attore fu improvvisamente colto da un infarto: sia pur prontamente soccorso e trasportato all'ospedale "Villa San Pietro", purtroppo vi giunse già privo di vita. Morì così, a soli 49 anni, per giunta quando si stava ipotizzando la possibilità di poter recitare di nuovo in un film poliziesco, sempre nei panni del commissario. Riposa nel cimitero di Poggio Catino (Rieti) , paese in cui amava trascorrere le vacanze e il tempo libero con la sua famiglia.

Maurizio Merli in una scena di "Napoli violenta" (1976). Secondo episodio delle avventure del Commissario Betti
Andandosi a rileggere gli articoli con cui la stampa nazionale piangeva Maurizio Merli, l'indomani della sua prematura scomparsa, avvenuta il 10 marzo 1989, il meno che si possa provare è disagio. Fuor di dubbio che il branco dei "coccodrilIi" e lo spazio loro riservato testimoniassero della vastissima popolarità di Maurizio, il quale aveva terminato i suoi
giomi stroncato da un infarto a soli 49 anni durante una partita a tennis; tuttavia - ed ecco il disagio - nemmeno un rigo di quanto si scriveva in memoria dell' attore rendeva ragione dei veri motivi della sua notorietà e del genuino favore di cui aveva goduto per quasi un decennio presso le platee del nostro Paese.
I vari de profundis concordavano, infatti, nel ricordare la formazione teatrale di Maurizio, diplomatosi presso l'Accadernia di arte drammatica, e i successivi primi passi nel mondo dello spettacolo, di cui sono tappe significative - a dire dei necrologi ufficiali -un'apparizione ne Il gattopardo di Luchino Visconti, l'esperienza nella rivista I trionfi come ballerino-cantante insieme a Carlo Dapporto, e quindi tutta una sporade di altri lavori (in teatro, radio, cinema e televisione) che come culmine avrebbero avuto il Garibaldi televisivo (1974) di Franco Rossi, uno sceneggiato in grado di assicurare a Merli quel successo di pubblico e quella celebrità che - sempre parola dei giornali -: 'l'attore aveva inutilmente inseguito da undici anni sui palcoscenici e sui set". E fin qui tutto bene.
Sul proseguio, invece, della carriera artistica di Maurizio, le alternative oscillavano tra la reticenza o le allusioni cariche di malcelato disprezzo: :"Uscito dall'anonimato", scriveva per esempio un articolista della Nazione, "Maurizio Merli si tagliò la barba e girò come protagonista una serie di film polizieschi, pellicole di scarso valore... realizzate da registi di scarso prestigio ( ... ) Ma la parte usurata di un intrepido e deciso commissario romano ( ... ) aggiunse poco o niente alla carriera'.
Cè da scommettere che chi trinciava un giudizio di così rara superficialità -non tanto sul valore dei "polizieschi" (la nouvelle vague della critica cinematografica era ancora di la da venire) ma a proposito del fatto che questi film avessero aggiunto poco o nulla alla carriera dell'attore - e quanti lo leggevano, avessero ancora ben vivida nella memoria l'immagine di quei granitici commissari Betti, Tanzi, Olmi, Murri... interpretati da Maurizio in tanti "poliziottari" assai più di quanto ricordassero, per esempio, il Merli-Ricciardetto dell'Orlando furioso, nell' adattamento allestitone da Luca Roncom. Tuttavia, sulle glorie del commissario Merli si preferì glissare...
Se non tutto, certamente moltissimo in termini di fama e di successo, Maurizio lo dovette invece proprio al filone poliziesco, dove furoreggi6 a partire dal 1975 e in cui si impose prestissimo non solo come "un" protagonista ma come "il" protagonista par excellence. La sovrapposizione tra attore e personaggio portato sullo schermo fu, nel suo caso, profonda e tale da sfiorare toni leggendari. E' noto l'aneddoto, che lo stesso Merli riferiva, di quando, fermato da una pattuglia della stradale, venne subito congedato dall'agente che lo riconobbe e salutandolo militarmente gli disse: "Oh, scusi, commissario Quel che sarebbe presto diventato il suo alter ego, Maurizio lo incontrò la prima volta, quasi per caso, nel fortunato Roma violenta (più di due miliardi di allora d'incasso), allorchè venne assunto in forza al cast dietro consiglio del regista Marino Girolami per sostituire Richard Harrison, la cui candidatura al ruolo era invece caldeggiata dal produttore Edmondo Amati. L'interprete che serviva doveva essere biondo, atletico e con i baffi - Maurizio allora non Ii portava e se li fece crescere apposta ; doveva, cioè, apparire iconograficamente il piu vicino possibile a Franco Nero, eroe del miliardario apripista del filone La polizia incrimina la legge assolve, che lo stesso Amati aveva prodotto due anni prima.
Alla fine fu Maurizio a spuntarla e al suo personaggio seppe dare subito pregnanza e vita autonoma, tratteggiando un carattere di poliziotto duro e violento, certo, ribelle ai codici e alle regole che lo impastoiavano nella lotta contro il crimine - come la tradizione del genere imponeva ma psicologicamente assai meno monolitico rispetto alla maggior parte degli "sbirri bastardi" del periodo.
Grilletto e sganassoni facili si appaiano al dubbio, alla riflessione e persino, all'angoscia in questo commissario Betti che nella stessa stagione 75/76 riappare trionfalmente quale protagonista di un secondo film di Girolami, Italia a mano armata - sarà l'unica volta in cui Merli, a fine storia, viene ucciso - e nell' ottimo Napoli violenta, diretto da Umberto Lenzi, un regista in grado di utilizzare al meglio le qualita recitative e atletiche di Maurizio, che già a pochi mesi da Roma violenta aveva cambiato identità a Betti, dando un'accelerata in violenza al personaggio e trasformandolo nel battagliero commissario Leonardo Tanzi, ai ferri corti con il "Gobbo" Tomas Milian, macellaio sadico e sanguinario, nel film Roma a mano armata - la saga di Tanzi conobbe anche un secondo capitolo, sempre lenziano e sempre con Milian supercattivo ll cinico, l'infame e il violento (1977). All'immediato, enorme successo che lo investì, non sempre corrispose la saggia amministrazione dello ,stesso da parte di Merli, il quale talvolta scordava il peso determinante che per la riuscita di un film avevano, insieme al suo, il nome di un Umberto Lenzi o di uno Stelvio Massi dietro la macchina da presa: "Tornando a Roma da Napoli - ricorda proprio Lenzi - dove avevamo presenziato con le nostre mogli alla prima nazionale di Napoli violenta, Maurizio volle portarci a vedere Paura in città, un poliziesco che aveva da poco girato. A Napoli, nonostante si fosse in pieno agosto, il cinema era stato preso d'assalto dalla gente, che rovesciò persino il bancone dei bighetti e spacc6 le vetrate... tanto che si dovette richiedere l'intervento della polizia. e, a vedere Paura in città, a Roma, eravamo solo quattro in sala... Ecco, se dovessi trovare un difetto di Maurizio, che peraltro amavo e stimavo moltissimo, direi che a un certo punto ebbe troppa fiducia nei suoi soli mezzi, pensando che il suo sguardo bastasse da solo a riempire i cinema".
Ma qualche passo falso (nemmeno la variante western di Mannaja entusiasma o l'intrigo sentimental-spionistico de i gabbiani volano basso; così come non pag6 il Merli "cattivo" di Sono stato un agente C.I.A.) non incrina una carriera che prosegue a spron battente e infila, dal 1977 al 1980, alcune delle migliori interpretazioni di Merli accanto a Napoli violenta e a Da Corleone aBrooklyn: Poliziotto sprint, Un poliziotto scomodo e Poliziotto solitudine e rabbia sono tre titoli da antologizzare tra i sei polizieschi che Maurizio gira per la regia di Stelvio Massi, in quanto prove duttili e sensibili dell'attore, che in Poliziotto sprint abbandonava baffi e grado per diventare il semplice agente, "driver" di volanti, Marco Palma, nel secondo, di nuovo commissario a muso duro contro il crimine, freddava per sbaglio un innocente - caso unico nel genere -, mentre in Poliziotto solitudine e rabbia, ormai al declino degli anni di piombo, nell'adatta atmosfera di una Berlino livida e invernale, si congedava in grande stile dal personaggio che aveva fatto la sua (e più spesso l'altrui) fortuna. Si era nel 1980 e l'anno precedente Merli aveva percorso quella sorta di struggente, bellissimo e inconsapevole viaggio iniziatico a ritroso (dell'eroe del filone simbolo di esso) verso le proprie remote origini d'Oltreoceano che è Da Corleone a Brooklyn, guidato ancora una volta, per l'ultima, dal fido Umberto Lenzi. Terminarono cosi, a New York e a Berlino le imprese del commissario Merli, al quale le parole rivolte dal boss Mario Merola nell' epilogo del film non possono fare a meno di suonare come un sinistro vaticinio: "Ma sei sicuro che ci arriveremo in Italia ... ?. Maurizio, in effetti, la via del nostro cinema non riusci più a ritrovarla nel nuovo decennio e se si eccettuano lo sceneggiato televisivo Notturno (1984) dove quella di Merli fu una presenza significativa ma spersa tra molte, un lungometraggio francese, mai distribuito, con Ava Gardner e un film di Alberto Bevilacqua, Tango blu, in cui Maurizio credeva molto ma che si rivelò un flop, gli anni Ottanta decretarono in sorte al commissario Merli unicamente "solitudine e rabbia".
(collana CALIBRO 9 - edizioni NOCTURNO).
  
Filmografia poliziesca di Maurizio Merli
(1975) Roma violenta, di Franco Martinelli (Marino Girolami)
Film d'esordio di Maurizio Merli nel "Poliziottesco"
e primo film della Trilogia che lo vede protagonita nei panni del Commissario Betti.

(1976) Napoli violenta, di Umberto Lenzi
Secondo episodio delle avventure del Commissario Betti.
 
(1976) Paura in città, di Giuseppe Rosati
Maurizio Merli interpreta per la prima volta il Commissario Mario Murri
Il personaggio del commissario Mario Murri ritornerà in
"La polizia interviene: ordine di uccidere" non interpretato da Maurizio Merli
  
(1976) Roma a mano armata, di Umberto Lenzi
Maurizio Merli interpreta per la prima volta il Commissario Leonardo Tanzi. 

(1976) Italia a mano armata, di Marino Girolami
Terzo ed ultimo episodio della Trilogia del Commissario Betti

(1977) Il cinico, l'infame, il violento, di Umberto Lenzi
Secondo episodio del Commissario Leonardo Tanzi.

(1977) I gabbiani volano basso, di George Warner

(1977) Poliziotto sprint, di Stelvio Massi

(1978) Il commissario di ferro, di Stelvio Massi

(1978) Poliziotto senza paura, di Stelvio Massi

(1978) Sono stato un agente CIA, di Romolo Guerrieri
(Uscito anche con il titolo: L'ultima missione)
(1979) Sbirro, la tua legge è lenta... la mia no! di Stelvio Massi         
(Uscito anche con il titolo: Il poliziotto ribelle)

(1979) Un poliziotto scomodo, di Stelvio Massi
Commissario Francesco Olmi.

(1979) Da Corleone a Brooklyn, di Umberto Lenzi
                            
(1980) Buitres Sobre la Ciudad, di Gianni Siragusa
                           
(1980) Poliziotto solitudine e rabbia, di Stelvio Massi    

I FILM 
(1975) Roma violenta
Film d'esordio di Maurizio Merli nel "Poliziottesco"
e primo film della Trilogia che lo vede protagonita nei panni del Commissario Betti.
di Franco Martinelli (Marino Girolami)
Cast: Maurizio Merli, Richard Conte, Ray lovelock,
 Silvano Tranquilli, John Steiner, 
Luciano Rossi, Attilio Dottesio

Il commissario Betti è un personaggio fittizio, creato da Franco Martinelli e Vincenzo Mannino, apparso nella cosiddetta trilogia del commissario Betti, costituita da Roma violenta, proseguita nel 1976 con Napoli violenta (diretto da Umberto Lenzi) e terminata nello stesso anno con Italia a mano armata.
Il commissario Betti ricalca in tutto e per tutto l'ideale del commissario di polizia duro ed americaneggiante, spavaldo e temerario. Per lui fare giustizia diventa spesso una faccenda personale, anche a causa della tragica morte del fratello avvenuta circa due anni prima dei fatti narrati in "Roma violenta". Proprio da quel film comincia la saga del personaggio interpretato da Merli, un commissario che (come lui stesso ammette) "sa fare solo il poliziotto" e per il quale quel mestiere è una vera e propria ragione di vita. Sempre in conflitto coi superiori e coi magistrati si ritroverà al centro di svariate vicende fino alla morte per mano di ignoti al termine del terzo episodio, "Italia a mano armata". Ma il personaggio si re-incarnerà con pochissime differenze pochi mesi dopo, assumendo stavolta il nome di Leonardo Tanzi in due nuove avventure dirette da Umberto Lenzi.
Il film detiene il record assoluto d'incasso del poliziottesco avendo incassato oltre due miliardi e mezzo di lire del 1975
 
Trama:
Il commissario Betti, poliziotto della questura romana, ha perso un fratello diciottenne che è stato colpito senza alcuna ragione da un delinquente nel corso di una rapina. Un episodio assai simile si ripete su di un autobus, dove due banditi, dopo aver privato i passeggeri dei propri soldi e dei propri gioielli, uccidono senza motivo un povero ragazzo di dicassette anni. Betti, grazie agli agenti speciali Biondi e De Rossi travestiti da straccioni e, forte delle informazioni che ottiene, riesce ad individuare uno dei malviventi. Lo pesta a sangue su di un autobus fuori servizio. Il delinquente, pur di non farsi più pestare, rivela che colui che ha saprato è "il Cinese", che viene a sua volta prelevato e arrestato. Betti li consegna entrambi alla giustizia italiana, nella quale non ha alcuna fiducia.
Qualche giorno dopo viene commessa una rapina in un supermercato. La polizia arriva sul posto, Betti compreso, ma, impotenti, lasciano scappare i banditi (che hanno già ucciso per errore una donna) con una signora in ostaggio, che morirà gettata dall'auto in corsa. Biondi scopre che la rapina è opera della banda di Franco Spadoni, detto "il Chiodo". Betti e Biondi iniziano a pedinarlo, con l'aiuto di altri agenti speciali. Proprio nel bel mezzo del pedinamento, Chiodo, raggiunto dai suoi complici, compie una rapina in una banca. Fanno subito irruzione Betti e Biondi, uccidendo due banditi, ma Spadoni esplode una raffica di mitra sull'agente speciale, per poi fuggire assieme al complice sopravvissuto. Betti parte all'inseguimento, durante il quale Chiodo spara a tre bambini per strada, che muoiono all'istante. Raggiunta una sopraelevata sulla quale si stanno svolgendo dei lavori in corso, l'auto dei banditi va a sbattere in un cantiere. L'uomo alla guida muore, Spadoni esce invece dall'auto malconcio e con il mitra scarico. Viene raggiunto da Betti che, anziché arrestarlo, lo uccide, vendicando i tre bambini ed il collega Biondi, appena venticinquenne, che sarà costretto ad andare in sedia a rotelle per tutta la vita. Dopo quest'episodio il commissario viene definitivamente cacciato dalla polizia.
L'indomani Betti, ormai disoccupato, riceve una telefonata dall'avvocato Sartori, che lo invita ad unirsi alla sua squadra di "vigilantes". Egli, dopo un attimo di esitazione, accetta di unirsi al team, ma non perché favorevole a questo tipo di giustizia, ne è anzi contrario, ma ne entra a far parte solo per poter combattere la delinquenza con i propri metodi.
La sera stessa parte la prima ronda. La squadra scova alcuni banditi che stavano svaligiando una fabbrica di tappeti e pesta a sangue due scippatori.
La sera dopo, però, due delinquenti si presentano a casa Sartori e ne stuprano barbaramente la figlia, costringendo il padre a guardare. Il giorno dopo Betti va a trovare Biondi, che è nel frattempo ricoverato in un centro di riabilitazione motoria. Biondi deduce che molto probabilmente si tratta di una vendetta dovuta all'episodio della fabbrica dei tappeti: uno dei banditi ha infatti due fratellastri a cui è molto legato, e molto probabilmente sono stati loro. La sera stessa i vigilantes rapiscono i due e li rinchiudono in un magazzino. Arriva anche Sartori, che riconosce nei due coloro che hanno stuprato la figlia. A colui che teneva immobilizzato Sartori vengono spezzate entrambe le braccia mentre il vero e proprio stupratore viene reso sessualmente impotente da una serie di forti calci nei testicoli.
Il giorno dopo viene commessa una rapina in un ristorante, un uomo viene ucciso davanti agli occhi dei figli. Il team decide di indagare, rastrellando le case di alcuni ricettatori, ma non ne ricavano nulla.
Nel frattempo Biondi viene raggiunto nella clinica da due delinquenti. Portato in un punto del giardino della clinica in cui non li osserva nessuno cominciano a pestarlo. Viene salvato da Betti, che proprio in quel momento lo stava andando a trovare, che spara ad entrambi i malviventi, uccidendoli.
Parlando il giorno dopo con Biondi, Betti gli spiega che questa volta il giudice ha ritenuto che abbia agito in sua legittima difesa. Ma Betti stesso si rende conto che avrebbe potuto benissimo sparare alle gambe, evitando di ammazzarli. Interviene a quel punto Biondi, che fa capire all'ex commissario che la giustizia fatta col metodo "vigilantes" non è che un'altra forma di delinquenza. Betti, accortosi dello sbaglio che ha fatto saluta Biondi e raggiunge la propria auto. Nel frattempo il giovane agente si immagina la morte del commissario.
Critica:
«L’ideologia di pura marca fascista che circola per tutto il film non è nemmeno mascherata, come altre volte nel filone “poliziotto”, da alibi legalitari». (Paese sera).


(1976) Napoli violenta 
Secondo episodio (dopo "Roma violenta" delle avventure del Commissario Betti.
Il regista Umberto Lenzi sa come sfruttare a dovere non solo le capacità attoriali di Merli ma anche le sue doti atletiche (avendolo già diretto nei panni del commissario Leonardo Tanzi in
"Roma a mano armata" e quindi spinge ancora di più il pedale sulla violenza, sull’azione e sugli inseguimenti mozzafiato. Il film contiene molti inseguimenti e scene d'azione; la più famosa sequenza di tutte è l'inseguimento di Elio Zamuto sulla funicolare di Montesanto da parte del commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli senza alcuna controfigura. Nella sola Napoli incassò 59 milioni di lire in quattro giorni, ed è considerato uno dei più grandi successi del regista Umberto Lenzi.
di Umberto Lenzi
Cast: Maurizio Merli, John Saxon, Elio Zamuto,
Silvano Tranquilli, Maria Grazia Spina, Barry Sullivan
Trama:
Il commissario Betti (Maurizio Merli), che aveva chiesto il trasferimento in una sede tranquilla, viene invece spedito a Napoli: per lui è un ritorno, dal momento che vi aveva già lavorato tempo prima. Appena sceso dal treno, viene subito accolto negativamente da " 'o Generale "(Barry Sullivan) un potente camorrista che spadroneggia a Napoli da lungo tempo. Questi, con un avvertimento, lo "mette in guardia" del fatto che Napoli sia una città pericolosa. Betti non si lascia intimidire anzi, appena fuori dalla stazione, pur se casualmente, coglie in flagrante ed arresta un ladro d'auto. Intanto, inizia a susseguirsi una serie di eventi connessi al traffico di gioielli che 'O Generale pratica in tutta la città: i coniugi Gervasi vengono assaliti da due rapinatori e come conseguenza la giovane signora Gervasi (Maria Grazia Spina) viene seviziata e violentata; una ragazza, insieme alla sua anziana madre  (che riporta una grave frattura del femore) viene aggredita da due delinquenti che hanno appena effettuato un furto in casa loro rubando, fra l'altro, un preziosissimo anello di diamanti. Betti effettua subito le indagini e riesce a catturare i responsabili di entrambe le rapine, fra l'altro poco prima che l'autore del furto dell'anello possa rivenderlo ad un ricettatore senza scrupoli (che fra l'altro, facendogli credere che si tratti di un falso, tenta di raggirarlo gettando il gioiello in un WC dove però vi era nascosto un cestello per poi recuperarlo). 'O Generale, che amministra questi traffici in città, si incontra con il mite Francesco Capuano (John Saxon), un imprenditore la cui attività comprende anche finanziamenti di traffici illeciti. Il boss vuole stringere con Capuano una sorta di "patto" secondo cui si dovranno spartire una grossa fetta degli introiti. Capuano, invece, non vuole assolutamente dividere nulla col Generale, nascondendogli le sue reali intenzioni e finanziando invece un suo concorrente. Il Generale, che non è affatto uno sprovveduto, se ne accorgerà in seguito e gli darà quindi la caccia per punirlo dello sgarro.
Proseguono i crimini: un'intera via di Napoli, sottomessa al potere camorrista del Generale, non paga la protezione e quindi riceve una serie di assalti vandalici da parte della banda del boss; in varie parti della città, inoltre, si verificano da tempo rapine con una certa costanza.
Betti sospetta che l'autore di queste rapine possa essere Franco Casagrande (Elio Zamuto), uno "specialista" in questo campo nonché sua vecchia conoscenza, ma non può incolparlo in quanto non ha nessuna prova dalla sua: in più, il delinquente ogni giorno viene puntualmente a firmare il registro dei sorvegliati speciali all'una in punto. Le rapine si verificano, invece, sempre verso l'una meno dieci, per giunta in parti della città lontanissime, e quindi sembra apparentemente impossibile che il responsabile sia Casagrande. In realtà, il criminale riesce sempre ad arrivare puntualmente, dopo aver consumato le sue rapine, con l'ausilio di un complice che, in sella ad una potente moto da cross, lo porta rapidamente da un capo all'altro della metropoli.
Nonostante l'apparente alibi di ferro, Betti non si convince del tutto: inoltre, durante l'ultima rapina ai danni di una agenzia di assicurazioni, è stato ucciso proprio da Casagrande - che si rivela così anche un feroce assassino - uno degli agenti speciali di cui si serve per infiltrare la camorra, e quindi la cosa diviene una questione personale. Nelle successive indagini, un altro agente speciale (che poi verrà anch'egli barbaramente trucidato dalla camorra per ritorsione) lo avvisa di un'imminente nuovo colpo che avverrà in una banca del Vomero: Betti predispone un appostamento con una squadra di uomini armati fino ai denti al fine di sventare la rapina e catturare i malviventi, ma i banditi, che avevano previsto tutto e lo avevano quindi sviato dalle loro reali intenzioni, compiono invece la rapina in un'altra filiale della stessa banca - ovviamente lontana da dove si trovano Betti e i suoi uomini - nel corso della quale cade sotto il fuoco di Casagrande anche un carabiniere trovatosi lì per caso. Visto l'orario, ed infuriato ancor di più dal fatto di essere stato gabbato dai malviventi, Betti inizia una corsa in auto contro il tempo per le strade ed i vicoli di Napoli per giungere alla centrale dove - secondo lui - starà arrivando anche Casagrande. Betti incastra il criminale sorprendendolo per strada con il suo complice proprio a bordo di quella moto. Casagrande, però fugge a piedi costringendo il commissario ad un'estenuante ulteriore corsa per le strade di Napoli.
Il bandito raggiunge quindi la funicolare di Montesanto e si rifugia nel vagone che sta partendo; Betti, che non ha fatto in tempo a raggiungere l'entrata della stessa prima che l'accesso sia chiuso agli altri viaggiatori in attesa, si arrampica lungo il muro di cinta e riesce a saltare sul tetto del convoglio. Casagrande, vistosi braccato, prende in ostaggio una ragazza fra i passeggeri, minacciando di ucciderla se il commissario non salta giù; Betti non demorde e cerca di guadagnare tempo, ma il delinquente massacra la malcapitata fracassandole la testa contro il vagone che veniva in senso opposto. A questo punto Betti, appeso al tetto, riesce finalmente a far fuoco contro Casagrande uccidendolo.
Entra anche in ballo la figura di Gennarino, un simpatico e vivace ragazzino il cui padre gestisce un'autorimessa nella stessa strada ove insistono gli altri negozi già presi di mira dai camorristi: proprio il padre era uscito indenne dal raid vandalico della camorra ma soltanto perché, essendo stato proprio lui a convincere gli altri a non sottostare al ricatto dei delinquenti, gli è stato riservato un "trattamento speciale": infatti, in piena notte, i camorristi effettuano un'incursione furtiva nella rimessa dandovi fuoco: nel drammatico incendio che ne scaturisce, il povero Gennarino, che il padre fa saltare nel vuoto nel tentativo di salvarlo, riporta una brutta frattura ad un femore mentre lo stesso padre, avvolto dalle fiamme, muore ustionato.
Betti, a tempo di record, fa immediatamente riattare e rimettere a nuovo l'autorimessa incendiata dai criminali infiltrandovi un poliziotto che fingerà di essere il nuovo titolare, e facendo altresì installare delle telecamere a circuito chiuso nell'officina il cui apporto consentirà di cogliere in flagrante ed arrestare gli uomini del Generale, subito intervenuti ad esigere i soldi per la protezione. Attiratosi le ire del Generale, intanto, Capuano, che nel frattempo ha dovuto assumere allo scopo una guardia del corpo (che, curiosamente, è un ex poliziotto che era stato anche alle dipendenze di Betti), è fuggito a Genova.  Betti però, nonostante sia preso di mira da un sicario dello stesso Capuano in un fallito agguato, lo raggiunge in un albergo della città ligure e lo riporta a Napoli, dove questi dovrà sbrigare i suoi ultimi affari e regolare i conti col Generale. Purtroppo, il poliziotto infiltrato nell'autorimessa, subito dopo l'arresto dei delinquenti viene smascherato e ucciso dal Generale, che lo fa portare al suo cospetto in piena notte presso un bowling  che si trova in una zona sotto il suo raggio di azione (tant'è vero che intima al gestore, testimone del fatto, di non parlare con alcuno minacciandolo di morte) e gli stritola la faccia colpendolo con una pesante boccia da bowling.
Alla fine, Betti fa in modo che Capuano e 'O Generale si incrocino nei pressi del porto dove, in un conflitto a fuoco, il boss della camorra perde la vita unitamente al suo guardaspalle; in realtà è lo stesso Betti, nascosto dietro un muretto, a ucciderlo facendo in modo che la responsabilità dell'accaduto, per l'apparente dinamica, ricada però unicamente su Capuano, che così viene praticamente anch'egli tolto di mezzo.
Nel finale del film, Betti, rammaricato dal fatto di aver perso tre dei suoi uomini migliori pur avendo riportato uno schiacciante successo nella lotta contro la criminalità organizzata, e nonostante gli elogi del Questore che fino a quel momento lo aveva duramente criticato per i suoi metodi, decide di lasciare Napoli. Mentre si sta avviando alla stazione, però, fermatosi ad un incrocio si imbatte nel povero Gennarino, reso invalido e costretto per sempre a camminare sulle stampelle a seguito delle fratture riportate nell'incendio appiccato dai camorristi all'officina del padre. Sentendosi moralmente responsabile per quanto occorso al ragazzino, decide così di rimanere a Napoli e continuare la sua lotta contro la malavita.

John Saxon
John Saxon
John Saxon, nome d'arte di Carmine Orrico nasce a Brooklyn, il 5 agosto 1935, è un attore statunitense, famoso per la partecipazione in svariati polizieschi all'italiana durante gli anni settanta.
John è il figlio di Antonio e Anna Orrico. Studiò recitazione con la famosa istruttrice Stella Adler ed entrò nel mondo del cinema nella metà degli anni cinquanta, interpretando il ruolo del teenager. Secondo la biografia di Robert Hofler ("The Man Who Invented Rock Hudson: The Pretty Boys and Dirty Deals of Henry Willson"), il "talent agent" Henry Willson vide la foto di Orrico sulla copertina di un detective magazine e immediatamente contatto la famiglia del ragazzo a Brooklyn. Portò il sedicenne Orrico a Hollywood e gli fece acquisire il suo nome d'arte, John Saxon. Nei suoi primi anni da attore, Saxon lavorò con molti registi noti, tra cui Vincente Minnelli, Blake Edwards, John Huston, Frank Borzage ed Otto Preminger, ma non ebbe mai un ruolo da protagonista.
Apparve per la maggior parte della sua carriera in ruoli da non protagonista, e vinse un Golden Globe come "miglior attore non protagonista" per la sua interpretazione di un bandito messicano nel film A sud ovest di Sonora (1966). Saxon apparve inoltre in molti film italiani, principalmente negli spaghetti-western e nei poliziotteschi (Napoli violenta, Il cinico, l'infame, il violento - entrambi di Umberto Lenzi). Dagli anni settanta in poi, Saxon ha recitato anche in pellicole horror, principalmente in “Un Natale rosso sangue” di Bob Clark e in “Tenebre” di Dario Argento. Negli anni novanta e 2000 è stato visto in uno svariato numero di pellicole indipendenti ed è apparso in diverse serie televisive, tra cui CSI: Crime Scene Investigation e Masters of Horror
Maria Grazia Spina


Maria Grazia Spina (Maria Grazia Spinazzi) nacque il  3 Giugno 1936 a Venezia. Debuttò nel teatro di prosa nel 1956; successivamente, nel 1958, esordì in televisione conquistandosi ben presto il favore del pubblico, comparendo in spettacoli di prosa adattati per il piccolo schermo e in numerosi romanzi sceneggiati. Dotata di una bellezza notevole, anche se non appariscente, capace di una recitazione ora leggera, ora intensa, ma sempre controllata e dai modi signorili, ebbe rare e poco adeguate occasioni di manifestare nel cinema il proprio talento, dato che le furono quasi sempre offerte parti di secondo piano, per lo più in film di scarso rilievo artistico, soprattutto avventurosi o storico-mitologici. 

(1976) Paura in città
Maurizio Merli interpreta per la prima volta il Commissario Mario Murri.
Il personaggio del commissario Mario Murri) ritornerà in
"La polizia interviene: ordine di uccidere" non interpretato da Maurizio Merli. 
di Giuseppe Rosati  Giuseppe Rosati
Cast: Maurizio Merli, James Mason, Cyril Cusack, Silvia Dionisio, Liana Trouché
Trama: 
Dodici detenuti evadono in blocco da Regina Coeli: tra loro ci sono l'omicida Alberto Lettieri e la sua banda, nonché, costretto a seguirli contro la propria volontà, l'anziano Giacomo Masoni, ex funzionario delle ferrovie condannato per un caso di eutanasia. Il compito di ripescarli tocca al commissario Murri, amato dai colleghi, ma osteggiato dalla magistratura perché i delinquenti li manda più volentieri al cimitero, che in prigione. Catturati o uccisi, nel corso di due rapine, cinque degli evasi, Murri scopre, interrogando la giovane nipote del Masoni, Laura, una pista capace di condurlo al Lettieri: con ogni probabilità, il bandito si servirà di Giacomo per impadronirsi di un carico di banconote destinate al macero, del valore di alcune decine di miliardi, che un treno porterà da Milano a Roma. Benché, dopo un scontro a fuoco con alcuni "killer" di Lettieri, risoltosi con la loro morte, siano in vista per lui la sospensione dal servizio e l'intervento del magistrato, Murri ottiene dal questore due giorni di tempo per agire. Gli basteranno per sventare il colpo ideato dal Lettieri e uccidere il bandito e i suoi complici. L'attesa delle indagini a suo carico, infine, gli sarà meno penosa grazie all'affettuosa vicinanza di Laura.

Critica 
La breve carriera nel cinema di Giuseppe Rosati (omonimo del compositore delle musiche di Ossessione, di Luchino Visconti) si esaurì negli anni '70, come tante altre meteore in quell'epoca fortunatissima quantitativamente, ma che qualitativamente lasciò parecchio a desiderare. Si capisce il perchè a perfezione, guardando due minuti a caso di questa truce pellicola d'azione in cui la violenza è l'unica attrattiva forte: la regia è mediocre, la recitazione pure, i dialoghi sono inconsistenti e insomma tutto quello che sembra importare al regista è di mostrare sangue, sparatorie, ammazzamenti quanto più crudeli possibile. Sono gli anni del poliziesco all'italiana, si troverà come giustificazione per il prodotto; sì, ma Merli non è comunque mai stato un attore e il suo commissario Murri (qui) non è altro che l'ennesimo calco spudorato del solito commissario Tanzi, Betti e via dicendo (notare curiosamente come prosegua una scia di nomi di cinque lettere con medesima disposizione di vocali e consonanti, da cui identico suono all'orecchio). La sceneggiatura del regista e di Giuseppe Pulieri fa acqua da tutte le parti, manco a dirlo a questo punto; nel cast c'è qualche caratterista interessante (Fausto Tozzi, Silvia Dionisio) e soprattutto compare in un ruolo centrale James Mason, l'attore inglese dai gloriosi passati che evidentemente a quei tempi però non aveva molto di meglio da fare che partecipare a qualche sottoprodotto di genere.

sabato 17 marzo 2012

DONNE DI POLIZIOTTI

Agostina Belli
Agostina Belli
Agostina Belli, pseudonimo di Agostina Maria Magnoni  nasce a Milano il 13 aprile 1949. Dopo una piccola parte in Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani, alterna frequenti ruoli di supporto in commedie musicali e horror di produzione italo-spagnola. Una parte importante è quella di Rosalia in Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972) di Lina Wertmüller. Nel 1974 è la bella Sara in Profumo di donna di Dino Risi, regista che utilizza con grande frequenza la sua bellezza semplice e luminosa. Vince il David di Donatello 1976 quale miglior attrice per il film Telefoni bianchi di Dino Risi e vive una stagione di grande notorietà recitando in piccole produzioni e commedie di dubbio valore ma di buon successo, per poi diradare le sue apparizioni.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Agostina Belli
Banditi a Milano (1968)  
Il caso "venere privata" (1970)
Giornata Nera per l'Ariete (1971)
Baciamo le mani (1973)  
Revolver (1973)  

Agostina Belli

Barbara Bouchet nel film Milano calibro 9 (Lap-dance)
Barbara Bouchet
Barbara Bouchet pseudonimo di Barbara Gutscher, è un'attrice tedesca naturalizzata italiana, diventata famosa in Italia nel periodo d'oro della commedia erotica all'italiana. Nata il 15 agosto 1943 a Reichenberg (oggi Liberec) nella regione dei Sudeti, allora a maggioranza tedesca, nella Cecoslovacchia occupata dal Terzo Reich, si trasferì negli Stati Uniti fin dalla prima infanzia. Dotata di una bellezza non comune, raggiunse una certa fama come modella comparendo sulle copertine di molte riviste e in diversi programmi della tv commerciale. Nei primi anni settanta tornò in Europa e in Italia divenne una delle attrici più apprezzate della prima generazione della commedia sexy italiana, non trascurando però gli altri "generi" in voga nel momento; dal giallo al poliziottesco. Con il declino del filone cinematografico si è proposta, al pari di Edwige Fenech, come personaggio televisivo colto e raffinato. Grazie alla sua simpatia e al suo spirito ha saputo superare il cliché dei personaggi cinematografici interpretati. Nel 1985 si è dedicata al fitness, lanciando una serie di libri e videocassette di aerobica di notevole successo ed ha aperto una palestra a Roma. Il 12 luglio 2008 ha ricevuto un premio alla carriera nel corso del Gran Galà dello Sport e della Tv-Grand Prix Corallo che si svolge ad Alghero.


FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA  di Barbara Bouchet
Colpo rovente (1970)  
L'uomo dagli occhi di ghiaccio (1970)
Milano calibro 9 (1972)
Un tipo con la faccia strana
ti cerca per ucciderti (1973)
Quelli che contano (1974)
Con la rabbia agli occhi (1976)
Diamanti sporchi di sangue (1978)

 
Delia Boccard
Delia Boccardo
Delia Boccardo nasce a Genova il 29 gennaio 1948. Debutta all'età di 18 anni nello "spaghetti western" (Tre pistole contro Cesare; 1966) Interpreta il suo primo ruolo internazionale ne l'Ineffabile Ispettore Closeau (1968) e continua  ad essere impiegata soprattutto come interprete di personaggi femminili caratterizzati dalla bellezza nell'ambito di film di azione e poliziotteschi come Un detective (1969) con Franco Nero e La polizia incrimina la legge assolve (1973). Recitò in ben 42 film, dalla commedia erotica, al giallo, al poliziottesco. Nel 1980 fu la protagonista dello sceneggiato RAI "L'enigma delle due sorelle", in cui interpretava il personaggio principale, perseguitato dalla voce della sorella, morta in un incidente stradale pochi anni prima. Nel 1982 ha posato nuda per l'edizione italiana di Playboy. Attualmente svolge la sua attività principalmente in produzioni televisive italiane ed è nota per il fatto di aver dato il volto da protagonista a Tilly Nardi, il più longevo personaggio della popolare soap-opera "Incantesimo" (1998-2008).


FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA
 di Delia Boccardo
Un detective (1969)
La polizia incrimina la legge assolve (1973)
Il poliziotto è marcio (1974)

La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975)
 




Eleonora Giorgi
Eleonora Giorgi nasce a Roma il 21 ottobre 1953. Debutta come attrice protagonista nel 1973 in Storia di una monaca di clausura, film del genere erotico-conventuale, diretto da Tonino Cervi, dove si distingue insieme con Catherine Spaak e l'anno successivo ottiene un altro successo di pubblico con il film erotico Appassionata, interpretato in coppia con Ornella Muti. Nello stesso anno posa integralmente nuda per la rivista Playboy. Presta la sua moto al collega Alessandro Momo, che ha un incidente mortale. La sua carriera ha preso una svolta tre anni dopo con le interpretazioni nei film L'Agnese va a morire (1976) di Giuliano Montaldo e Cuore di cane (1976) di Alberto Lattuada. Altro film di impegno da lei interpretato è stato Una spirale di nebbia (1977)  del regista Eriprando Visconti. Nel 1979 sposa Angelo Rizzoli e recita in Un uomo in ginocchio di Damiano Damiani, al fianco di Giuliano Gemma e Michele Placido, film in cui interpreta uno dei pochi ruoli drammatici della sua carriera. Questa infatti, è stata caratterizzata maggiormente dall'interpretazione di film commedia, anche se non sono mancate per lei parti di maggior spessore sotto l'aspetto dell'impegno recitativo come quella del film di Damiani. Spesso sullo schermo ha fatto coppia con interpreti che hanno fatto la fortuna della commedia all'italiana degli anni ottanta,
(Renato Pozzetto, Carlo Verdone, Johnny Dorelli e Adriano Celentano). Fra i numerosi riconoscimenti ricevuti figura il Premio David di Donatello, avuto nel 1982 come migliore attrice per il film Borotalco di Verdone. Nel 1984 chiede la separazione dal marito, travolto dallo scandalo P2 e da poco uscito di carcere. Chiede la metà del patrimonio del marito, valutabile in 400 miliardi di lire. Ottiene 10 miliardi di lire. Nel 2003 ha debuttato nella regia cinematografica con Uomini & donne, amori & bugie,  con protagonista la sua antica "rivale" Ornella Muti, cui segue nel 2009, L'ultima estate, da lei anche prodotto insieme all'ex marito Massimo Ciavarro con cui era stata sposata dopo aver concluso il suo matrimonio con l'editore Rizzoli.
Nel 2008 esordisce come attrice teatrale nella nota commedia Fiore di cactus al fianco di Remo Girone. Debutta come conduttrice radiofonica con Effetto Notte (Rai Radio due) affiancata prima da Riccardo Pandolfi e, da settembre 2010, Lorenzo Scoles. Nel 2011 è tra i partecipanti di Lasciami cantare, il talent show di Rai 1 condotto da Carlo Conti.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Eleonora Giorgi
Liberi armati pericolosi (1976)  
L'ultima volta (1976)
Non sparate sui bambini (1978)
Un uomo in ginocchio (1979)


Ely Galleani

Ely Galleani nasce ad Alassio il 24 aprile 1953, di padre italiano e madre ucraina, bellissima, ha lavorato nel cinema italiano per circa 10 anni sotto il nome di Ely Galleani, Ely de Galleani, Elly De Galeani, Edy Gall o Justin Gall. Esordisce nella pellicola di Duccio Tessari, Quella piccola differenza (1970) con Pino Caruso e diventa un'attrice di secondo piano in pellicole di genere horror o thriller all'italiana. Reciterà successivamente in film più importanti: Il prete sposato (1971), Roma bene (1971), ma soprattutto nel film di Dino Risi: In nome del popolo italiano (1971), con Ugo Tognazzi.
Vari i generi in cui la ritroveremo più tardi: decamerotici, poliziotteschi e western, ma è nelle commedie scollacciate o erotiche che il nome di Ely Galleani diventa più celebre, grazie a Sedicianni (1974), La prova d'amore (1974), La dottoressa sotto il lenzuolo (1976). Allo scadere degli Anni Settanta, si ritira dalle scene diventando l'ombrosa moglie del regista Carlo Vanzina,  dalla quale poi si è separata. Attualmente tiene sul web un blog bellissimo, all'interno del quale racconta la sua
esperienza di vita e professionale ai fans.

Ely Galleani
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Ely Galleani
Senza ragione (1973)
La polizia incrimina la legge assolve (1973)
Mark il poliziotto spara per primo (1975)

Operazione Kappa: sparate a vista (1977)



Erika Blanc 


Erika Blanc, pseudonimo di Enrica Colombatto nasce a Gargnano il 23 luglio. Si trasferisce all'inizio degli anni 60 a Romaper lavorare nel cinema, debutta nel 1965 nel film Agente 077 missione Bloody Mary, diretto da Sergio Grieco, sarà la prima pellicola di una lunga serie di lavori cinematografici, che la porteranno a recitare anche in teatro e per la televisione. Lavorerà principalmente nelle pellicole di serie b del nostro cinema, passando da Umberto Lenzi a Duccio Tessari, da un numero impressionante di pellicole erotiche ai film horror, all'interno dei quali solitamente veste i panni di streghe, indemoniate e via discorrendo.
È nel cast della fiction Carabinieri. Nel 2010 entra a far parte della serie televisiva di RAI UNO, Una musica silenziosa per la regia di Ambrogio Lo Giudice. Nel teatro ha lavorato frequentemente con il suo compagno di vita Alberto Lionello, sino alla morte di questi. Ha una figlia anch'essa attrice: Barbara Blanc, nata dalla sua unione con il regista Bruno Gaburro.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA 
di Erika Blanc 
Gangsters per un massacro (1968)
La mano lunga del padrino (1972)
Tony Arzenta (1973)
L'amico del padrino (1973)
Il giustiziere sfida la polizia (1977)
Femi Benussi
Femi Benussi, nome d'arte di Eufemia Benussi è nata a Rovigno, allora italiana, il 4 marzo 1943.
Di origine istriana, dopo una delusione sentimentale ha lasciato la natìa Rovigno per trasferirsi a Roma. Subito notata per la sua bellezza, è stata scelta nel 1965 dal regista Massimo Pupillo per interpretare Boia scarlatto. Da allora, ha girato quasi ottanta film in circa dieci anni di carriera. Specializzata in B-Muvie, in particolar commedie erotiche e film di genere poliziottesco, ha avuto tuttavia un ruolo importante in Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini. Si è conquistata negli anni il titolo di attrice più spogliata del cinema italiano, perché la naturalezza con la quale si è sempre mostrata nuda e protagonista di audaci scene erotiche (etero ma pure lesbo) non ha avuto uguali in altre sue colleghe. L'ultimo suo film è Il viziaccio - Si accomodi signora... questo letto è mio di Mario Landi (1979); un erotico mai visto e poco distribuito che adesso si ricorda solo perché Femi Benussi, dopo una lunga carriera di starlet bellissima e conturbante, alla ancor giovane età di trentacinque anni abbandona le scene di un cinema italiano di genere ormai in piena agonia.

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Femi Benussi
A suon di lupara (1968)
La mala ordina (1972)
Rivelazioni di un maniaco sessuale
al capo della Squadra Mobile (1972)
La ragazza di via Condotti (1973)
A pugni nudi (1974)  
Il giustiziere sfida la città (1975)
Mala, amore e morte (1977)



 Florinda Bolkan 
Florinda Bolkan
Florinda Bolkan, nome d'arte di Florinda Soares Bulcão nasce a Uruburetama (Brasile) il 15 febbraio 1941. Figlia di un deputato e nipote di un religioso, ha cominciato a lavorare come hostess nella compagnia aerea brasiliana Varig, imparando a parlare in italiano, inglese e francese. In uno dei suoi numerosi spostamenti per lavoro, nel 1968 viene notata dalla contessa e produttrice cinematografica Marina Cicogna, che la introduce nel mondo del jet-set portandola con sé in vacanza a Ischia. Luchino Visconti, cugino della contessa e anch'egli a Ischia in villeggiatura, le improvvisa un provino e decide di farle recitare una piccola parte nel suo film allora in lavorazione: La caduta degli dei. Dopo il film di Visconti le vengono offerti ruoli importanti, prima come co-protagonista del film francese Il ladro di crimini di Nadine Trintignant accanto a Jean Louis Trintignant, poi come protagonista femminile in Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, tratto dal suo omonimo lavoro teatrale che le vale il primo premio (Targa d'oro) David di Donatello 1969, i suoi partner sono Trintignant, Tony Musante e Annie Girardot e ancora come protagonista in Un detective (1969) di Romolo Guerrieri accanto a Franco Nero e Delia Boccardo. Il fascino sensuale e un po' misterioso della giovane brasiliana, acuito dal suo orientamento sessuale, le apre una fortunata carriera in Italia, paese nel quale l'attrice si stabilisce, facendosi notare in una serie di pellicole (quasi tutte prodotte dalla Cicogna, divenuta nel frattempo sua compagna di vita) in cui interpreta ruoli di primissimo piano. Fra questi si ricordano il ruolo di Augusta Terzi, amante perversa del poliziotto psicopatico e represso Gian Maria Volontè in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) di Elio Petri, quello di Flavia nell'omonimo thriller religioso di Gianfranco Mingozzi (Flavia, la monaca mussulmana del 1975),  quello della "Maciara" in Non si sevizia un paperino (1972) e della bissessuale Carol Hammond in Una lucertola con la pelle di donna (1971), entrambi di Lucio Fulci. Ottiene nel 1971 il secondo David di Donatello come migliore attrice protagonista per il film Anonimo Veneziano di Enrico Maria Salerno dove interpreta la moglie moglie del musicista Tony Musante, una delle sue interpretazioni più note.
Con Cari genitori del 1972, sempre con la regia di Enrico Maria Salerno, nel ruolo una madre che cerca inutilmente di riconquistare la figlia sparita all'estero, vince il suo terzo David di Donatello, come migliore attrice protagonista.  Nel 1975 ottiene sempre come miglior attrice protagonista il premio Los Angeles Film Critics Associaton Awards per la sua recitazione nel film del 1973: Una breve vacanza di Vittorio De Sica. In circa quarant'anni di carriera Florinda Bolkan ha interpretato più di quaranta lavori; negli anni ’80 partecipa con successo alla serie televisiva La Piovra e ritorna al cinema solo sporadicamente.


Florinda Bolkan


FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA 
di Florinda Bolkan
Gli intoccabili (1969)
Un detective (1969)
Indagine su un cittadino
al di sopra di ogni sospetto (1970)
E venne il giorno dei limoni neri (1970)
Un uomo da rispettare (1973)
La settima donna (1978)





Françoise Fabian
Françoise Fabian
Françoise Fabian, nata Michèle Cortes de Leone y Fabianera in Algeri il 10 maggio 1933 è un'attrice teatrale e cinematografica francese. Negli anni cinquanta si trasferì a Parigi per frequentare l'Accademia di arte drammatica della capitale francese, dove conobbe Jean Paul Belmondo e Jean Pierre Marielle. Il debutto su un palcoscenico teatrale risale al 1954 con la rappresentazione Le Pirate di Jean Meyer. Nel 1956 affrontò la sua prima prova cinematografica in Mademoiselle Pigalle diretta da Michel Boisrond. Nel 1957 sposò il regista Jacques Becke, deceduto nel 1960, quindi nel 1963 si unì in matrimonio all'attore Marcel Bozzuffi (attore che ebbe un certo successo anche nel polizziottesco italiano)  col quale è rimasta legata fino alla scomparsa dello stesso avvenuta nel 1988. Complessivamente sono 33 i film interpretati; belli ed apprezzati da pubblico e critica i 4 film poliziotteschi da lei interpretati.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA 
di Françoise Fabian
Torino nera (1972)
Così bello, così corrotto, così conteso (1973)
Perchè si uccide un magistrato (1974)
Un uomo una città (1974)
Janet Agren 
Janet Agren
Janet Agren nasce il 6 aprile del 1949 (alcune fonti riportano 1951) a Lund, in Svezia. Una bionda svedese che fa subito sognare gli italiani al tempo in cui qui da noi si fantasticava sulla Svezia come il paese dei facili amori e della liberazione sessuale. Janet Agren grazie a un fisico da modella conquista il titolo di Miss Svezia, lavora come fotomodella e a fine anni Sessanta comincia a lavorare nel cinema italiano. La bionda svedese è alta un metro e settantaquattro, mette in mostra gambe lunghe e perfette, occhi verdi e sguardo sensuale, per lei la strada del cinema è subito in discesa. Viene soprannominata la Anita Ekberg degli anni Settanta, per la identica patria di origine, ma in realtà lei così delicata e minuta aveva poco in comune con la giunonica attrice. I suoi primi film sono piccole parti in pellicole come Colpo di stato di Luciano Salce (1968), Donne, botte e bersaglieri di Ruggero Deodato (1968) e I due crociati di Giuseppe Orlandini (1968) con la coppia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Nel 1969 interpreta la commedia Il giovane normale di Dino Risi, ispirata al romanzo di Umberto Simonetta. Negli anni Settanta Janet Agren fa di tutto. La ricordiamo nel western comico La vita a volte è molto dura, vero Provvidenza? di Giulio Petroni (1972) accanto a Tomas Milian, ma anche nel giallo erotico L'assassino ha riservato nove poltrone di Giuseppe Bennati (1974). La incontriamo nella commedia erotica a sfondo satirico L'erotomane di Marco Vicario (1974), in un erotico sui generis come Il saprofita di Sergio Nasca (1974), che si ricorda soprattutto per la sua equivoca presenza di donna che contende a Valeria Moriconi le attenzioni di un giovane prete. Negli anni Settanta e Ottanta la carriera di Janet Agren procede toccando tutti i generi popolari del cinema italiano, privilegiando soprattutto la commedia e il comico - erotico molto soft. Janet Agren la ricordiamo tutti anche come icona del cinema horror italiano ed è indimenticabile la visione della bella svedese abbigliata solo di una leggera tinta color oro, nel cannibal-movie Mangiati vivi! di Umberto Lenzi (1980). L'ultima parte della carriera di Janet coincide con una serie di apparizioni nei residui filoni del moribondo cinema di genere tricolore, ridotto a confezionare prodotti derivati dai grandi successi americani e destinati a mercati esteri poco esigenti. 53 i film interpretati, tra questi La più bella serata della mia vita di Ettore Scola (1972) con Alberto Sordi.

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA
di Janet Agren
La polizia interviene: ordine di uccidere! (1975)
Indagine su un delitto perfetto (1978)
Il commissario di ferro (1978)
Il commissario Verrazzano (1978)
A chi tocca tocca... ! (1978)
 

Jenny Tamburi
Jenny Tamburi
Jenny Tamburi, nome d'arte di Luciana della Robbia, nasce a Roma il 27 novembre 1952. Avvenente ed esuberante attrice cinematografica, teatrale e televisiva italiana, nonché showgirl, conduttrice e press-agent del piccolo schermo ha sempre colpito gli altri per la sua bellezza semplice e naturale, nonché per la sua recitazione spontanea e priva di artificiosità, grazie alla quale è riuscita a scavarsi un posto nei ricordi di tutti gli italiani. Esordì nel mondo dello spettacolo a soli 17 anni ma la sua carriera è dapprima sotto il suo vero nome, Luciana della Robbia, solo successivamente adotterà quello di Jenny Tamburi, con il quale diventerà nota al grande pubblico; maliziosa, affascinante, immorale e ribelle: è così che Jenny penetra nell'immaginario collettivo. Interpreterà 27 film lavorando con attori del calibro di Philippe Leroy, Massimo Serato, Mario Carotenuto, Gastone Moschin, Ornella Muti, Monica Vitti, Adriana Asti, Amedeo Nazzari, Jack Palance, Massimo Girotti e tanti tanti altri. Negli occhi e nella memoria di chi ama il cinema di genere italiano degli anni settanta, Jenny Tamburi resta. È vero, non sarà Giovanna Ralli, né Monica Vitti, ma rimane, sempre e comunque, la fantastica Jenny Tamburi.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Jenny Tamburi
Morte sospetta di una minorenne (1975)
Dove volano i corvi d'argento (1977)
Sangue di sbirro (1977)


Laura Belli
Laura Belli nasce a Napoli l'11 Novembre 1947. Completati gli studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e l'Accademia d’arte drammatica, esordisce al cinema nel 1969 in un film erotico del filone storico-conventuale: La Monaca di Monza: una storia lombarda di Eriprando Visconti.
La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete ma in seguito, il cinema la chiamerà ad interpretare soprattutto ruoli drammatici, spesso in film polizieschi;  tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Milano odia: la polizia non può sparare (1974) di Umberto Lenzi dove ha interpretato la parte di Marilù Porrino e nel film che è l'indiscusso capostipite del genere polizziottesco, La polizia ringrazia (1972) di Steno con Enrico Maria Salerno e Mariangela Melato. Ma la popolarità le arriva dalla televisione, dove negli anni settanta, dopo aver esordito quale conduttrice della rubrica Prossimamente, prende parte ad alcuni sceneggiati di grande successo. Dalla relazione con il presentatore Claudio Lippi  nasce, nel 1975, una figlia, Lenni. Nella seconda metà degli anni 70 Laura Belli ridurrà drasticamente la sua presenza sul piccolo e grande schermo. Il suo ultimo film come attrice  Da Corleone a Brooklyn risale al 1979. Vent'anni più tardi, tuttavia, esordisce come regista cinematografica in una pellicola intitolata Film. Malgrado il cast, che include attrici come Laura Morante e Maddalena Crippa, Film viene mal distribuito e non ha successo e della Belli si perdono definitivamente le tracce.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Laura Belli
La polizia ringrazia (1972)
La polizia sta a guardare (1973)
Milano odia: la polizia non può sparare (1974)

L'uomo di Corleone (1977)
Hanno ucciso un altro bandito (1977)
Porci con la P38 (1978)
Da Corleone a Brooklyn (1979)
 

Lia Tanzi
Lia Tanzi
Lia Tanzi nasce  da genitori italiani a Buenos Aires, Argentina,  il 3 novembre 1948; torna giovane nel paese di origine della famiglia. Da sempre appassionata di recitazione, ha lavorato nel mondo del cinema dalla prima metà degli anni settanta, ma ha conosciuto la popolarità con il film Mia moglie è una strega (1980), un film di Pippolo (Giuseppe Moccia) e Franco Castellano interpretato con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi. Ha poi recitato in altri film per il grande e per il piccolo schermo. Nella sua carriera è stata diretta da registi famosi quali Dino Risi, Franco Castellano, Steno, Carlo Vanzina e Giorgio Capitani, È moglie dell'attore Giuseppe Pampieri.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA
di Lia Tanzi   
Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973)
Fatevi vivi la polizia non interverrà (1974)
Morte sospetta di una minorenne (1975)
Speed cross (1980)

Lilli Carati
 
Lilli Carati, nome d'arte di Ileana Caravati nasce a Varese il 23 settembre 1956. Nata in una famiglia di commercianti, iniziò la sua carriera nel mondo della moda, frequentando una scuola di indossatrici: la sua bellezza la fece arrivare finalista al concorso di Miss italia 1974  dove arrivò al secondo posto con il titolo di Miss Eleganza e la sua bellezza non passò inosservata. La Carati venne infatti scritturata da Franco Cristaldi, che sedeva in veste di giurato. Partecipò quindi a varie pellicole comico-erotiche  di un certo successo, e interpretò anche, a differenza di altre colleghe di quegli anni, ruoli in altri generi cinematografici, spaziando dal comico al drammatico, dal poliziottesco alla commedia e all'erotico.  La sua migliore interpretazione è probabilmente in Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile al fianco di Enrico Maria Salerno e Renzo Montagnani. Il film ebbe un discreto successo presso il pubblico, pur non convincendo la critica che, in alcuni casi, stroncò la regia e sceneggiatura, oltre a definire la prova interpretativa della Carati con un lapidario «Difficile "non recitare" così male». Verso la metà degli anni ottanta, uscita da un drammatico incidente d'auto verificatosi ad Arona nel luglio 1981 (che le procurò fratture alla rotula e a una spalla) e dopo una inattività durata tre anni, fa un'apparizione nella commedia Magic Moments.
Successivamente interpreta quattro film erotici di Joe D'Amato, tra i quali Voglia di guardare (sul cui set nacque un'amicizia con la collega jenny Tamburi). Era previsto anche un quinto film erotico (sempre diretto da Joe D'Amato), ma il regista decise all'ultimo momento di affidare il ruolo di Lilli Carati ad Eva Grimaldi. Dopo un film soft-core, Lilli Carati's dream, passò all'hard vero e proprio interpretando in tutto cinque film. Lilli Carati ebbe una relazione con il regista Pasquale Festa Campanile tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta. Nonostante le sue scelte l'avessero emarginata dal mondo patinato della televisione, i tanti servizi fotografici su testate come Playmen e
Blitz ne mantennero alta la popolarità. Tuttavia la droga provocò un precoce declino artistico e fisico, al tal punto da procurarle noie giudiziarie e da allora non si ebbero più notizie di lei.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Lilli Carati 
Squadra antifurto (1976)
L'avvocato della mala (1977)
Poliziotto sprint (1977)
Buitres sobre la ciudad (1980)
   

Luciana Paluzzi
Luciana Paluzzi nasce a Roma il 10 giugno 1937; figlia di un ufficiale dell'Esercito Italiano, Luciana inizia molto presto la carriera di attrice. Nel 1953, a soli sedici anni, ha un piccolissimo ruolo in Sua Altezza ha detto no! con Ugo Tognazzi. Nel 1959 lavora con Marcello Mastroianni e Vittorio de Sica ne Il nemico di mia moglie. L'inizio scoppiettante di carriera la relega spesso in film importanti ma con ruoli secondari. Dal 1960 al 1962 è sposata con l'attore Brett Halsey, da cui ha un figlio. Nel 1963 partecipa allo sceneggiato Delitto e castigo.
Nel 1965 è chiamata dalla produzione dei film su 007 per un provino per il ruolo di Domino in Thunderball: Operazione tuono, il ruolo è dato all'ex Miss Francia Claudine Auger,  ma è comunque nel cast del film con il ruolo di Bond girl cattiva. Come già avvenuto per la collega italiana Daniela Bianchi, il ruolo di Bond girl è l'inizio di una serie di partecipazioni a film di spionaggio, alcuni dei quali di scarsa qualità. La sua carriera prosegue senza grossi successi fino agli anni Settanta, quando si ritira dalle scene e si dedica alla famiglia (con il nuovo marito Michael Solomon nella sua casa di Bel Air, a Los Angeles. Recita comunque in ben 51 film di ogni genere, compresi l'ottimo La mala ordina del 1972 e La polizia sta a guardare del 1973.

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA
di Luciana Paluzzi
La mala ordina (1972)
Estratto dagli archivi segreti 
della polizia di una capitale europea (1972)
La polizia sta a guardare (1973)
A tutte le auto della polizia (1975)
L'uomo della strada fa giustizia (1975)
Gli amici di Nick Hezard (1976)
Il commissario Verrazzano (1978)

Margaret Lee

Margaret Lee, nome d'arte Margaret Gwendolyn Box è un'attrice britannica nata a Wolverhampton il 4 agosto 1943, molto attiva nel cinema italiano prevalentemente negli anni sessanta e settanta: 60 i film nei quali ha recitato, (comici, storici e di avventura, apparendo in b-movie e pellicole di genere trash, western e poliziotteschi ma anche in sofisticate commedie all'italiana).
Trasferitasi ancora in giovane età in Italia, ha studiato alla scuola teatrale Conti. Il parlare in maniera fluente tanto l'inglese quanto l'italiano, le ha consentito di doppiare sé stessa in alcuni dei film da lei interpretati. Molto avvenente, è apparsa negli anni sessanta alla televisione italiana come come show girl nel varietà Johnny sera (1966), al fianco di Johnny Dorelli, prendendo poi parte al Galà per Johnny Dorelli (1968) e, succesivamente al varietà La domenica è un'altra cosa (1969-1970).
Ha recitato al fianco di noti attori (si ricordano in particolare le sue interpretazioni al fianco del duo Franco e Ciccio) e sotto la direzione di diversi autori quali Lizzani, Steno, Franco Monicelli, Lina Wertmuller e Chabrol. Il suo anno di maggiore attività è stato il 1965 con una decina di pellicole interpretate. Ha recitato anche completamente nuda nel film The Rogue del 1971 ("Donne sopra femmine sotto" nella versione italiana). Margaret Lee è madre di Damian Anderson e di Roberto Malerba (nato dal suo matrimonio con il coreografo Gino Malerba) entrambi impegnati come produttori in campo cinematografico. 

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA
di Margaret Lee
I bastardi (1968)
Banditi a Milano (1968)
La vera storia di Frank Mannata (1970)
Gli assassini sono nostri ospiti (1974)


 



Mariangela Melato: una"grande" del cinema italiano
Mariangela Melato
Mariangela Melato nasce a Milano il 19 settembre 1943, da giovanissima studia pittura all'Accademia di Brera, disegna manifesti e lavora come vetrinista alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani. Non ancora ventenne entra a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli con il quale esordisce in Binario cieco di Terron, rappresentato al Teatro Stabile di Bolzano. In seguito matura la sua formazione artistica sotto la guida di registi come Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi. Debutta nel cinema con un film di Pupi Avati (destinato a rimanere praticamente sconosciuto), Thomas (Gli indemoniati) del 1969 e dopo essere stata salvata dal veleno di una vipera da Nino Manfredi (Per grazia ricevuta, 1971), ottiene un grande successo con la sua interpretazione di Fiore, l'amante milanese di Giancarlo Giannini, fedigrafo in Mimi metallurgico ferito nell'onore di Lina Wertmuller, (1972). Agli inizi della sua carriera cinematografica, Mariangela Melato sfoggio un look tutto nero ed aggressivo per impedire a Maria Grazia Buccella di usurparle il trono di prima soubrette d'avanspettacolo nel film di Luciano Salce Basta guardarla (1971). Una commedia divertente dove gia dimostrava le sue doti di attrice brillante, che avrebbe in seguito usato per tartassare, tutta bionda e un po' meno aggressiva, Giancarlo Giannini in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto sempre di Lina Wertmuller, (1974). Ma prima di quel film si era gia imposta a teatro nel ruolo di Olimpia nell'Orlando furioso, diretto da Luca Ronconi. Contemporaneamente dimostra di saper affrontare (anche sul grande schermo) ruoli drammatici, come quelli che interpreta accanto a Gian Maria Volonte in La classe operaia va in paradiso (1971) e Todo modo (1976), entrambi di Elio Petri, o quello di Mara in Caro Michele (Mario Monicelli, 1976). Attrice versatile dagli infiniti talenti, e anche un'eccellente ballerina, cosi come dimostra sul palcoscenico del Sistina interpretando Belcore di Alleluja, brava gente. Oppure, al cinema, in Aiutami a sognare (Pupi Avati, 1981) o in Domani si balla (Maurizio Nichetti, 1982).
Nel corso della sua carriera riceve molti riconoscimenti sia in veste di interprete teatrale che cinematografica. Se sul palcoscenico recita un 'indimenticabile Orestea di Eschilo diretta da Ronconi, sul grande schermo si ritrova con Ugo Tognazzi tra i fasti della Belle epoque, Il Petomane di Pasquale Festa Campanile, (1983) e poi viene trasportata tra le anime burlone di un cimitero in Mortacci, di Sergio Citti, del 1989.
Negli anni '90 si dedica soprattutto al teatro ma non rinuncia a comparire nell' affollato cast di I panni sporchi (Mario Monicelli, 1999). Molto attiva anche sul piccolo schermo, dopo il successo dei primi due episodi del film televisivo Una vita in gioco, rispettivamente diretti da Franco Giraldi (1991) e Giuseppe Bertolucci (1992), compare in Due volte vent'anni (Livia Giampalmo,1993), tratto dall'omonimo romanzo di Lidia Ravera. Uguale successo riscuote con il serial (Andrea e Antonio Frazzi, 1997), mentre al cinema torna a varcare l'aula di un tribunale per interpretare la sorella di Enzo Tortora in Un uomo per bene (Maurizio Zaccaro, 1999).

 David di Donatello  

1972: David speciale  

1975: migliore attrice protagonistaLa poliziotta 

1977: migliore attrice protagonista - Caro Michele 

1978: migliore attrice protagonista - Il gatto 

1981: migliore attrice protagonista - Aiutami a sognare 

1984: Targa speciale 

1986: Medaglia d'oro del Comune di Roma 

2000: Targa d'oro

Nastri d'argento  

1972: migliore attrice protagonista - La classe operaia va in paradiso  

1973: migliore attrice protagonista  - Mimì metallurgico ferito nell'onore  

1977: migliore attrice protagonista - Caro Michele  

1979: migliore attrice protagonista - Dimenticare Venezia  

1981: migliore attrice protagonista - Aiutami a sognare

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Mariangela Melato
La violenza: quinto potere (1971)
La polizia ringrazia (1972)
Ultimatum alla polizia (1974)
La poliziotta (1974)

Maria Rosaria Omaggio

Maria Rosaria Omaggio nasce a Roma l'11 gennaio 1953; Divenne popolare grazie alla sua partecipazione a Canzonissima del 1973-74, condotta da Pippo Baudo. Per il suo impegno nel sociale è Goodwill Ambassador UNICEF. Nel 1976 debutta al cinema con Roma a mano armata di Steno con Maurizio Merli e Squadra antiscippo, al fianco di Tomas Milliam. Ha lavorato in televisione ed in teatro ottenendo diversi premi e riconoscimenti. tra i quali tre Maschere d'argento ed una targa Gromo alle Grolle. Come autrice ha collaborato con numerose riviste e ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Mediterranee Viaggio nell'incredibile (Premio Fregene), L'energia trasparente - curarsi con cristalli, pietre preziose e metalli, tradotto in sei lingue. Ha scritto per i tipi della Corbaccio-Longanesi: C’era una volta, c’è sempre e ci sarà ancora (Premio Chiantino 1998) e per la Baldini & Castoldi Dalai editori Il linguaggio dei Gioielli-Il significato nascosto e ritrovato dell'eterna arte dell'ornamento dalla A alla Z.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Maria Rosaria Omaggio
Roma a mano armata (1976)
Squadra antiscippo (1976)
La malavita attacca... la polizia risponde (1977)



Marisa Mell
Nata a Graz in Austria il 24 febbraio del 1939, Marlies Theres Moitzi, in arte Marisa Mell, ha interpretato oltre 60 film, dall’esordio avvenuto nel 1954 fino all’ultimo lavoro, Amo Vienna, del 1991. Una carriera segnata da molte pellicole di genere, che spaziano dal thriller alla commedia, fino all’erotico, che fu l’ultima spiaggia dell’attrice, coinvolta in storie di droga e ridotta alla disperazione dalla mancanza di denaro. Conscia dei propri mezzi, e sopratutto fiera della sua straordinaria bellezza, Marisa Mell non accettò compromessi, salvo poi lanciarsi spericolatamente in una carriera fatta di film di buon livello, ma anche infarcita di pellicole mediocri. In mezzo una vita costellata da episodi dubbi, giocata sul filo dell’eccesso, fino al rapido declino che la costrinse ad accettare umilianti partecipazioni a servizi fotografici a luci rosse, dove prestava soltanto il suo bellissimo corpo, senza esserne parte attiva. Sicuramente gli anni più appaganti e artisticamente rilevanti sono quelli che vanno dal 1967 al 1977, segnati da partecipazioni a film di ottima fattura. Il primo di questi è sicuramente il film di Mario Bava: Diabolik, girato nel 1968 nel quale è la bellssima compagna del criminale creato dalle sorelle Giussani. Lei è una Eva Kant credibile; bellissima e altera, con quel suo corpo appena nascosto per sfuggire alle dure maglie della censura. Un ruolo che le permette un’affermazione personale clamorosa; il film diventa rapidamente un cult, e le procura subito altri contratti. Negli anni successivi si specializza in thriller, quasi che il suo volto, reso volutamente ambiguo, da vera dark queen, sia l’ideale per rendere al meglio le anime quasi perverse dei personaggi che interpreta. Nascono così i personaggi di Carla, in Diabolicamente sole con il delitto, il doppio ruolo di Anna e Maria in Sette orchidee macchiate di rosso, di Laura in Doppia coppia con Regina. E’ in questo momento che la carriera della Mell diventa difficilmente inquadrabile: a parte Milano rovente, di Lenzi, nel quale è Jasmine, i film successivi mostrano la tendenza, da parte di registi e produttori, a sottovalutare le sue capacità interpretative a tutto vantaggio della sua innegabile carica erotica. Così gira film dai titoli inequivocabili, come La moglie giovane, dignitosa produzione americana, Amori letti e tradimenti di Alfonso Brescia,Perversione,Taxi love servizio per signora. Il genere è sempre lo stesso, pellicole pericolosamente ammiccanti all’erotismo, come confermato dalla mega commedia Casanova e C, in cui è al massimo della bellezza, lavora con un cast di prim’ordine, ma alla fine si tova prigioniera del clichè che le hanno costruto, quello della bellissima da mostrare nuda. Marisa Mell apparirà ,dopo la seconda metà degli anni settanta, su riviste di un certo livello, come Playboy, in nudi quantomeno artistici, per poi passare a veri servizi hard, in cui si limita a comparire in parti non attive, come in quelli proposti dal mensile Le ore, in cui il triste declino dell’artista si accompagna al rammarico per il talento sprecato. Come nel caso di altre attrici dalle indubbie doti interpretative, come Lilli Carati, ad esempio, la Mell ha dovuto fare i conti con la bestia peggiore in cui poteva incappare un’attore in quegli anni vissuti a tutta velocità: la dipendenza da droghe. E anche Marisa Mell non sfuggì alla dura legge che vuole associare il declino di attore a quello umano, proprio in virtù dell’assunzione di sostanze stupefacenti. Parlando di Marisa Mell, una delle star cinematografiche più amate e rimpiante nel campo delle pellicole di genere del periodo che va da metà anni sessanta a metà anni ottanta, non si può non notare la mano preponderante del destino, che l’ha messa di fronte a dure prove prima di portarla alla morte a soli 53 anni, il 16 maggio del 1992, per le conseguenze di un devastante cancro alla gola.

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Marisa Mell
Stuntman (1968)
Milano rovente (1973)
L'ultima volta (1976)
La belva col mitra (1977)

Martine Brochard 

Martine Brochard, nata a Parigi nel 1946 è un'attrice, cantante e scrittrice francese, maggiormente attiva in Italia. In Francia studia danza classica, jazz, recitazione ed inizia a lavorare giovanissima alla televisione, in teatro e al cinema col film Baci rubati del 1965, diretto da Francois Truffaut
Dopo alcune brevi apparizioni nel cinema francese, si trasferisce in Italia nel 1970, attirata dalla fiorente industria cinematografica nostrana, per diventare interprete di molte pellicole del decennio, tra cui le più famose: Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) di Sergio Martino  e La governante (1974), tratto dalla pièce di Vitalino Brancati e diretto da Giovanni Grimaldi, con cui vince la Maschera d'Argento. Interpreta film dei generi più diversi, preferendo comunque sempre ruoli da donna sensuale e provocante; dai tardi anni Settanta appare anche in film TV e sceneggiatied è anche ballerina in un'edizione del Bagaglino. Si afferma anche a teatro e scoperta la propria vena di narratrice di favole, pubblica due raccolte: La gallina blu e altri racconti, nel 1995 e Zaffiretto il vampiretto e altri racconti nel 1999. Nel 2006 le è mancato il marito, Franco Molè a causa di un male incurabile; attualmente vive in un ex convento nel centro di Morlupo in provincia di Roma.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Martine Brochard
Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973)
No, il caso è felicemente risolto (1973)
Fango bollente (1975)
 

Ornella Muti: uno dei nomi più conosciuti all’estero
Ornella Muti
Ornella Muti, nome d'arte di Francesca Romana Rivelli,  nasce a Roma il 9 marzo 1955. Ha una sorella maggiore, Claudia Rivelli, che per diverse stagioni negli anni settanta  ha interpretato fotoromanzi e anche Ornella è stata interprete di tale genere. Il suo esordio nel cinema è avvenuto quando aveva 14 anni, nel 1969: fu scelta da Damiano Damiani come protagonista del suo film La moglie più bella, storia (vera) di una ragazza che si ribella agli antichi costumi siciliani. Damiani per farla esordire le impose un nome d'arte con reminiscenze dannunziane (Elena Muti era la protagonista de Il piacere) anche perché già esisteva un'attrice con quel cognome (Luisa Rivelli). La Muti iniziò subito a recitare in numerosi film sia in Italia sia all'estero (o meglio, in Spagna,) L'incontro professionalmente più importante avvenne nel 1974,  anno in cui girò Romanzo popolare di Mario Monicelli, con Ugo Tognazzi nei panni dell'operaio milanese Basletti, e lei in quella della bella e giovane Vincenzina (durante le riprese del film, che ebbe un notevole successo, era incinta); questo film le diede la dovuta notorietà. In soli quattro anni girò una decina di film, che svariavano dal thriller giallo, come Un posto ideale per uccidere di Umberto Lenzi (nel cast c’era la bravissima Irene Papas) al drammatico Il sole nella pelle, dove ritrova quello che sarà poi suo marito, l’attore Alessio Orano, film diretto da Giorgio Stegani, fino a Fiorina la vacca, un decamerotico tra i più allegri e scanzonati, arricchito da un notevole cast assemblato dal regista Vittorio De Sisti, comprendente le belle Janet Agren e Eva Aulin oltre al simpaticissimo Renzo Montagnani. Nel 1978, alla vigilia ormai della terribile crisi che il cinema sta per appressarsi a vivere, Ornella Muti è una delle pochissime attrici ad avere visibilità anche internazionale; merito del talento, certo, ma anche di una sagace scelta dei copioni e sopratutto della estrema poliedricità della stessa attrice.
Basti pensare ai tre film successivi girati dalla Muti; La stanza del vescovo, di Dino Risi, nel quale è la protagonista assoluta accanto a Ugo Tognazzi, è un dramma, mentre I nuovi mostri, di Monicelli, è una commedia satirica, anche se non perfettamente riuscita. Infine Giallo napoletano di Sergio Corbucci è un inusuale thriller/comico, nel quale l’attrice gareggia in bravura con Marcello Mastroianni. Il 1980 segna il suo passaggio ad un cinema anche più frivolo; le produzioni importanti ormai diminuiscono a vista d’occhio, il cinema ha perso l’orientamento preciso del decennio precedente e un’ondata di film erotico/porno, a braccetto con le nuove, sguaiate commedie all’italiana nata sulle ceneri della gloriosa commedia all’italiana decapitano quasi totalmente l’universo femminile che aveva popolato le produzioni precedenti. La Muti vola in America, per il mediocre e pretenzioso Flash Gordon, megaproduzione diretta da  Mike Hodges con un cast stellare che include Max Von Sidow, Timothy Dalton e la nostra Mariangela Melato. Fu anche protagonista del thrillert Love and Money  (Per amore e per denaro) di James Tobak. Tornata in Italia girò altri film: Il bisbetico domato e Innamorato Pazzo di Castellano e Pipolo, entrambi con Adriano Celentano e Nessuno è perfetto e Un povero ricco di Pasquale Festa Campanile - entrambi con Renato Pozzetto. La carriera della Muti non ha mai avuto in pratica momenti di stasi; oltre cento film e sceneggiati interpretati stanno a testimoniare un successo che la vede protagonista da ormai 40 anni; quarant’anni in cui la giovanissima e acerba Francesca Rivelli si è trasformata nella matura e affascinante Ornella Muti. Uno dei nomi più conosciuti all’estero, erede di quella tradizione che ha esportato, prima di lei, i grandi nomi di Silvana Mangano, Anna Magnani, Sophia Loren, solo per citare le più famose.
Ornella Muti ha vinto tre volte il Nastro d'argento come migliore attrice protagonista: nel 1984 con Il futuro è donna (girato mentre era incinta), nel 1987 con Io e mia sorella di Carlo Verdone e nel 1988 con Codice privato, nel ruolo che fu di Anna Magnani nel secondo episodio del film Amore di Roberto Rossellini. È stata sposata due volte: con Alessio Orano (1975-1981) e con Federico Fachinetti (1988-1996). Dopo essersi separata da Fachinetti, nel 1998 ha cominciato una relazione con il medico Stefano Piccolo, al quale è stata legata fino a metà 2008, quando ha cominciato una nuova storia, con l'imprenditore Fabrice Kerhervè, suo attuale compagno. Ha avuto 3 figli, è nonna  ma alterna il suo lavoro cinematografico a quello televisivo, come del resto ha sempre fatto. 

FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Ornella Muti
La moglie più bella (1970)
Un posto ideale per uccidere (1971)
L'altra faccia del padrino (1973)
Tutti figli di mammasantissima (1973)

Pamela Villoresi
Maria Pamela Villoresi, meglio nota come Pamela Villoresi nasce a Prato il 1° gennaio 1957. Comincia a studiare ragioneria ma parallelamente segue anche i corsi di recitazione al Teatro Metastasio di Prato. La sua carriera artistica inizia nel 1970, all'età di tredici anni. Viene poi chiamata da Giorgio Strehler che la ingaggia pe Il campiello di Goldoni al Piccolo Teatro di Milano. Da quel momento inizia una affermata carriera come attrice strehleriana, mentre si produce anche nel cinema ottenendo buoni successi: nel 1977 viene infatti premiata al Festival di Saint Vincent, come miglior attrice esordiente per il film Il gabbiano di Marco Bellocchio. Ha interpretato 40 film; attualmente vive e lavora a Roma.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Pamela Villoresi
Sahara cross (1977)
Il giocattolo (1979)
Bersaglio altezza uomo (1979)

Senta Berger

Senta Berger nasce a Vienna il 13 maggio 1941, in una famiglia non abbiente, è figlia di un musicista. La sua prima apparizione su un palcoscenico avvenne all'età di quattro anni quando il padre la accompagnò in un numero musicale al pianoforte. Un anno dopo iniziò a prendere lezioni di danza, attività che tuttavia non riuscì a completare. Passata alla recitazione, studiò a Vienna alla scuola di Max Reinhardt. L'aver accettato, senza consenso, nel 1957,  un piccolo ruolo in un film le costò il proseguimento degli studi. L'anno successivo, entrò a far parte come attrice giovane della compagnia del Josefstadt Theatre di Vienna ma il suo interesse principale rimase sempre quello di recitare per il cinema. Attrice molto versatile, ha praticamente recitato in film di ogni genere - in totale 66 film, dall'esotico al western, alla commedia, alla spy story e al poliziottesco, lavorando in molte pellicole italiane. Sposata con Michael Verhoeven, figlio del regista tedesco Paul Verhoeven (da non confondersi con l'omonimo regista olandese), è anche produttrice cinematografica e dal febbraio presidente della German Film Academy, l'istituzione tedesca attiva per il lancio delle nuove promesse del cinema europeo.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Senta Berger
Da parte degli amici firmato mafia! (1971)
Bisturi la mafia bianca (1973) 
L'uomo senza memoria (1974)
Speed driver (1980)

Silvia Dionisio


Silvia Dionisio ha abbandonato il mondo del cinema dopo una lunga carriera durata oltre un decennio e con una cinquantina di pellicole alle spalle. Nata a Roma il 28 settembre del 1951, può essere considerata una di quelle attrici a metà strada tra le stelle del grande schermo e le invisibili 'stelline' che hanno popolato il nostro cinema. Le sue grandi occasioni le ha avute lavorando con registi del calibro di Monicelli e Sordi, ma tutto si è dissolto come neve al sole e quel famoso salto di qualità, quella consacrazione finale tanto agognata, non è mai arrivata. Debuttò nel cinema a soli 14 anni nel film Darling. La sua carriera continuò con parti in film musicali a basso costo, con cantanti come Mario Tessuto, Little Tony e Mal. Sul set di uno di questi film conobbe il regista Ruggero Deodato, che divenne suo marito il 5 dicembre 1971, I due divorziano nel 1979,  ma da questa unione nacque un figlio, Saverio Deodato Dionisio, che diventerà pure lui attore. Tra la metà degli anni settanta e il biennio '80-'81 la Dionisio è presente in numerose pellicole da commedie di buona fatturaad alcuni polizieschi tra i quali Uomini si nasce poliziotti si muore (del marito Deodato) fino al thriller erotico La ragazza del vagone letto. Dopo pochi altri film, nel 1984, si ritirò definitivamente a vita privata.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Silvia Dionisio
Il commissario Pepe (1969)
Sgarro alla camorra (1973)
Milano violenta (1976)
Uomini si nasce poliziotti si muore (1976)
Poliziotti violenti (1976)
Paura in città (1976)

Sonia Viviani

Sonia Viviani è un'affascinante starlet che rappresenta bene il cinema di genere degli anni Settanta che ha frequentato spaziando tra i generi più vari. Nella sua carriera non mancano pellicole di puro cinema erotico e commedie sexy, nelle quali Sonia mette in mostra una bellezza mediterranea fatta di occhi penetranti e maliziosi, lunghi capelli neri e un fisico mozzafiato. Nasce a Roma nel 1958 e comincia a manifestare vocazioni artistiche sin da bambina, quando vorrebbe suonare il piano e far danza classica, ma la famiglia non ha grandi possibilità economiche e lei deve rinunciare. Sonia ha solo sei anni quando suo padre comincia a lavorare nel cinema come scenografo ed è per questo motivo che si avvicina al mondo della celluloide. La sua carriera si è sviluppata essenzialmente fra la metà degli anni settanta (cinque titoli nel solo 1975) e la metà degli anni novanta, interpretando diversi b-movie di vario genere: dal peplum alla commedia erotica all'italiana, dal cinema horror al poliziottesco. La sua filmografia è costituita da una trentina di titoli che includono anche alcuni film di qualità (come Yuppi du del 1975 con Adriano Celentano) o che hanno ottenuto comunque un notevole successo di pubblico.
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Sonia Viviani
I guappi (1974)
Napoli si ribella (1977) 
L'ultimo guappo (1978)
Da Corleone a Brooklyn (1979)


Sylva Koscina

Di padre greco e madre polacca, Sylva Koskinon, in arte Koscina, nacque in Croazia, ad Agram, il 22 agosto del 1933, ma si trasferì presto in Italia con la sua famiglia, dapprima a Bergamo, poi a Brescia e ad Ancona e quindi a Napoli, ove compì gli studi e trascorse gli anni della giovinezza. Attraente, prosperosa e fotogenica, Sylva Koscina conquistò nel 1954 il titolo di Miss di Tappa al Giro d’Italia, che le aprì la strada del cinema, con un piccolissimo ruolo, quello di un’attrice in cerca di notorietà, nel film ‘Siamo uomini o caporali’, con Totò, del 1955. Il grande successo arrivò l’anno successivo, nella pellicola di Germi ‘Il ferroviere’, a cui seguirono più di cento film, di produzione anche straniera, che la resero nota ad un pubblico internazionale, che ne seppe apprezzare non solo la bellezza, ma anche le doti di attrice, che le consentivano con facilità di recitare in tutti ruoli, in pellicole drammatiche, di avventura, poliziesche e comiche. Lavorò con grandi registi, come Fellini, Risi e Bolognini, e fu attrice molto richiesta, oltre che nel cinema, anche in teatro. Protagonista di primo piano delle cronache mondane dell’epoca, Sylva Koscina visse chiacchierate storie d’amore con Paul Newman, Kirk Douglas, Jean Paul Belmondo, Rossano Brazzi, Alberto Sordi e Nino Manfredi. Sposò il produttore Raimondo Castelli, ma il matrimonio fu annullato nel 1967 a causa della bigamia di quest’ultimo; fu nuovamente al centro di uno scandalo quando alcune sue foto a seno nudo furono pubblicate dal periodicoPlayboy”, ma il grande affetto del pubblico ancora una volta le assicurò lavoro e popolarità.Colpita da un tumore al seno si sottopose ad un’operazione e continuò a lavorare senza sosta; il suo ultimo film, “C’è Kim Novak al telefono” lo girò nel 1993, ma intanto il male, ribelle ad ogni cura la consumava lentamente. Il suo sorriso continuò ad entrare nelle case degli italiani grazie ad uno spot televisivo di una nota pellicceria in cui lei, ammiccando, sussurrava la frase: “Ve lo dice Sylva Koscina”. Ancora bellissima morì a Roma il 26 dicembre del 1994. 
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Sylva Koscina 
La mala ordina (1972) 
Rivelazioni di un maniaco sessuale
al capo della Squadra Mobile (1972)

Stella Carnacina

Stella Carnacina nasce a Roma il 24 Febbraio 1955. La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Atti impuri all'italiana (1976) di Oswald Bray dove ha interpretato la parte di Rosanna. Nel 1976 ha inoltre lavorato con Luigi Filippo D'Amico per la realizzazione del film San Pasquale Baylonne protettore delle donne. Inizia la carriera di attrice giovanissima; dotata di un fisico da pin-up, si fa notare in alcune pellicole nei primi anni settanta, spesso in ruoli della commedia sexi italiana.
Alla metà degli anni '70, debutta anche come cantante: dotata di una voce esile ma intonata, il suo maggior successo è Rosso sera, (1977) che viene anche pubblicata all'estero. Dopo altri dischi abbandonerà la carriera di cantante, continuando soltanto con la recitazione. Attualmente lavora come broker nel settore immobiliare, curando gli interessi di famosi industriali italiani ed aristocratici italo-inglesi. 
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Stella Carnacina
Tony Arzenta (1973)
La polizia è al servizio del cittadino? (1973)
Troppo rischio per un uomo solo (1973)

Valentina Cortese, l'ultima diva


Nata a Milano il 1° gennaio 1923, (all'anagrafe Valentina Cortesa) da giovanissima frequenta la scuola di recitazione della Scalera Film. Dopo un debutto cinematografico prestigioso, accanto a Ermete Zacconi, Laura Adani, Renzo Ricci, Cesco Baseggio, Memo Benassi e Irma Grammatica (L'orizzonte dipinto, Guido Salvini, 1941) diventa presto una delle attrici più popolari del periodo fascista. Per la sua aria sognante e romantica viene scelta da Alessandro Blasetti per La cena delle beffe (1941) e sempre con Blasetti recita a teatro durante gli anni della guerra. Nel 1946 ottiene la parte di protagonista nel film di Luigi Zampa Un americano in vacanza, una commedia post-telefoni bianchi in cui già dimostra doti di interprete originale e sensibile, un fascino vago e luminoso che si discosta da quello più esplicito o lezioso di molte attrici italiane sue coetanee.
Nel 1948 firma un contratto con la 20th Century Fox e si traferisce ad Hollywood dove gira I corsari della strada, diretto da Jules Dassin, il regista con cui ha una storia d'amore. Subito dopo sposa Richard Baseheart dal quale avrà un figlio, Jackie, futuro attore di cinema. Hollywood però è una breve parentesi. Ritorna in Italia e nel 1955 è una delle protagonisite de Le amiche (Michelangelo Antonioni), che le vale un Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista. Ma è l'incontro con il teatro, soprattutto con il teatro di Giorgio Strehler, a segnare una svolta decisivaper la sua carriera. Proprio per le sue qualità di attrice drammatica, dopo essere stata la madre di Francesco d'Assisi in Fratello Sole, Sorella Luna (Franco Zeffirelli, 1971), Francois Truffaut la vuole per Effetto notte (1973). La parte è quella di Severine, autentica diva sul viale del tramonto che, in preda ai fumi dell'alcool, non riesce a ricordare le battute e ha l'ardire di chiedere al malcapitato regista "Perchè non giriamo con i numeri? Con Federico lo facevo sempre." Con Federico Fellini era apparsa elegante e truccatissima in Giulietta degli spiriti (1965), negli anni in cui, a teatro, rappresentava con successo Shakespeare e Pirandello. Per Effetto notte ottiene una nomination all'Oscar (poi assegnato ad Ingrid Bergman per Assassinio sull'Orient Express). Attiva anche in televisione, nel 1978 si ritrova a fianco di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per "La granduchessa e i camerieri" (Gino Landi). Al cinema, anche se viene richiesta da registi stranieri come Robert Aldrich (Quando muore una stella, 1968), Joseph Losey (L'assassinio di Trotsky, 1972) o Terry Gilliam (Le avventure del barone di Munchausen, 1989), torna spesso a lavorare con Franco Zeffirelli (Gesù di Nazareth, 1977 e Storia di una capinera, 1994). Sulle scene, sempre diretta da lui, nel 1983 è un'indimenticabile e superba Maria Stuarda. 
FILMOGRAFIA POLIZIOTTESCA di Valentina Cortese
Imputazione di omicidio per uno studente (1972)
La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975)
Gli amici di Nick Hezard (1976)