Anno 1975

1975

Roma violenta                                                                            1975
Regia: Franco Martinelli
Musica: Guido & Maurizio De Angelis
Cast: Maurizio Merli, Richard Conte, Silvano Tranquilli,
Ray Lovelock, John Steiner, Daniela Giordano

Primo film del Commissario Betti. Il film detiene il record assoluto d'incasso
del genere poliziottesco,con oltre due miliardi e mezzo di lire del 1975

Trama:
Il commissario Betti,  poliziotto della questura romana, ha perso un fratello diciottenne, colpito senza alcuna ragione da un delinquente nel corso di una rapina. Un episodio assai simile si ripete su di un autobus, dove due banditi, dopo aver privato i passeggeri dei propri soldi e gioielli, uccidono senza motivo un ragazzo di dicassette anni. Betti, grazie agli agenti speciali Biondi e De Rossi, infiltrati nell'ambiente della malavita e, forte delle informazioni che ottiene, riesce ad individuare uno dei malviventi. Lo pesta a sangue su di un autobus fuori servizio. Il delinquente, pur di non farsi più pestare, rivela che colui che ha sparato è "il Cinese", a sua volta prelevato e arrestato. Betti li consegna entrambi alla giustizia italiana, nella quale non ha alcuna fiducia.
Qualche giorno dopo viene commessa una rapina in un supermercato. La polizia arriva sul posto, Betti compreso, ma, impotenti, lasciano scappare i banditi (che hanno già ucciso per errore una donna) con una donna in ostaggio, che morirà gettata dall'auto in corsa. Biondi scopre che la rapina è opera della banda di Franco Spadoni, detto "il Chiodo". Betti e Biondi iniziano a pedinarlo, con l'aiuto di altri agenti speciali. Proprio nel bel mezzo del pedinamento, Chiodo, raggiunto dai suoi complici, compie una rapina in una banca. Fanno subito irruzione Betti e Biondi, uccidendo due banditi, ma Spadoni esplode una raffica di mitra sull'agente speciale, per poi fuggire assieme al complice sopravvissuto. Betti parte all'inseguimento, durante il quale Chiodo spara e uccide tre bambini per strada allo scopo di far desistere, vanemente, il commissario Betti dall'inseguirli. Raggiunta una sopraelevata chiusa al traffico, l'auto dei banditi va a sbattere in un cantiere. L'uomo alla guida muore, Spadoni esce invece dall'auto malconcio e con il mitra scarico. Viene raggiunto da Betti che, anziché arrestarlo, lo uccide, vendicando i tre bambini ed il collega Biondi, appena venticinquenne, che sarà costretto ad andare in sedia a rotelle per tutta la vita. Dopo quest'episodio il commissario si dimette dalla polizia.
L'indomani Betti, ormai disoccupato, riceve una telefonata dall'avvocato Sartori, conosciuto all'epoca dei fatti di sangue che coinvolsero il fratello; l'avvocato lo invita ad unirsi alla sua squadra di "vigilantes". Egli, dopo un attimo di esitazione, accetta di unirsi alla squadra, ma non perché favorevole a questo tipo di giustizia, ne è anzi contrario, ma ne entra a far parte solo per poter combattere la delinquenza con i propri metodi.
La sera stessa parte la prima ronda. La squadra scova alcuni banditi che stavano svaligiando una fabbrica di tappeti e pesta a sangue due scippatori.
La sera dopo, però, due delinquenti si presentano a casa Sartori e ne stuprano barbaramente la figlia, costringendo il padre a guardare. Il giorno dopo Betti va a trovare Biondi, nel frattempo ricoverato in un centro di riabilitazione motoria. Biondi deduce che molto probabilmente si tratta di una vendetta dovuta all'episodio della fabbrica dei tappeti: uno dei banditi ha infatti due fratellastri a cui è molto legato, e Betti ne deduce che siano costori gli autori dello stupro. La sera stessa i vigilantes rapiscono i due e li rinchiudono in un magazzino. Arriva anche Sartori, che riconosce nei due coloro che hanno stuprato la figlia. A colui che teneva immobilizzato Sartori vengono spezzate entrambe le braccia mentre il vero e proprio stupratore viene reso sessualmente impotente da una serie di forti calci nei testicoli.
Il giorno dopo viene commessa una rapina in un ristorante, un uomo viene ucciso davanti agli occhi dei figli. Il team decide di indagare, rastrellando le case di alcuni ricettatori, ma non ne ricavano nulla. Nel frattempo Biondi viene raggiunto nella clinica da due delinquenti. Portato in un punto del giardino della clinica in cui non li osserva nessuno cominciano a pestarlo, costringendolo a non parlare sulla rapina commessa al ristorante, dato che Betti ed i suoi stanno mettendo sotto torchio i ricettatori di Roma. Viene salvato da Betti, che proprio in quel momento lo stava andando a trovare, mettendo in fuga i malviventi e sparando ad entrambi, uccidendoli sul colpo.
Parlando il giorno dopo con Biondi, Betti gli spiega che questa volta il giudice ha ritenuto che abbia agito in sua legittima difesa. Ma Betti stesso si rende conto che avrebbe potuto benissimo sparare alle gambe, evitando di ammazzarli. Biondi fa però notare all'ex commissario che la giustizia fatta col metodo "vigilantes" non è che un'altra forma di delinquenza, anche se confessa forse in certe situazioni avrebbe agito come lui. Betti, accortosi dello sbaglio che ha fatto ed incerto e dubbioso sul futuro saluta Biondi e raggiunge la propria auto. Nel frattempo il giovane agente si immagina la morte del commissario. 
Critica:
Roma violenta diretto da Franco Martinelli nel 1975. È il primo film del filone che vede protagonista Maurizio Merli, il quale diverrà in seguito icona del genere poliziottesco.
L’ideologia di pura marca fascista che circola per tutto il film non è nemmeno mascherata, come altre volte nel filone “poliziotto”, da alibi legalitari. […] Inoltre c’è una vera e propria istigazione alla violenza privata con l’esaltazione delle squadre di “vigilantes” presentate come unica difesa dei cittadini. Per gabellare queste tesi in sostegno ritardato della legge sull’ordine pubblico […] si presenta una casistica assolutamente falsa raccontando fatti che a Roma non sono mai accaduti […]. La  malavita è poi tutta spicciola: non ci sono boss, organizzatori, collegamenti, ricettatori: si tratta sempre di giovani capelloni abbigliati secondo la “divisa” che si ritiene adatta ai giovani di sinistra. Il meccanismo dell’odio, scatenato con queste false argomentazioni, ha buona presa su molti spettatori. […] La criminalità è un argomento troppo serio che non si può lasciare alle dissennate argomentazioni del regista Franco Martinelli […]. Un’ultima nota sulla strana liberalità della censura: malgrado l’estrema violenza sciorinata (e c’è perfino uno stupro) il film è vietato soltanto ai minori di 14 anni.
Au.Sa. (Aurora Santuari) - Paese Sera - 22/08/1975 
Sequel  
Del film furono girati due seguiti, uno intitolato Napoli violenta, e qui ambientato, questa volta diretto da Umberto Lenzi, l'altro intitolato Italia a mano armata, diretto di nuovo da Martinelli, ambientato tra Torino, Milano e Genova. Esistono altri tre titoli che farebbero pensare ad un collegamento con questi film ovvero Milano violenta, Torino violenta e Roma a mano armata (quest'ultimo ha Merli come protagonista, ma fa parte assieme a Il cinico, l'infame, il violento della serie dedicata al commissario Tanzi), ma, con l'esclusione dei titoli, non vi è alcuna relazione di trama tra le pellicole.

Raymond Ray Lovelock 
Raymond Ray Lovelock
Raymond Ray Lovelock nasce a Roma, il 19 giugno 1950; è un attore e cantante italiano.
Ha svolto la carriera di cantante per un breve periodo della sua vita (circa tre anni), pur continuando la professione di attore che in seguito diventerà l'unica della sua carriera, brillantemente sviluppatasi sino al teatro a partire dalla seconda metà degli anni 2000.
Il nome e cognome stranieri sono dovuti alla nazionalità inglese del padre. Nel 1967, al diciassettenne Raymond Lovelock, aspirante attore che aveva già lavorato come comparsa e attore di fotoromanzi, viene affidata la prima vera parte nel film western Se sei vivo spara.
Per il primo lavoro importante deve attendere l'anno successivo, il 1968, quando viene scritturato per “Banditi a Milano”, diretto da Carlo Lizzani: in questo film, Lovelock interpreta Donato Lopez detto Tuccio, il minorenne della banda che terrorizza la città.Nello stesso periodo, con il vero nome, si dedica all'attività musicale, cantando nel complesso del suo collega Tomas Milian (il Tomas Milian Group, che incide per la CBS), incidendo da solista per la CGD e componendo anche alcune canzoni per le colonne sonore di alcuni film.
Tra i suoi film più famosi, l'americano Cassandra Crossing (1976) di George Pan Cosmatos. È di quel periodo anche il filone poliziesco che lo vede in lungometraggi come Squadra volante (1974), Uomini si nasce, poliziotti si muore (1976), Pronto ad uccidere (1976). Solo cinema fino al 1980, poi il primo lavoro televisivo: La casa rossa, diretto da Luigi Perelli.
Da allora, seguono sceneggiati per il piccolo schermo quali L'amante dell'Orsa Maggiore (1982), I due prigionieri del 1984 (con Cochi Ponzoni) in cui l'attore è diretto da Anton Giulio Majano. Un anno dopo, è fra i protagonisti di A viso coperto; segue Mino - Il piccolo alpino (1986), diretto come il precedente da Gianfranco Albano. Seguono poi Solo (1989), Uomo contro uomo (1989) e La piovra 5 - Il cuore del problema (1990) in cui interpreta un agente americano nella prima puntata ambientata a New York.
Altri lavori in tv: Un bambino in fuga tre anni dopo del 1991, Il coraggio di Anna (1992), Delitti privati (1993), Mamma per caso del 1997 (al fianco di Raffaella Carrà), storia di due giornalisti legati sentimentalmente diretta da Sergio Martino.
In quello stesso anno, è anche nei film tv Dove comincia il sole e A due passi dal cielo, quest'ultimo, diretto ancora da Sergio Martino, sulla difficile realtà delle adozioni. Nel 1998 è in Primo cittadino e, nel 1999, nella prima serie di Commesse nel ruolo dell'amante di Nancy Brilli. Nel 1999-2000 prende parte al telefilm Turbo e nel 2000-2001 alla soap opera Ricominciare.
Nel 2001 è la volta di Giulia e Marco, inviati speciali, con Barbara De Rossi. Nello stesso anno entra in Incantesimo (quarta, quinta e sesta serie) in cui interpreta l'ex marito di Giovanna (Paola Pitagora) e nel 2004 appare in un episodio della quarta serie di Don Matteo. Pochi e da dimenticare i titoli cinematografici successivi al 1980: Murderock uccide a passo di danza (1984, caricatura horror di Flashdance) di Lucio Fulci, Mak π 100 (1987) di Antonio Bido, Villa Ada (1999) di Pierfrancesco Pingitore e Il fratello minore (2000) di Stefano Gigli.


Daniela Giordano
Daniela Giordano
Daniela Giordano (Palermo, 7 novembre 1948) è un'attrice italiana, inizia la sua carriera dopo la vittoria a Miss Italia nel 1966. Giunge al titolo di Miss Italia, dopo essersi aggiudicata i titoli di Miss Palermo e Miss Sicilia. Al concorso di Miss Europa giunge terza.È il passaporto per il cinema, e nel 1967 esordisce sullo schermo con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in I barbieri di Sicilia. È molto richiesta per tutti gli anni settanta per i film di genere horror, western o la commedia erotica all'italiana molto in voga in quegli anni, poi il lavoro si dirada.
Nei primi anni ottanta smette di lavorare e torna in Sicilia dove si occupa di parapsicologia e ufologia.

 

Fango bollente                                                                           1975
Regia: Vittorio Salerno
Musica: Franco Campanino
Cast: Enrico Maria Salerno, MartineBrochard, Carmen Scarpitta, Joe Dallessandro

Trama:
La nevrosi collettiva che ha le sue origini nella stressante vita moderna e spinge individui insospettati ad evadere dal carcere di tanti condizionamenti con atti di teppismo e anche azioni delittuose senza immediato motivo, è il tema del film. Il protagonista Ovidio Mainardi è, all'apparenza, un impiegato tranquillo addetto ai calcolatori elettronici in una grande azienda. La monotonia del lavoro, la solitudine esistenziale di un matrimonio mal combinato, ove per la moglie, più del marito conta la carriera, spinge Ovidio, con altri due soci, a sfogarsi in atti di vandalismo e di crudele cinismo, che si manifesta in una serie di delitti, vere esplosioni di crudo sadismo. Sarà un anziano commissario di polizia a riposo: "Santagà" , a intuire che i delitti non hanno moventi politici, ma "ecologici". Uno dei componenti della banda si impicca in carcere; Ovidio cade sotto le pallottole del commissario, mentre il terzo socio ha tutta l'intenzione di riprendere a fare il teppista con altri individui, egualmente stressati dalla vita moderna.
Critica:
A fare l’analisi dei temi, impliciti ed espliciti, che sono racchiusi nell’idea di partenza – il cosiddetto soggetto – di “Fango bollente”, c’è da scrivere un fitto capitolo di psicologia sulla violenza nell’odierna società industriale. […] Pur nella schematica enunciazione di temi sociologici e nella rozza approssimazione del suo discorso critico, ”Fango bollente” poteva staccarsi dagli stereotipi del prodotto di serie soltanto se, come riescono a fare i migliori registi americani del genere “nero”, fosse abitato da personaggi vitali che agiscono in un ambiente plausibile. Vittorio Salerno e i suoi sceneggiatori, invece, hanno puntato soprattutto sul senzazionalismo della vicenda, sulla quantità e non sulla qualità della violenza.
M.Mor. (Morando Morandini) - Il Giorno - 25/09/1975

L'uomo che sfidò l'organizzazione                                          1975
Regia: Sergio Grieco
Musica: Luis Enriquez Bacalov
Cast: StephenBoyd, PepeCalvo, KarinSchubert  HowardRoss, NadinePerles
Trama:
Steve, impiegato all'aeroporto di Fiumicino, ritira un pacco contenente droga per conto di un'organizzazione criminale, ma sostituisce la merce pregiata con un'identica quantità di bicarbonato. Steve vende la droga a Barcellona e ne ricava un miliardo. Contro di lui e la sua amante e complice Maggie, si scatenano gli uomini dell'organizzazione criminale che doevano smerciarla. Con l'aiuto del solo ispettore McCormick, Steve si troverà a dover affrontare agguati, scontri, inseguimenti mirabolanti e torture, per potersi godere il bottino...

Critica:
Il film di Sergio Grieco è tutto nella trama, neppure molto nuova. Lento in avvio si anima un po’ quando entrano in scena i maestri del volo, della capriola, dell’acrobazia automobilistica ed aerea. Tranne Stephen Boyd, che si aggira sornione per la pellicola, riuscendo ad essere convincente poliziotto, gli altri attori sono su un livello di mediocrità. La regia non aggiunge un’invenzione al racconto. Lo registra. C.R. - Il Giorno - 29/09/1975


Gente di rispetto                                                                        1975
Regia: Luigi Zampa
Musica: Ennio Morricone
Cast: Franco Nero, James Mason,
Jennifer O'Neil, Orazio Orlando, Aldo Giuffré
Trama:
Graziosa e spregiudicata, una giovane maestra elementare, dopo diversi spostamenti dovuti al suo anticonformismo, giunge in quel di Ragusa ove l'accolgono la diffidenza del direttore didattico, l'amore seminascosto del collega incapace di reagire, una decina di alunni soltanto. Un giovanottello che ardisce fare pubblicamente delle proposte a Elena, viene trovato morto nella piazza principale. Qualche giorno dopo lo seguono due motociclisti inviati da Palermo a "punire" la maestrina. D'altra parte, questa appare a tutti come una "misteriosa potenza": viene circondata da esagerato rispetto e viene messa persino in movimento la macchina politico-amministrativa per il varo di una "legge speciale" di riforma edilizia della depressa città. Ma è proprio questa conquista, dimostratasi un'illusione poiché della legge è stata approvata solo la parte che favorisce la speculazione di "qualcuno", che conduce Elena a individuare nel barone all'antica, gentile e irreprensibile suo protettore, l'anima nera che si è servito di lei. Ormai è troppo tardi.
Franco Nero e Jennifer O'Neil in una scena del film
Critica:
”Gente di rispetto” vuol essere una parabola sul potere nella forma di un “giallo” politico. E’ una parabola che si presta a diverse riserve: alcuni passaggi cuciti col filo bianco dell’inverosimiglianza, conseguenza del frettoloso passaggio del romanzo, per sua natura più analitico, alla sintesi drammatica del film; il comportamento dissennato del pretore bercione; il greve effettismo di un linguaggio registico che abusa degli stereotipi e ignora le sfumature; la sguaiataggine delle sequenze erotiche […]; l’ambiguo finale in cui, tradendo il romanzo, Zampa e C. sembrano puntare sul recupero di una dimensione “nobile” (l’omaggio spagnolesco) di un potere criminoso. Ma quel che infastidisce in “Gente di rispetto” è il modo con cui sono rappresentati la gente siciliana e i suoi costumi. […] Da questo punto di vista, ”Gente di rispetto” è un film razzista. Jennifer O’Neil […] sostiene il peso del film con una presenza sempre suggestiva e un impegno recitativo ammirevole anche se diseguale, mettendo in ombra un Mason alquanto spaesato e un Franco Nero irrimediabilmente opaco. (Morando Morandini) - Il Giorno - 31/10/1975
Jennifer O'Neil
Mark il poliziotto                                                                      1975
Regia: Stelvio Massi
Musica: Stelvio Cipriani
Cast: Franco Gasparri, Lee J. Cobb, Giorgio Albertazzi, Giampiero Albertini
Trama:
Il giovane commissario Terzi, della Squadra Narcotici milanese detto Mark per via di un corso di specializzazione che ha frequentato negli Stati Uniti è convinto che l'avvocato Benzi, rispettabile industriale meneghino, sia in realtà il capo di una organizzazione di trafficanti d'eroina. Gli è tuttavia difficile provarlo, sia per gli ostacoli legali che gli impediscono piena libertà d'azione sia per i molti morti che la "gang" dissemina sul suo cammino. Proprio, però quando i superiori, stanchi delle sue illegalità, lo sospendono dal servizio, Mark vede premiati il suo fiuto e la sua tenacia. Scopre, infatti il luogo in cui Benzi fabbricava l'eroina (che smerciava occultandola dentro innocui "souvenirs") e, dopo un lungo inseguimento, consegna l'industriale alla giustizia.
Critica:
”Mark il poliziotto” ha i difetti di tutto il filone poliziesco italiano. Naviga spesso nell’approssimativo, soprattutto quando deve affrontare il tema sociale della droga e anche quando delinea la figura improbabile di commissario. Tutto sommato, però, ha pregi maggiori dei film che l’hanno preceduto: dialogo quasi mai banale, recitazione misurata, buon dosaggio degli ingredienti drammatici, linguaggio quasi sempre corretto. Si vedono, in particine marginali, Giorgio Albertazzi e l’ex pugile Carlo Duran, faccia da indio che al cinema potrebbe dare qualcosa. Gli interpreti principali sono Franco Gasparri, efficace nei panni del commissario, e Lee J. Cobb, che persa la grinta di un tempo si adatta a disegnare il ritratto di un pacioso criminale, rotondo come le sue guance. C.R. - Il Giorno - 04/08/1975

Mark il poliziotto spara per primo                                          1975
Regia: Stelvio Massi
Musica: Adriano Fabi
Cast: Franco Gasparri, Lee J. Cobb,
Nino Benvenuti,  Massimo Girotti, Ida Meda
Trama:
Mark Terzi, superagente delle Criminalpol, giunge a Genova per risolvere una intricata situazione: da un po' di tempo, infatti, un pazzoide che si firma "La Sfinge" abbatte personaggi in vista e uno di questi - certo Benzi, presidente del Consorzio Bancario e candidato alle amministrative cittadine - è stato sequestrato. Lavorando tutto solo, nonostante le ispirazioni del giudice Guglielmi (esonerato dalla carica perché troppo ficcanaso) e l'aiuto di una ragazzina, il Terzi deve accontentarsi a lungo di inseguire forsennatamente dei banditi di secondo piano e di affrontarli alla moda western in duelli che riempiono i vicoli e i magazzini portuali di Genova di cadaveri. Trascurando del tutto le preoccupazioni del conciliante vicequestore Spaini, il poliziotto insegue a "La Sfinge" che individua in un poveretto vittima dell'avarizia e cupidigia del Benzi e neutralizza - ma tiene d'occhio i pezzi grossi. Riesce così a consegnare lo stesso Benzi ai superiori come cervello dell'Anonima Sequestri e boss di una serie di illeciti traffici.

Il tempo degli assassini                                                             1975
Regia: Marcello Andrei
Musica: Albert Verrecchia
Cast: Martin Balsam, Joe Dallesandro,
Rossano Brazzi, Magali Noel, Cinzia Mambretti
Trama:
Piero, un giovanotto di borgata, nonostante sia sposato con la ex prostituta Rossana e ne abbia avuto un figlio, capeggia una banda che dal furto delle macchine e dalle bravate in mezzo al traffico, aspira ai grossi colpi. Nonostante gli interventi di Don Eugenio, un singolare sacerdote che vive tra la gente di periferia in contrasto con i suoi superiori, Pietro e gli amici continuano sulla loro strada. Il loro ricettatore nonché committente è un certo Poggi il quale, però, onde ottenere venia sui suoi traffici dal commissario di zona, lo tiene informato sulle mosse della banda. Nel frattempo Pietro fa amicizia con la giovanissima Sandra; la abbandona incinta e ne provoca il suicidio. Angelo, un ragazzo timido che si lascia influenzare tanto da Don Eugenio quanto dal commissario, viene sospettato di tradimento e massacrato. Finalmente, nel corso di una tentata rapina, il commissario riesce a intrappolare la banda: Piero, sfuggito all'agguato, viene rintracciato presso Rossana e freddato dai poliziotti.
Critica:
A quindici anni da Accattone il regista Marcello Andrei è tornato nel deserto delle periferie romane caro a Pasolini, ma l’ispirazione è ben più opaca. […] Il tempo degli assassini agita preoccupazioni realistiche, e non manca di qualche efficacia nell’analizzare i valori sostanzialmente fascisti che spingono il protagonista alla sua condotta brutale. Il quadro, non privo di accenti lividi e di sequenze agghiaccianti, è tuttavia tratteggiato con un compiacimento tutto superficiale, che punta soprattutto sulle suggestioni di una violenza ad effetto, sicché la connotazione ideologica finisce col risultare alquanto ambigua, e il distacco critico è sopraffatto dalle ambizioni spettacolari. Joe Dalessandro, ormai specializzato in parti di bruto sadico, presta al protagonista nulla più che un volto. Accanto a lui il solito commissario Martin Balsam, un Rossano Brazzi con barba caprina e un’efficace Magali Noel.
R.P. (Renato Palazzi) - Corriere della Sera - 18/01/1976
Magali Noel  
Magali Noel
Magali Noel nacque in Turchia a Smirne il 27 giugno 1932. dove rimase sino all'età di nove anni, da genitori provenzali. Debuttò come cantante in alcuni cabaret parigini. Nel 1951 debuttò sullo schermo. Bruna, procace, dotata di grande fascino e disinvoltura scenica, Magali Noel divenne immediatamente popolare in Francia grazie a parti da coprotagonista in film polizieschi. Da ricordare a proposito la sua partecipazione alla celebre pellicola Rififi (in originale, Du rififi chez les hommes), diretta da Jules Dassin. Nel 1956 cominciò ad incidere con successo un buon numero di dischi, cantando anche delle canzoni scritte dal celebre poeta Boris Vian, come il brillante brano rock and roll, "Fais-moi mal, Johnny". Giunta in Italia verso la fine degli anni cinquanta, fu subito ingaggiata nel ruolo di femme fatale in numerose pellicole, dividendo da allora la sua carriera fra Italia e Francia. Lavorò anche al fianco di Totò, interpretando Cleopatra in Totò e Cleopatra (1963) di Fernando Cerchio. Un importante sodalizio artistico con Federico Fellini la portò ad interpretare ruoli notevoli in film quali La dolce vita (1960), Fellini Satyricon (1969) e soprattutto Amarcord (1973), in cui impersonò brillantemente la greve ma sinuosa romagnola "Gradisca". A partire dagli anni settanta Magali Noël continuò a lavorare, quasi esclusivamente in Francia, sia per il cinema che per la televisione, dedicandosi talvolta anche al teatro. Nel 2002 fu scelta da Jonathan Demme per interpretare un piccolo ma significativo ruolo nel film The Truth About Charlie, con Mark Wahlberg. Nel 2011 l'attrice tornò in teatro come interprete delle canzoni di Boris Vian, l'ultima fatica di quella che è stata ad ogni modo una sontuosa carriera.  

Controrapina                                                                             1975
Regia: Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson)
Musica: Paolo Vasile
Cast: Lee Van Cleef, Lionel Stander, Karen Black,  Antonella Murgia
Karen Black
Trama:
Un famoso scassinatore, ritiratosi a vita privata, viene persuaso da un giovanotto, figlio di un suo vecchio amico, a tornare alle casseforti: si tratta, con un abile furto, di dare il contentino a una pericolosa gang che tiene in pugno il giovanotto. Lo scassinatore fa il colpo, ma viene ferito. Trova rifugio presso una ballerina, che è d'accordo con il subdolo giovanotto per soffiargli il malloppo. Ma il  big delle casseforti avrà la meglio su tutti.
Critica:
Sebbene il copione e certi dosaggi d’azione e violenza della regia, così come alcuni classici stereotipi del “genere” gangster, siano di grana grossa, Controrapina ha parecchie frecce al suo arco. A cominciare dalla squallida ambientazione in una metropoli coperta di neve ed estranea a ogni misura d’uomo per finire alla spettacolare sequenza di un incendio ove periscono alcuni “vilains”. Vecchi filibustieri dello schermo, Lee Van Cleef e Lionel Stander reggono l’intera partita, e soprattutto lo scavato e legnoso Lee, con un anello da zingaro ormai brizzolato all’orecchio, regala al suo Chris credibilità e chiaroscuri.
G.Gs.(Giovanna Grassi) - Corriere della Sera - 25/04/1979

Roma drogata: la polizia non può intervenire                       1975

Regia: Lucio Marcaccini
Musica: Albert Verrecchia
Cast: Marcel Bozzuffi, Maurizio Arena,
Eva Czemerys, Guido Alberti, Leopoldo Trieste
Trama:
Massimo Monaldi, liceale contestatore, amico e protettore di drogati, diviene inconsapevolmente, nelle mani del commissario De Stefani, una preziosa pedina del gioco che il poliziotto conduce contro il siciliano Buscemi uno dei "boss" che, a Roma, controllano il traffico degli stupefacenti. Quando, vittima della droga che proprio Massimo gli ha procurato, uno dei suoi amici si uccide De Stefani si convince d'aver vinto la partita, ma si sbaglia: mentre alte personalità, sia religiose che politiche, intervengono per sbarrargli la strada (il giovane suicida era un aristocratico, per cui si vuole evitare lo scandalo), le spietate leggi dei trafficanti di droga colpiscono sia Buscemi che Massimo, lasciando il commissario a mani vuote.
Film irrisolto e confuso di tal Marcaccini da Rimini. La costola principale di "Roma drogata" sembra voler trasporre in territorio italico un paio di modelli che avevano segnato la cinematografia americana d'inizio anni Settanta, come "Easy Rider" (le corse in moto, i deliri lisergici) e "Fragole e sangue" (le contestazioni studentesche, le reazioni della polizia, la presenza di Bud Cort), mentre la parte prettamente poliziesca, preannunciata dalla seconda metà del titolo - "la polizia non può intervenire" -, sembra pensata, girata e appiccicata in un secondo momento. L'intenzione del regista era probabilmente quella di uscire dai cliché del genere, ma l'impressione è che il film abbia deragliato completamente, come testimoniano anche alcune scelte di cast davvero discutibili, come Maurizio Arena in veste di siciliano e Leopoldo Trieste, killer con gabbia avicola, oltre tutto doppiato.

Due Magnum 38 per una città di carogne                              1975
Regia: Mario Pinzauti
Musica: Bruno Nicolai
Cast: Luigi Pistilli, Gordon Mitchell,
Gianni Musy, Dino Strano, Richard Lloyd

Trama:
Franco Palermo scrittore siciliano di scarso successo andando alla ricerca della sua ex segretaria nonché amante, Silvia, la ritrova nelle maglie della mala romana e invano cerca di redimerla. Franco individua subito il protettore che tuttavia, viene fatto eliminare. La scoperta di Sergio, detto "Piattola", non dice di più, trattandosi soltanto dell'esattore del racket. Neanche i fratelli Proietti sono gli autentici boss dell'organizzazione. Mentre il Palermo si dà da fare per sapere e per reagire diversi personaggi ambigui lo avvicinano e cercano di raggirarlo; Silvia inoltre, viene prima pestata e poi uccisa; lo stesso Franco subisce percosse che gli rovinano irreparabilmente il fegato. Già prossimo alla morte il siciliano individua i mandanti e i traditori: allora, prima di finire sfracellato con la macchina contro un albero, compie un generale massacro.

La città gioca d'azzardo                                                           1975
Regia: Sergio Martino
Musica: Luciano Michelini
Cast: Luc Merenda,
Enrico Maria Salerno,
Dayle Haddon,
Corrado Pani
Trama:
Luca Altieri, di professione baro, esibendosi presso il Club 72, una sera, in un audace "bluff" al tavolo di poker, riesce a farsi assumere dal proprietario dello stesso, il Presidente, tra l'altro boss indiscusso di un vasto giro di case da gioco italiane ed estere. Nei giorni successivi, innamoratosi di Maria Luisa, splendida mantenuta di Corrado, figlio del presidente, Luca provoca una rivalità che si conclude con il proprio pestaggio e l'assassinio del boss da parte del cinico figlio. Luca e la ragazza esulano a Nizza, ove, mentre attendono un figlio, vengono scoperti da un emissario del non pago Corrado. Nonostante le raccomandazioni della redenta Maria Luisa, l'Altieri torna al gioco e, dopo aver perduto tutto il proprio, si lascia attirare in una trappola. Avvisato dall'unico amico rimasto a Milano, il giovane ingaggia un'autentica lotta con l'avversario: Corrado e i suoi killer muoiono in un incidente automobilistico, ma anche Maria Luisa e il bambino, partorito prematuramente, lasciano solo Luca con i suoi rimorsi.
Luc Merenda
Critica:
Concepito sul piano dell’avventura e grondante violenza dall’inizio alla fine il racconto è appezzabile grazie ad una struttura abbastanza compatta, struttura che Sergio Martino è riuscito a porre in rilievo attraverso una narrazione tanto concreta quanto ben ritmata. Nel suo genere, quindi, un film che, confezionato con buon mestiere, si rivela in buona misura avvincente. Cer - Il Messaggero - 01/03/1975

Storie di vita e malavita                                                            1975
Regia: Carlo Lizzani
Musica: Ennio Morricone
Cast: Cinzia Mambretti, Lidia Di Corato
Trama:
Tratto da un'inchiesta, il film racconta molte vicende sul tema annunciato dal sottotitolo: il racket della prostituzione minorile. Due sono i filoni di fondo: quello delle giovani sprovvedute, immigrate nelle grandi città del Nord dalle province meridionali o dalle grandi isole, spinte dal bisogno di lavorare e allettate con promesse lusinghiere; e quello delle ragazze di famiglie borghesi, i cui genitori conducono ipocritamente una doppia vita oppure sono incapaci di rapporti affettivi e confidenziali con i propri figli. Per tutte queste minorenni, dopo le prime esperienze amorose, si fa avanti la piovra avvinghiante del racket, alle cui imposizioni e ricatti non si sfugge se non a prezzo di amare delusioni o di ribellioni tragiche.
Con interpreti non professionisti. Prendendo spunto da un'inchiesta giornalistica di Marisa Rusconi e scelta Milano come sfondo, C. Lizzani affronta il tema della prostituzione minorile attraverso 6 storie di minorenni. 4 sono proletarie, 2 borghesi. Tra le prime, 2 sono di origine contadina, 2 di estrazione urbana e operaia. C'è anche una 7a storia di ambiente sottoproletario che fa da mastice al racconto. Tutto è girato dal vero, ma (quasi) tutto risulta falso.
Si sente, a monte del film, la mancanza di un'idea di cinema, dunque di un'etica, per la sua equivoca altalena tra realtà e finzione, "per il suo continuo oscillare dal fotoromanzo verista a una specie di Psychopatia sexualis in sessantaquattresimo" (Tullio Kezich). Il sesto film milanese di Lizzani non manca di buone intenzioni antimaschiliste, ma, proprio per un eccesso di puntiglio veristico che non diventa mai analisi critica, dà una forte impressione di irrealtà.

La madama                                                                                1975
Regia: Duccio Tessari
Musica: Manuel De Sica
Cast: Christian De Sica, Oreste Lionello,
Ines Pellegrini, Ettore Manni, Gigi Ballista
Trama:
Vito Minchiello occupa un posto nella Mobile perché nipote di Francesca, moglie del commissario Solmi, e perché un giorno ha salvato lo stesso dalla scoperta di flagrante adulterio. Sempre facile alle avventure galanti, un giorno Vito si trova accanto al cadavere di un certo Carmine Pizzuto e nel bel mezzo della rivalità tra la Mobile e la Benemerita. Indagando a suo modo, con l'aiuto della prostituta negretta Irma e della svampita giornalista Angela (sua fidanzata), l'agente riesce a farsi assumere come camionista da "Il Veneziano" e non manca di prendere accordi con Sante Tonnaro, avversario dello stesso. Frainteso e sconfessato dai superiori, finirebbe male se non ricevesse aiuto anche da un agente americano della CIA. Ciò nonostante, Pubblica Sicurezza e Carabinieri al momento buono si trovano di fronte a una regolare spedizione di giocattoli. Per suo fortuna, Vito dimostrerà che gli involucri sono di oro puro camuffato.
Ines Pellegrini,
Critica:
Ricavato da un romanzo di Felisatti e Pittorru, aedi televisivi della Squadra Mobile, nuovi campioni del “giallo” all’italiana, La madama mette insieme i colpi di scena dell’indagine poliziesca con le risorse di uno humour svagato e surreale: ma il botto risulta alquanto fiacco, perché il taglio decisamente comico toglie il mordente alla vicenda, e la parodia ha il fiato troppo corto per arrivare veramente a graffiare. I modelli più o meno prossimi del film di Duccio Tessari sono in realtà i puerili canovacci della serie comico-avventurosa con Bud Spencer e Terence Hill, pieni di humour casereccio, vigorose scazzottate e ammiccamenti alle “comiche finali”. La formula, tuttavia, è già logora da tempo, e non basta il volto di Christian De Sica per rinfrescarla: il “figlio d’arte” si dà molto da fare, gigioneggia, danza, prende in giro se stesso, ma raramente riesce a dare spessore al suo personaggio. (Renato Palazzi) - Corriere della Sera - 18/01/1976

Ricatto alla mala                                                                       1975
Regia: Antonio Isasi
Musica: De mellis
Cast: Karl Malden, Olivia Hussey,
Raf Vallone, Claudine Auger,
Christopher Mitchum
Trama:
Roy Castor, che da bambino ha assistito all'uccisione del padre perpetrata da tre individui in un regolamento di conti mafiosi, decide di vendicarsi. Un primo bandito viene eliminato a New York e un altro lo segue rapidamente a Roma. Il terzo, tuttavia, divenuto proprietario di una fiorente industria vinicola in Portogallo pare irraggiungibile, anche per la protezione di Kiley, vecchio poliziotto connivente con la mala. Roy allora preleva la figlia dell'avversario onde servirsene per farlo uscire allo scoperto.Tra i due giovani nasce l'amore e Kiley, constatato che Castor ha abbandonato ogni disegno di vendetta, gli dona la libertà, finendo per pagare con la ria vita.
Critica:
Alle prese con una sceneggiatura quanto mai ricca di suggerimenti validissimi, il regista spagnolo Antonio Isasi, ben poco ha fatto perché il racconto acquistasse vigore e corposità, limitandosi ad una narrazione priva di mordente soprattutto per la carenza di ritmo. Ciò nonostante il film si lascia vedere grazie anche alla cura di certi particolari e alla buona interpretazione degli attori. (Il Messaggero - 09/08/1975)

A Venezia come Roma, Milano, Torino la spirale del crimine      
                                                                                                                                               GB 1975
Regia: Registi Vari: Michael Lindsay-Hogg, Jeremy Summers
Musica: John Cameron
Cast: Robert Vaughn, Tony Anholt
Trama:
Un agente dei Lloyds di Londra, accompagnato da una collaboratrice, viene inviato a Venezia sulle tracce di trafugatori di opere d'arte che inseguirà attraverso tutta l'Italia e da qui fino a New York. Sorpresa finale: il boss della gang è un insospettabile.

Lo sgarbo                                                                                   1975
Regia: Marino Girolami (Franco Martinelli )
Musica: Vassili Kojucharov
Cast: Leonard Mann, Guido Celano, Hélène Chanel, Arturo Dominici,  Karin Schubert
Trama:
Salvatore Mannino viene rimandato in Sicilia dal boss Don Lipari, perché ha "scontentato" qualcuna delle famiglie amiche-nemiche della mafia statunitense. Viene affidato alla tutela di Don Mimì, padrino di media grandezza, che opera a Palermo. Quest'ultimo, benché paralitico, ha per amante Marina, un'orfana da lui adottata da bambina. "Sal" la circuisce senza alcun rispetto per il codice d'onore dei mafiosi. Poi, insieme con Vito e Nino detto "il messinese", fugge a Londra, ove impianta un racket della prostituzione. Aiutato da Lady White, si introduce nell'alta società inglese. Si assicura poi le più ampie protezioni, ricattando funzionari e ministri, che si intrattengono con le sue donne. Marina viene costretta da Don Mimì a raggiungere Sal a Londra. Deve eliminarlo per poter espiare la sua colpa. La ragazza però passa dalla parte del piccolo boss. Alla morte di Don Lipari, la morte di Sal è decretata da tutte le famiglie della onorata società degli Stati Uniti. Tradito da Nino il messinese, Sal viene raggiunto e ferito a Parigi. Marina preferisce suicidarsi e così morire con lui.
Critica:
Mafia, droga e sesso in un miscuglio di sconsolante banalità ambientato in America e in Sicilia. Diretto da Franco Martinelli all’insegna della confusione il film non riesce quasi mai a scuotere l’indifferenza dello spettatore. Per gli appassionati c’è da ammirare la splendida Karin Schubert in tutti i particolari anatomici. (Leo - Il Messaggero - 29/06/1975)

La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori                         1975
Regia: Fernando Di Leo
Musica: Luis Enriquez Bacalov
Cast: Luc Merenda, James Mason,
Vittorio Caprioli, Valentina Cortese
Trama:
Banditi mascherati, che agiscono per conto di insospettabili finanzieri del Nord rapiscono il piccolo Antonio Filippini, figlio di un ricco ingegnere edile, e il suo amichetto Fabrizio Colella - orfano di madre il cui padre è un modesto meccanico - intervenuto generosamente in difesa del compagno. Trattando con la segretaria dell'ingegnere, i rapitori chiedono per il riscatto di Antonio dieci miliardi. Filippini recalcitra, tenta di moderare le loro pretese tirando le trattative per le lunghe, così per costringerlo a cedere i malviventi uccidono il povero Fabrizio. Nell'assoluta impotenza della polizia, Colella agisce di persona. Individua e stermina la bassa forza dell'organizzazione criminale, si impossessa del denaro versato per il riscatto di Antonio, riesce a risalire, servendosi dei soldi come arma di ricatto, sino ai capi dell'organizzazione e di essi fa giustizia a colpi di mitra.
Critica:
Poteva essere un film denuncia contro l’industria dei sequestri e contro una società che sembra incapace a combatterli efficacemente. Ma il risultato è un ulteriore variante del più corrivo genere avventuroso con l’aggravante, stile western, del pistolero che si fa giustizia da solo. […] La platea non va tanto per il sottile e presa nel furbo meccanismo parapopulista finisce con l’applaudire il privato massacro del vendicatore solitario. Un film immorale e asociale (il filone dedicato alla “maggioranza silenziosa” conta già una ricca filmografia da Cane di paglia a oggi), nel quale stupisce vedere coinvolti bravi attori come James Mason, Valentina Cortese e Vittorio Caprioli.
S.C. (Sandro Casazza) - La Stampa - 05/09/1975
Luc Merenda in una scena del film
L'uomo della strada fa giustizia                                               1975
Regia: Umberto Lenzi
Musica: Bruno Nicolai
Cast: Henry Silva, Luciana Paluzzi,
Raymond Pellegrin, Silvano Tranquilli,
Claudio Gora, Claudio Gora
Trama:
Un uomo a cui un gruppo di delinquenti ha ucciso la figlia giura vendetta, comincia ad indagare per conto suo, degli assassini sa solo una cosa e cioè che il capo di essi ha da qualche parte l'emblema di uno scorpione, dopo attente indagini trova una banda con a capo un uomo con un braccialetto su cui è incisa la figura dello scorpione e gli uccide, poi scopre che la polizia ha arrestato una banda il cui capo porta sul braccio il tatuaggio di uno scorpione, l'uomo si rende conto di aver ucciso delle persone che con la morte della figlia non avevano nulla ache fare.
Critica:
Contro la tracotanza della malavita e l’incapacità della polizia a stroncarla cosa deve fare il cittadino? […] Generalmente la risposta è ispirata al più vieto qualunquismo e anche questo film non sembra fare eccezione per buona parte della sua durata. Umberto Lenzi, il regista, deve essersi però reso conto della pericolosità di un discorso che porta dritto al disfacimento delle istituzioni democratiche, oltrechè della convivenza civile e conclude la sua opera con un invito alla moderazione e alla fiducia nelle forze dell’ordine […]. [E’] un film abbastanza incolore che Umberto Lenzi ha cercato di movimentare facendo ricorso agli ingredienti spettacolari del genere poliziesco. Gli interpreti sono il fin troppo grintoso Henry Silva, la sempre deliziosa Luciana Paluzzi.
(Il Messaggero - 01/06/1975)

La polizia accusa: il servizio segreto uccide                           1975
Regia: Sergio Martino
Musica: Luciano Michelini
Cast: Luc Merenda, Tomas Milian, Mel Ferrer,
Claudio Gora, Delia Boccardo, Paola Tedesco
Trama:
Nel luglio del '74 la cronaca italiana annovera stranamente le morti tragiche di un maggiore, di un colonnello e di un generale. Trattandosi apparentemente di incidenti casuali, il commissario Solmi si sofferma sul successivo assassinio di Vittorio Chiarotti, un perito elettrotecnico che ben presto scoprirà essere invece un investigatore privato. Rimproverato dal giudice Mannino per i suoi metodi, aiutato invece dall'amica giornalista Maria, il poliziotto risale a una prostituta che viene uccisa e entra in contatto con il capitano Mario Sperlì dell'Ufficio Speciale Informazioni,
un agente segreto politico che si dimostra interessato al caso e ammette l'esistenza di un fallito golpe contro la sicurezza dello Stato. Le indagini tuttavia, ristagnano anche quando l'accumularsi, tanto dei delitti quanto degli indizi, costringe il magistrato Mannino a mettersi dalla parte del commissario, puntualmente preceduto da una occulta forza che conosce tutto e subito. La scoperta di una mappa e le intuizioni del Solmi portano all'individuazione di un campo di addestramento clandestino e all'arresto del maggior colpevole, lo stesso Sperlì, alias avv. Rienzi, il quale tuttavia viene ucciso dal vicecommissario.
Luc Merenda e Delia Boccardo in una scena del film
Critica:
Logico che dal filone dedicato alla polizia si passasse, con cauto passo, a temi collegati ma assai più aspri, come quelli che ogni giorno la cronaca fa piombare in ogni casa, dal 1969. Trame nere e servizio segreto, per intenderci. […] ”La polizia accusa” inizia benissimo, grazie ad un montaggio incalzante, poi, lentamente, scende di tono, anche perché Luc Merenda è un commissario di polizia abbastanza improbabile e Mel Ferrer, procuratore della Repubblica, è solo l’ombra del caratterista che fu. Soltanto Tomas Milian riesce a dare corpo ad un personaggio difficile, quello dell’ufficiale del controspionaggio, disegnandone i contorni psicologici con bravura. E c’è un dialogo scialbo, piatto, di serie B. Sergio Martino mostra un certo gusto alle immagini macabre, alle uccisioni d’effetto. Non ha mai il silenziatore. Grida sempre, insomma. (C.R., - Il Giorno - 14/04/1975)

Vai gorilla                                                                                   1975
Regia: Tonino Valerii
Musica: Bixio-Frizzi-Tempera
Cast: Fabio Testi, Renzo Palmer,
Claudia Marsani, Saverio Marconi, Al Lettieri
Trama:
Con uno stratagemma - ha finto di sventare un sequestro di persona, altrettanto finto - il giovane Marco Sartori riesce a farsi assumere, come "gorilla", dal ricco costruttore edile Gaetano Sampioni, dal quale ignoti delinquenti pretendono, con minacce telefoniche, seicento milioni. La sua caparbia resistenza al ricatto, però, e l'assunzione di Marco, esasperano i criminali, che dalle minacce passano ai fatti pestando a sangue il "gorilla" e provocando esplosioni nei cantieri di Sampioni. Spaventato, il costruttore decide di cedere ai banditi, versando la somma richiesta. Marco, però, lo previene, sequestrando sia lui che il denaro. In tal modo costringe i ricattatori a scoprirsi, il che segnerà la loro fine.
Critica:
Ben articolato nella trama, non priva di situzioni impreviste e di una discreta dose di suspense, il film si giova, oltretutto, di un ritmo notevolissimo, capace di imprimere alle scene d’azione una concreta validità. Tonino Valerii ha diretto, insomma, con buon mestiere anche se a volte, e ci riferiamo alle scene di pura violenza, i toni risultano un po’ troppo marcati. Ben registrato Fabio Testi nel ruolo del gorilla e convincenti gli altri, (Il Messaggero - 22/11/1975)
A destra Claudia Marsani
Morte sospetta di una minorenne                                            1975
Regia: Sergio Martino
Musica: Gianni Marchetti
Cast: Claudio Cassinelli, Mel Ferrer,
Massimo Girotti, Jenny Tamburi,
Lia Tanzi
Trama:
Milano è sconvolta dal ripetersi di numerosi crimini tra i quali primeggia la scomparsa delle minorenni. Il commissario Paolo Germi, tutt'altro che fiducioso rispetto ai metodi tradizionali della polizia per indagare sull'assassinio di una certa Marisa e poi di Floriana e infine di Gloria si finge a sua volta piccolo scippatore e assume quale aiutante il ladruncolo, Giannino. Giunto con scarso successo sino all'equivoco Sindacato Milanese Collaboratori Domestici individua ed uccide il Menga un brigante che dirige ma non capeggia l'Anonima Sequestri. Nonostante abbia recuperato i due miliardi fruttati dal sequestro del figlio dell'industriale Porella mediante la precedente azione, il commissario viene diffidato dal continuare nelle indagini e nell'uso dei suoi violenti metodi. Date le dimissioni, il Germi stringe da vicino il banchiere Pesce, zio e violentatore della nipotina Marisa e di altre sue amichette. Infine, in mancanza di adeguati strumenti legali, lo affronta e lo uccide.
Critica:
Proseguendo il discorso su temi che non si possono condividere (l’impotenza dei servitori della legge, la necessità di usare maniere più forti, slegando la polizia dalle norme di un codice certamente antiquato ma da aggiornare in sensi positivo, la critica subdola e sottile alla magistratura), “Morte sospetta” ricalca una strada battuta e ribattuta. Lo fa con mestiere, attraverso un montaggio accorto, con una fotografia di buon livello che però eccede nell’uso del grandangolo. Punta su attori sicuri, collaudati, e lo spettacolo c’è. Nonostante alcune incongruenze che allo spettatore milanese non possono sfuggire (l’inseguimento di corsa dal Luna-park delle Varesine a piazzale Chiazzo, incredibile), Sergio Martino dimostra di aver registrato i meccanismi della regia. Un bel film! (C.R. - Il Giorno - 24/08/1975)
Claudio Cassinelli in una scena del film
Il giustiziere sfida la città                                                          1975
Regia: Umberto Lenzi
Musica: Franco Micalizzi
Cast: Tomas Milian, Joseph Cotten,
Femi Benussi, Maria Fiore, Silvano Tranquilli
Trama:
La banda Conti rapisce il figlio d'un ricco ingegnere lombardo e uccide un poliziotto privato che l'aveva smascherata. Per vendicare il fratello e liberare il ragazzo sequestrato, interviene un ex gangster, Rambo, divenuto servitore del tutto personale della giustizia. Rambo, usando come esca il cospicuo riscatto (due miliardi), mette la banda dei vecchio Paternò contro quella del Conti, sicché i due gruppi quasi si sterminano. Solo contro i superstiti spietati ed esasperati, conclude lo sterminio liberando il ragazzo. Il vecchio Paternò, ormai isolato e umiliato, si suicida, e Rambo riparte a cavallo della sua moto.
Critica:
Questo film merita di essere ricordato principalmente per il nome del personaggio: infatti, sei anni prima del Rambo interpretato da Sylvester Stallone, Milian lesse il libro First Blood, dal quale poi venne tratto il film statunitense. Il titolo di lavorazione del film era Rambo sfida la città.
Il film è anche un omaggio a Sergio Leone e al suo Per un pugno di dollari, del quale Il giustiziere sfida la città si può considerare una sorta di remake in chiave poliziesca.

Milano: il clan dei calabresi                                                     1975
Regia: Giorgio Stegani Casorati
Musica: Gianni Marchetti
Cast: Antonio Sabàto, Pier Paolo Capponi, Toni Ucci, Nicoletta Rizzi, Silvia Monti
Trama:
Paolo Mancuso, calabrese d'origine, emigra con la moglie a Milano in cerca di fortuna. Stanco di soffrire la miseria e la fame, non trova di meglio che cercare di arraffare miliardi inserendosi nel giro della malavita che controlla il traffico della droga e della prostituzione; e, in effetti scala i più alti vertici della mafia divenendo un temuto alto boss. Ma la sua fortuna scatena contro di lui la lotta delle bande rivali. Braccato si rifugia in un laboratorio biologico dove viene morsicato da una cavia portatrice di virus letali. Destinato a morire certamente entro 20 ore, decide di trascinare molti dei suoi avversari nelle tenebre della morte. Mentre la moglie cerca disperatamente il farmaco per guarirlo, Paolo viene aggredito da un'orda popolare e lapidato da baraccati.
Critica:
Salita e caduta di uomo, con tentativo di una vaga, e qualunquistica analisi sociologica, sono rappresentate con efficacia dal regista Giorgio Stegani, padrone dei mezzi cinematografici che gli consentono di mantenere tensione per tutto l’arco della vicenda.Tensione e nient’altro. Antonio Sabàto, sia pure con qualche riserva, è un buon protagonista. Meglio di lui Nicoletta Rizzi, intensamente espressiva, e Silvia Monti. […] C’è anche una trovatina che vorrebbe collegare i giorni del dopoguerra milanese agli attuali: le scene finali, drammatiche, sono girate in un villaggio di catapecchie che ricorda, nella struttura, nei personaggi che la popolano, persino nel dinamismo della scena,”Miracolo a Milano”. Ma anche qui siamo ad un gioco tutto di testa, non approfondito, e perciò non attendibile. (C.R. - Il Giorno - 31/05/1975)

La polizia interviene: ordine di uccidere!                               1975
Regia: Giuseppe Rosati
Musica: Paolo Vasile
Cast: Leonard Mann, James Mason,
Stephen Boyd, Enrico maria Salerno,
Janet Agren, Antonella Murgia, Franco Interlenghi
Trama:
Rapito un industriale, alcuni banditi uccidono i due poliziotti che li inseguivano. Convinto che entrambi i fatti, ultimi di una serie, abbiano una motivazione politica - favorire, alimentando l'irritazione popolare, l'avvento di un regime antidemocratico - il capitano di polizia Mario Murri imbocca ben presto con coraggiosa e spregiudicata indagine la pista giusta: scopre, cioè, che a muovere le fila del piano sovversivo sono il senatore Leandri e il finanziere Lanza. Costoro cercano allora di liberarsi di lui dapprima allontanandolo da Roma, poi sparandogli addosso (nell'attentato invece, muore la fidanzata del Murri). Vinto ogni scrupolo di legalità, il capitano passa all'azione: uccide Lanza e altri membri della banda, mette alle corde Leandri costringendolo a vuotare il sacco. Lo attende un'amara sorpresa: tra gli affiliati dell'organizzazione terroristica figura un suo amico, il maresciallo Costello. Durante un drammatico colloquio con costui, il capitano rischia di lasciarci la pelle: gliela salva il tempestivo intervento di un collega.
Critica:
I “ film d’ordine” sono come una “decalcomania”: uguali l’uno all’altro nel loro assunto reazionario, teso a dimostrare la necessità di leggi repressive. Qui, nel film di Rosati, in verità si indica nel rafforzamento dell’apparato di polizia un mezzo per difendere l’ordine repubblicano, ma è una tesi espressa troppo fra le righe, soffocata com’è dalla figura tutta “giustiziere della notte” del protagonista. […] La regia, come s’è detto, è di Giuseppe Rosati e non esula molto dal cliché del filone d’ordine, mentre gli interpreti rivelano un certo impegno: Leonard Mann, l’intramontabile James Mason, l’incisiva Antonella Murgia, che risulta validamente calata nel suo personaggio, Fausto Tozzi, Stephen Boyd. (Leo - Il Messaggero - 07/09/1975).

Ordine firmato in bianco                                                          1975
Regia: Gianni Manera
Musica: Carlo Savina
Cast: Mario Pisu, Gianni Manera, Herb Andress
Trama:
Un personaggio misterioso intercetta una comunicazione telefonica di un industriale romano ed apprende che questi riceverà una grossa somma da una banca straniera. Il capo di una banda mafiosa, formata da tre uomini e da tre giovani donne, riceve ordini segreti da una "grande famiglia" palermitana per la conquista del malloppo. In mancanza di ulteriori disposizioni, la banda festeggia in Abruzzo il colpo riuscito; ma la sfrenata vacanza e le accese dispute vengono intervallate da delitti allucinanti che assottigliano i banditi. Chi opera nell'ombra, come apparirà solo alla fine, non è il superstite capobanda Luca Albanese, bensì un magistrato mafioso che, scoperto si ucciderà confessando che il potere della "famiglia" supera la maestà della "Legge". Sullo sfondo di una impresa mafiosa, un vero e proprio giallo con la sua brava teoria di cadaveri e con il classico colpo di scena finale. Bene impostato nelle sequenze della rapina, il film fa leva, soprattutto, sulla tensione che scaturisce dal mistero che circonda i delitti, riuscendo a promuovere nello spettatore un discreto interesse. Di mestiere la regia di Gianni Manera, che interpreta, peraltro, con impegno, il ruolo di Luca Albanese.

L'ultimo treno della notte                                                         1975
Regia: Aldo Lado
Musica: Ennio Morricone
Cast: Enrico Maria Salerno, Macha Meril, 
Franco Fabrizi, Flavio Bucci, 
Trama:
Alla vigilia di Natale la sedicenne Elisa Stradi figlia di un chirurgo, parte con la cugina Margareth dalla Germania per l'Italia, dove l'attendono i suoi genitori. In Austria costrette a cambiar treno per paura di un attentato le ragazze su un semideserto convoglio diretto a Verona diventano vittime di due giovani delinquenti e di una signora borghese la cui apparente rispettabilità cela una sfrenata lussuria. Gettatasi dal treno e morta Margareth i tre si liberano nel medesimo modo di Elisa. Ormai sicuri di averla fatta franca, una volta scesi dal treno gli assassini incappano nel padre di Elisa che, avuta prova dei delitti, si vendica ferocemente. Solo l'istigatrice si salva, spacciandosi per vittima a sua volta dei due giovani.
Critica:
Lezione sulla violenza con alcune immagini di grande effetto e qualche sconfinamento nel cattivo gusto. Il regista Aldo Lado dimostra di saperci fare, quando non esagera. Tiene sospesa l’attenzione con mezzi semplicissimi (una ossessiva colonna sonora a base di armonica a bocca, il gioco spettrale delle luci), ma non va oltre il fatto, non riesce a dare uno spessore alla storia che, del resto, si avvia ad un incredibile finale. Gli attori giovani che danno corpo alle immagini di due violenti finiscono con l’occupare tutto lo schermo, lasciando ai margini gli altri, ed è un difetto della struttura, perché così la lezione presunta si trasforma in esaltazione della violenza. (C.R. - Il Giorno - 23/05/1975)

Una scena del film
A tutte le auto della polizia                                                      1975
Regia: Mario Caiano
Musica: Coriolano Gori
Cast: Antonio Sabàto,
Enrico Maria Salerno,
Gabriele Ferzetti,
Luciana Paluzzi, Bedy Moratti
Trama:
Fiorella Icardi, figlia sedicenne di un celebre chirurgo romano, scompare misteriosamente e viene poi ritrovata cadavere sul fondo del lago di Albano. Un colpo d'arma da fuoco alla nuca ed altri indizi fanno dapprima concentrare i sospetti della polizia, che si è messa alacremente al lavoro su di un certo Enrico Tummoli, detto Mammone, incallito guardone e proprietario di una trattoria. Seguendo le mosse di Carla, una compagna di scuola di Fiorella, si viene a scoprire un vero e proprio traffico di minorenni di buona famiglia, diretto da Franz Hekker (alias Franz Pagano), di origine olandese. Nel giro è implicato pure il Consigliere Mordini, più volte ministro e grande nume protettore di Icardi, il questore, però è stranamente interessato ad attribuire tutte le colpe ad Enrico Tummoli ed a chiudere subito la faccenda. Questo anziano vizioso viene però eliminato e la stessa sorte tocca al ginecologo della casa di appuntamenti ed allo stesso Franz Pagano. Le tracce dei copertoni dell'auto e la verifica di altri particolari conducono, infine, lo zelante Commissario Carraro a mettere le mani sul pluriomicida dott. Giacometti, collega ed amico di famiglia di Icardi.
Luciana Paluzzi
Critica:
Pur avendo a disposizione una schiera di attori collaudati Caiano non riesce ad imprimere il ritmo giusto al racconto. Ci sono pause e ristagni, inutili sottolineature grandguignolesche, il ricorso ad espedienti logori, insomma una cinematografia di serie minore. Antonio Sabàto ed Enrico Maria Salerno sono i due commissari. Non molto convinti, a dire il vero. Si vede anche in qualche scena Gabriele Ferzetti. (Il Giorno - 10/09/1975).

Macrò - Giuda uccide il venerdì                                              1975
Regia: Stelvio Massi
Musica: Nico Fidenco
Cast: Leonard Mann, Franco Citti,
Angelo Infanti, Sophia Kammara   
Trama:
Opera prima di Stelvio Massi, uscita postuma a  Squadra Volante e completamente ignorata. Una prostituta di alto bordo conosce il capo di un gruppo di hippies, ne subisce il fascino gentile e si avvia sulla strada della redenzione ma interviene il racket della prostituzione che massacra il giovane e la costringe a tornare alla sua vecchia vita.
 
Il torcinaso (Quando il sangue diventa bollente)                   1975
Regia: John Hencker (Giancarlo Romitelli)
Musica: Alberto Baldan Bembo
Cast: Dagmar Lassander, Giorgio Ardisson,
Alice Arno, Lorenzo Piani, Gilda Arancio
Trama:
Una ricca signora di origine americana e nota come "Madame", è solita appropriarsi di tutto ciò che attira la sua cupidigia. Quando ascolta il professor Aristotele, un greco fanatico di archeologia, decide di rubare diversi pezzi dal Museo Nazionale di Atene. A tale scopo si serve di Demetrios, già pregiudicato per spaccio di droga, che, a sua volta, ricatta il direttore George e lo costringe ad autorizzare Clo e le sue ragazze a fare un défilé nelle sale del museo durante le ore di chiusura. George, pressato dal commissario Stavros che sta indagando sulla scomparsa di alcuni sub ingaggiati da Demetrios, aggiunge alla compagnia la propria ragazza, Lisa. Involontariamente e a costo di grandi sacrifici, Demetrios, George e Lisa, intralciano l'operazione e assicurano alla Grecia i preziosi pezzi adocchiati dai furfanti che in definitiva, sono il commissario e la straniera. I due, lasciata frettolosamente e a mani vuote la Grecia, studiano le possibilità di saccheggio di Valle Giulia a Roma.
Nel 1979 il film è stato rieditato con il titolo: “Quando il sangue diventa bollente”.

Dagli archivi della polizia criminale                                        1975
Regia: Paolo Lombardo
Musica: Elvio Monti
Cast: Edmund Purdom, Giulio Donnini,
Alan Steel, Enzo Fiermonte
 Trama:
Dall'archivio della polizia criminale di Londra il poliziotto infedele Larsen sottrae un microfilm con la documentazione dei crimini di Cosa Nostra (sezione capeggiata dal siciliano John il Maltese) per consegnarlo alla banda rivale che fa capo ad Astruan il Tunisino. Alla caccia del microfilm si scatenano, oltre alle due bande, il detective Teddy e la sua amica Jane, inviata speciale del Times. Tutti si insidiano, si spiano, si scontrano, fino a che la banda di Joe in trasferta a Tunisi stermina quella avversaria e si ritira dopo aver distrutto il microfilm. Ovviamente il microfilm buono resta nella mani di Teddy, che lo riporta nel malsicuro archivio londinese.

Piedone a Hong Kong                                                               1975
Regia: Steno (Stefano Vanzina)
Musica: Guido e Maurizio De Angelis
Cast: Bud Spencer, (Carlo Pedersoli)
Enzo Cannavale, Kurt Ripberger, Al Lettier

Trama:
Il commissario Rizzo è alle prese con una misteriosa organizzazione criminale che traffica in stupefacenti. Per saperne di più parte per Hong Kong dove, presumibilmente, si nasconde il capo di tutta la banda. Ad aiutare il poliziotto italiano c'è Sam Accardo, un collega del Narcotic Bureau.
Secondo film della serie “Piedone” interpretato da Bud Spencer dopo “Piedone lo sbirro” del 1973.

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