Anno 1977

La banda del trucido                                                           1977
Regia: Stelvio Massi
Musica: Bruno Canfora
Cast: Luc Merenda, Tomas Milian,
Massimo Vanni, Franco Citti, Katia Christine
Trama:
Subentrato al commissario Taddei, ucciso da un bandito, nella carica di capo dell'"Antirapine", il commissario Ghini pesca e consegna alla giustizia l'assassino del collega. Intanto, un altro pericoloso delinquente, il siciliano Belli, che si propone di rapinare due rappresentanti di gioielli, si fa prestare dal romano "Monnezza" - un criminale all'antica, esperto di borseggi e nemico della violenza - l'autista indispensabile al "colpo", il giovane "Ranocchia". Fallita la prima volta, la rapina ideata dal Belli, riesce alla seconda, ma a prezzo di una strage. Compiuto il colpo Belli uccide "Ranocchia", attirandosi contro stavolta, non solo Ghini, ma anche "Monnezza" e la sua banda. Insieme, pur agendo separatamente, i due riescono ad avere ragione del Belli: il commissario lo uccide; "Monnezza" si tiene il ricavato dei gioielli, che destina parte alla moglie di "Ranocchia", parte alla propria donna e parte agli amici che lo hanno aiutato a sbarazzarsi del Belli.
Secondo film della serie su Er Monnezza. La regia non è più di Umberto Lenzi, che aveva diretto Il trucido e lo sbirro e dirigerà La banda del gobbo, ma dello specialista in poliziotteschi Stelvio Massi.
Milian non è accreditato alla sceneggiatura, ma ha scritto tutti i suoi dialoghi.

Canne mozze                                                                        1977
Regia: Mario Imperoli
Musica: Manuel De Sica
Cast: Antonio Sabato, John Richardson,
Ritza Brown, Attilio Dottesio, Renata Franco
Trama:
Le famiglie Molé e Carraro sono in sanguinosa lotta da tempo immemorabile. Un giorno, avendo saputo che il fratello è stato ucciso dagli avversari di sempre, Giovanni Molé fugge dalla prigione per vendicarsi. Risultati vani gli appostamenti dei carabinieri, l'evaso raggiunge la zona natia e si nasconde in una villa apparentemente abbandonata. Il suo isolamento viene interrotto dall'arrivo della giovane e ricca padrona, Silvia, accompagnata dal novello marito Michele. Questi, che ha sposato la ragazza per interesse, tenta di reagire con il risultato di gettare Silvia tra le braccia del brigante e di farsi uccidere dal giardiniere Angelino Parise, che è dalla parte della famiglia Molé. Il rapporto amoroso potrebbe distogliere Giovanni dai suoi propositi di sangue, ma i killer dei Carraro - che nel frattempo hanno fatto parlare ed eliminato il Parise - violentano Silvia e vengono massacrati dal Molé che, tornato sul sentiero di guerra, raggiunge il mattatoio dei Carraro ove compie una strage e rimane a sua volta esanime al suolo. Silvia, che ha trascinato con sé i carabinieri, deve prendere atto di essere vedova del marito e dell'amante.
Critica:
Come il titolo lascia intravedere “Canne mozze” è una storia di lupare, e si svolge in un paesino sconosciuto dove esistono ancora questioni d’onore e la gente parla con accento siculo. […] Anche se gli ingredienti per la suspense a ben guardare ci sarebbero tutti, la vicenda non coinvolge molto, forse perché i personaggi - tutti antipaticissimi - sono appena tratteggiati, per giunta secondo cliché ormai consunti e tutto sommato inverosimili. Sul piano dell’azione pura, il film è deludente perché è troppo lunga l’attesa del macello conclusivo che appar inevitabile fin dalla prima battuta. F.Br. - Il Giorno - 06/08/1977
Mala, amore e morte                                                          1977
Regia: Tiziano Longo
Musica: Filippo Trecca
Cast: Femi Benussi, Gianni Macchia, Gigi Ballista
Trama:
Poliziesco semisconosciuto di Tiziano Longo.
Il titolo è già un concentrato di quegli elementi che caratterizzano vari filoni di sottoprodotti cinematografici italiani, assai fiorenti in questo periodo, ma la cosa più divertente è che nella pellicola non c’è amore, non c’è mala e tanto meno morte.
Al massimo si possono ammirare le grazie di Femi Benussi, la stupidità di un terzetto di delinquentelli che sembrano usciti da un fumetto e un poliziotto, che certamente non brilla per intelligenza.
Il regista Longo annaspa tra commedia dalle grezze battute e il poliziesco che non crea la minima emozione, ottenendo un risultato ben poco apprezzabile.
Sahara cross                                                                         1977
Regia: Tonino Valerii 
Musica: Riz Ortolani
Cast: Franco Nero, Michel Constantin,
Pamela Villoresi, Enzo Curcio, Michael Coby
Trama:
Alcuni tecnici dell'I.P.C. - International Petroleum Company - si trovano in Tunisia per costruire un oleodotto. Terroristi del "Movimento, per l'emancipazione del Terzo Mondo" cercano di impedirglielo sabotando i "pozzi". Quando uno dei tecnici muore in un'esplosione, i compagni inseguono e catturano gli autori dell'attentato, un uomo e una donna. Non li consegnano, però, alla polizia: il che, dopo alterne vicende, parrebbe un errore. Divenuti, infatti, da loro custodi, prigionieri dei terroristi, essi si trovano coinvolti in un sequestro aereo, attuato per estorcere all'I.P.C. un milione di dollari. Non soltanto, però, riusciranno a cavarsela, ma saranno anche i soli a godersi il "malloppo".
Critica:
Un mediocre minestrone di generi cinematografici: dal poliziesco al western, dall'avventuroso al dramma politico (invero un po' reazionario), poco interessante, un po' incongruente e molto ambiguo.

Il prefetto di ferro                                                               1977
Regia: Pasquale Squitieri
Musica: Ennio Morricone
Cast: Giuliano Gemma, Claudia Cardinale,
Stefano Satta Flores, Francisco Rabal
Trama:
Cesare Mori, già noto per la sua inflessibilità nel tutelare lo Stato e la Legge, viene mandato a Palermo verso la fine degli anni '20 quale Prefetto e con eccezionali poteri. Coadiuvato dal maggiore Spanò dei RRCC, il Mori ottiene confidenze prima ancora di raggiungere il capoluogo siciliano; poi, quando una famiglia intera viene sterminata per atterrirlo, reagisce affrontando personalmente e uccidendo il boss Antonio Capecelatro. Raccolti numerosi indizi, ma impossibilitato ad agire legalmente per la mancanza di prove o di testimonianze, il Prefetto decide di spaventare i mafiosi e nello stesso tempo di ridare al popolo un po' di fiducia nello Stato. Conduce personalmente una grossa azione di repressione del brigantaggio nel paese di Gangi ove, per snidare i briganti dai rifugi sotterranei, ricorre all'assedio e alla chiusura delle condotte d'acqua. La vittoria sui briganti, culminata con l'arresto e suicidio di Don Calogero Albanese, lo induce a volgersi contro i "gentiluomini", cioè la mafia più potente. L'irruzione nello studio notarile di Concetto Tarvisio gli mette in mano documenti che porterebbero all'arresto di mezza Sicilia. La pista più grave è quella che conduce, tramite testamento, da un povero vecchio morto nell'Albergo per i Poveri all'on. avv. Galli, federale fascista. Il colpo è troppo grosso: Mori, fatto senatore, dovrà recarsi a Roma; e il suo posto verrà trionfalmente rilevato dal camerata Galli. Prima di partire, il Prefetto di Ferro dichiarerà al buon Spanò: "Mi sento come un chirurgo che ha operato a metà; che ha fatto soffrire e non ha guarito".
Critica:
È, infatti, un western siciliano più che un'indagine storica sulla mafia, vicino a Sergio Leone più che a Francesco Rosi. Le musiche di Morricone rafforzano l'effetto. Pur doppiato (da Giuseppe Rinaldi), Gemma dà il suo diploma d'attore. Dall'omonimo romanzo di Arrigo Petacco (che l'ha sceneggiato con Ugo Pirro), è probabilmente il miglior film di Squitieri, sicuramente il più riuscito.
David di Donatello 1978: Miglior film a P. Squitieri.

No alla violenza                                                                   1977
Regia: Tano Cimarosa
Musica: Alberto Baldan Bembo
Cast: Paola Quattrini, Ninetto Davoli,
Massimo Mollica, Tony Racosta, Tano Cimarosa,
Rick Boyd, Martine Carel, Al Cliever
Trama:
La città di Messina è sottoposta a un impressionante dilagare della delinquenza tanto giovanile quanto organizzata da Rovisi il Calabrese e Morra, un siciliano reduce da Milano. Mentre il giovane commissario Ettore Moretti, amante della legge ma non alieno da misure "forti" non del tutto autorizzate, arresta pregiudicati e accorre ovunque è in atto una rapina o un sequestro di persona, durante un inseguimento l'auto dei banditi uccide la figlioletta di Tano un modesto operaio. Questi inizia una sua guerra privata di purificazione e di vendetta e il terreno pullula di bersagli poiché ai delitti precedenti si sono aggiunti il sequestro della moglie di un facoltoso ingegnere e le aggressioni al giornalista Franco e alla di lui moglie Lidia, colpevoli di una campagna aperta sulla stampa contro la mala dilagante. Tano, procedendo per il suo solitario cammino, perviene al rifugio dove viene trattenuta la signora Corsi, moglie dell'ingegnere ricattato, Riesce a liberare la donna ma, per tragico equivoco, viene scambiato per un bandito dalla polizia accorsa e ucciso da un tiratore scelto.

Squadra antitruffa                                                              1977
Regia: Bruno Corbucci
Musica: Guido e Maurizio De Angelis
Cast: Tomas Milian, David Hemmings,
Leo Gullotta, Massimo Vanni, Anna Cardini
Trama:
Il maresciallo Nico Giraldi della questura romana, indaga, coadiuvato da un flemmatico detective inglese su una colossale truffa ordita ai danni dei Lloyd di Londra da una misteriosa gang. Disseminata di cadaveri, i furfanti eliminano ogni possibile testimone - la pista seguita dal maresciallo lo conduce anche a San Francisco dove egli può finalmente mettere le mani su uno dei truffatori. Al suo arrivo a Roma, ammanettato, anche costui verrà ucciso, ma Giraldi avrà ormai abbastanza prove per risalire al capo della gang e arrestarlo.

Onore e guapparia                                                              1977
Regia: Tiziano Longo
Musica: Elio Maestosi, Filippo Trecca, Pino Mauro
Cast: Mario Carretta, Massimo Deda,
Francesco Gioielli, Nunzia Greton, Laura Grey,
Giulio Lenzetti, Franco Marino, Patrizia Pellegrino Trama:
Guappo e re del contrabbando di sigarette, Don Gennaro Esposito, gode di primato assoluto nel suo quartiere "La Sanità" e viene onorato in tutta Napoli. Un giorno, dopo una lunga permanenza a Milano, torna in città Don Giggino O'Barone, un ragazzo di cui Don Gennaro ha favorito la fuga più per impedirne le intemperanze che per meritato interessamento. Il nuovo venuto, infatti, forte di organizzazioni criminali del Nord, offre a Don Gennaro forti cointeressi nello smercio della droga; e, posto di fronte a uno sdegnoso rifiuto, inizia senza scrupoli un "lavorio ai fianchi" del maturo boss delle sigarette: un carico clandestino di don Gennaro viene denunciato alla polizia; poi viene diffusa la voce che Donna Concetta, moglie dell'Esposito, lo abbia tradito con O'Barone, sua antica fiamma; in seguito, previa denuncia alla Polizia, si cerca di implicare Don Gennaro nel contrabbando della droga usando delle sue barche. Don Gennaro risponde ad ogni colpo; ma, quando si profila nell'aria un attacco diretto alla giovane figlia Assunta, l'Esposito si trova costretto a scendere in campo secondo il vecchio sistema.Nel corso di un notturno "duello rusticano", Don Giggino rimane morto in un oscuro vicolo e Don Gennaro denuncia il proprio assassinio, "compiuto per ragioni d'onore.

La via della droga                                                                1977
Regia: Enzo Girolami Castellari
Musica: I Goblin
Cast: Fabio Testi, David Hemmings,
Sherry Buchanan, Joshua Sinclair, Massimo Vanni
Trama:
L'ufficio romano dell'Interantional Narcotic Bureau, diretto da Mike, convinto che il traffico internazionale della droga abbia il suo centro di smistamento nella capitale italiana, decide di inserire un proprio agente nelle file dell'organizzazione criminale. Fabio, giunto a Fiumicino da Hong Kong con un quantitativo di droga, si fa scoprire e arrestare. In tal modo riesce a prendere contatto con Gillo e Vera, più vittime che criminali della droga, e, per loro mezzo, Fabio prende contatto con gli uomini di Le Roy, il boss di una organizzazione americana che, nascosta dietro il paravento di un istituto farmaceutico, da Roma distribuisce la merce trattata in un laboratorio clandestino. Per quanto seguito costantemente a distanza da Mike, Fabio non ha la vita facile tanto per la diffidenza degli uomini con cui deve trattare, tanto per il fatto che la polizia comune, tenuta per prudenza all'oscuro dell'operazione lo attacca più volte. Per conquistarsi la fiducia di Le Roy, il coraggioso agente è costretto a fungere da corriere. Alla fine, quando ha nelle mani le chiavi del mistero, è ormai anche scoperto dai criminali contro i quali è costretto a battersi da solo.

Operazione Kappa: (Nucleo antirapina) sparate a vista            1977
Regia: Luigi Petrini
Musica: Vince Tempera, Fabio Frizzi
Cast: Mario Antoni, Mario Cutini, Agnes Kalpagos, Marco Marati, Daria Norman, Patricia Pilchard,
Trama:
Il pariolino Jo Arbelli, fatta occasionale amicizia con il popolano Paolo Soprani, gli racconta di non essere riuscito a possedere Anna, la propria amichetta. Recatisi nell'appartamento di Anna, i due giovanotti l'aggrediscono e lasciano morente una vicina, accorsa in aiuto della ragazza. Inseguiti dalla polizia, i due sequestrano una quindicina di clienti del ristorante annesso all'Hotel Continental; quindi ricattano il commissario Aldovrandi, che è accorso ed ha stretto d'assedio lo stabile, chiedendo un miliardo in lingotti d'oro, una automobile e un aereo per espatriare. Il funzionario, mentre chiede tempo sino all'alba del giorno successivo, predispone un tiratore scelto in luogo acconcio. Nelle ore che seguono, Paolo si intenerisce grazie alle parole sensate di una donna sola; ma Jo diviene sempre più feroce. Il Soprani, dopo la morte di due ostaggi, viene colpito e muore. L'Arbelli, deciso a continuare nella folle impresa, prende il largo con una ragazza di cui si fa scudo. Ma è stato colpito a morte dal tiratore e finisce per infrangersi contro un mezzo pesante.

Torino centrale del vizio                                                      1977
Regia: Bruno Vani (co-regia Renato Polselli)
Musica: Non disponibile
Cast: Rita Calderoni, Tony Matera
Trama:
L'amore ostinato di Mirco per la moglie Hellen, venduta ai vizi dell'alta borghesia torinese, e ricattata da alcuni loschi figuri coinvolgendo anche il marito.
La storiella di fondo è poco più che un pretesto per mostrare qualche scena pseudo-erotica alternata a scazzottate e pestaggi. In ogni caso quel che colpisce di più è l'assoluta inverosimiglianza della storia e la scarsa professionalità dell'insieme.

Goodbye e amen                                                                   1977
Regia: Damiano Damiani
Musica: Guido e Maurizio De Angelis
Cast: Tony Musante, Claudia Cardinale,
John Forsythe, Renzo Palmer, John Steiner,
Gianrico Tondinelli, Anna Zinnemann
Trama:
Con base in Roma, la C.I.A. sta per compiere un attentato politico in un Paese africano. L'operazione è diretta dall'agente John Dhannay che, già in pericolo per precedenti imprese sbagliate, ora si trova all'improvviso di fronte a un ostacolo in apparenza insormontabile: l'amico e addetto all'ambasciata americana Harry Lander, oltre ad avere preso contatti con un emissario del Paese in questione (evidentemente per svelargli i piani della C.I.A.), da una terrazza dell'Hilton ha ucciso due persone poi si è barricato in un appartamento con due ostaggi, l'attorucolo americano Jack Perry e l'adultera dama italiana De Mauro. Dhannay cerca di collaborare con il commissario Moreno della Mobile romana; non riesce a impedire che, dietro richiesta del sequestratore, vada a mettersi nelle sue mani anche l'ambasciatore statunitense Carson; scopre che il pazzo omicida non è Harry, al mare con l'amante Maria Soli, bensì un reduce dalla Tailandia con i nervi a pezzi, certo Donald Grason. Con abile e cinica mossa, Dhannay inserisce nella fuga finale il traditore Lander cosicchè sia lui che Perry rimangono morti sul terrazzo dell'Hilton. Moreno, che è l'unico ad avere compreso lo svolgersi dei fatti, tace lasciando che gli U.S.A. discutano su questa sorta di regolamento di conti tra loro cittadini.
Critica:
Senza troppe pretese, un film italiano sulla CIA che tende più al thriller che al film-denuncia. Tratto da un Segretissimo Mondadori (Sulla pelle di lui, di Francis Clifford). Il migliore del gruppo è J. Steiner.
L'avvocato della mala                                                         1977
Regia: Alberto Marras
Musica: Ubaldo Continiello
Cast: Mel Ferrer, Ray Lovelock,
Orazio Orlando, Umberto Orsini,
Gabriele Tinti, Ileana Carati, John Steiner
Trama:
Mario Gastaldi, giovane avvocato senza lavoro e senza soldi, accetta, per cinque milioni di compenso, di fare da intermediario, in un affare di quadri rubati, tra il "boss" Peseti, specializzato nel traffico illegale di opere d'arte, e l'ingegnere Farnese, insospettabile organizzatore di sequestri di persona. Incassati dal Farnese, per due Gauguin, trecento milioni da consegnare a Peseti, Mario se li fa rapinare, naturalmente d'accordo con loro, da quattro ladruncoli coi quali poi li spartirà. I soldi, però, sono inservibili, almeno per loro, poiché provengono da un sequestro di persona e sono "segnati": dopo aver fatto uccidere da un killer l'ingegner Farnese, da lui ritenuto autore della falsa rapina, Peseti ne scopre poi il vero ideatore. Sequestrandogli la ragazza Paola, il "boss" costringe Mario a consegnargli le chiavi della cassetta di sicurezza in cui ha nascosto i trecento milioni. Il previdente avvocato riuscirà tuttavia, dopo essere sfuggito, con Paola, ad un agguato del killer di Peseti, a far scattare le manette intorno ai polsi del boss e dei suoi accoliti.
Corleone                                                                              1977
Regia: Pasquale Squitieri
Musica: Ennio Morricone
Cast: Giuliano Gemma, Claudia Cardinale,
Stefano Satta Flores, Orazio Orlando,
Remo Girone, Michele Placido, Francisco Rabal
Trama:
Nella Corleone degli anni '50 due amici, Michele Labruzzo e Vito Gargano, cercano di impostare la propria vita in modo antitetico: il primo, capeggiando i contadini nelle rivendicazioni sindacali e nella conquista delle terre, si contrappone al Barone Miceli e al boss che lo rappresenta, Don Giusto Provenzano. Vito, deciso a primeggiare seguendo la strada mafiosa, diviene l'uomo di fiducia del Provenzano, accettando di uccidere Michele per poi dirigere le tenute del Barone. Privo di scrupoli, Gargano conquista gli animi dei dipendenti; si attornia di uomini fidati e armati; tira dalla sua parte personalità potenti inviando al Parlamento come onorevole l'avvocato Calìa e inserendo presso le banche il ragionier Lo Cascio. Dopo aver sposato Rosa, l'antica fidanzata di Michele alla presenza di Don Giusto, Vito lo affronta sul campo della stessa Palermo; prima lo tradisce negli affari immobiliari e poi lo stermina insieme alla sua famiglia. Ormai scatenato, rispettato dalla Mafia locale e da quella americana, il giovane boss nel giro di una ventina d'anni diviene troppo potente, suscitando allarme negli ambienti politici.
Nel corso di un primo clamoroso processo, difeso dall'onorevole Calìa, Vito ottiene l'assoluzione piena grazie alla scomparsa dei documenti relativi alle attività della V.I.G.A. (Vendita all'Ingrosso Generi Alimentari); ma non riesce a evitare un secondo ordine di cattura. Questa volta, però, i poliziotti che hanno l'ordine di arrestarlo vengono preceduti da un oscuro e implacabile sicario.
Critica:
Il film è una sorta di dossier sulla mafia che, nel giro di 20 anni, da siciliana diviene nazionale e internazionale, dall'ambiguo protezionismo sui contadini passa agli affari immobiliari, al traffico della droga, allo strapotere propiziato dalle corruzioni negli ambienti politici e finanziari, aggiungendo alle tradizionali criminalità i sequestri con forti ricatti e l'illegale espatrio di capitali. Camminando su di una strada nota, tenendo d'occhio i film propri e quelli di altri sulla medesima materia, il regista dimostra di trovarsi a proprio agio e propone un dramma di ampio respiro, ben registrato e giustamente terrificante.
“Segnalazioni cinematografiche”, vol. 85, 1978

Polizia selvaggia                                                                 1977
Regia: Guido Zurli
Musica: Mario Bertolazzi
Cast: Piero Fabiani, George Ardisson, Karin Well
Trama:
Poliziesco italiano - praticamente sconosciuto - girato in Turchia.

La bravata                                                                            1977
Regia: Roberto Bianchi Montero
Musica: Nico Fidenco
Cast: Silvano Tranquilli, Venantino Venantini,
Franca Gonella, Ajita Wilson, Umberto Liberati
Trama:
Cinque ragazzi della Roma "bene" - Mario, Piero, Giorgio, Luca e Fabio - rubano a due camionisti affiliati a un'organizzazione clandestina di esportatori di valuta tre auto destinate a raggiungere la Svizzera: nascosti in una di esse ci sono quattro miliardi. Alla guida di quest'ultima Mario incappa nella polizia, uccide un agente ma viene a sua volta gravemente ferito. Mentre Walter, uomo dell'organizzazione, trova una traccia per risalire ai cinque, Mario si rifugia nella villa di una loro amica, Patrizia, che lo affida alle cure del dottor Milani, un medico radiato dall'Albo. Per giustificare agli occhi dei suoi familiari la sua prolungata assenza da casa, i suoi amici inscenano un sequestro di persona, che frutta loro un miliardo. Subito dopo, però, Mario scompare (verrà ripescato cadavere in un'auto gettata in un lago), mentre la polizia irrompe nella villa di Patrizia in tempo per arrestare i suoi amici e uccidere Walter, che era riuscito finalmente a scoprirli. Dei quattro miliardi però, non v'è traccia: a goderseli, infatti, sono il dottor Milani e la sua amica Jeannette, ai quali si deve anche l'uccisione di Mario.

Quelli dell'antirapina - Quattro minuti per quattro miliardi    1977
Regia: Gianni Siragusa
Musica: Mino Reitano, Franco Reitano
Cast: Antonio Sabato, John Richardson
Lea Lander, Giovanni Brusatori
Trama:
Il giovane Raffaele, condannato all'ergastolo per omicidio, costringe l'"avvocato" Francesco Vitale - il quale benché in prigione per un crimine precedente è riuscito a organizzare un furto di quattro miliardi ai danni di una banca - a tirarselo dietro quando i suoi tre complici, autori materiali del "colpo" lo fanno evadere. I due si separano secondo i patti ma quando compiuta una rapina e uccisi due carabinieri, ha bisogno di nascondersi, Raffaele piomba nella villa in cui Francesco sta nascosto coi complici e l'amica Peggy, obbligando l'avvocato a dargli ricetto.
Mentre si aspetta il momento in cui questi deciderà il recupero e la spartizione dei miliardi - nascosti in un luogo sicuro - Raffaele scopre che i suoi ospiti involontari cui si è aggiunto intanto l'amante di Peggy, mirano con segrete alleanze tra l'uno e l'altro a far fuori il resto della banda. Riuscito il confuso gioco in gran parte e rimasto in vita con Raffaele, soltanto l'avvocato, questi ha l'amara sorpresa di scoprire che il giovane, non è un delinquente (tutti i suoi delitti sono stati una finzione prefabbricata coi superiori) ma un carabiniere del "servizio antirapina". Non gli resterà, a quel punto, che tornare in carcere.
Critica:
Sempre più identiche a se stesse scivolano indistinte sugli schermi italiani le avventure dei soliti poliziotti di casa nostra che hanno trovato in Antonio Sabato (barba lunga di due giorni e sorriso semiebete stampato sul viso) un interprete ormai rodato. Ieri difensore della giustizia intraprendente e poco rispettoso della legge, oggi finto ladro che, con uno stratagemma, riesce a farsi reclutare.
P.Me. (Paolo Mereghetti) - Il Giorno - 21/05/1977

Napoli si ribella                                                                   1977
Regia: Michele Massimo Tarantini
Musica: Franco Campanino
Cast: Luc Merenda, Claudio Gora,
Enzo Cannavale, Marianne Comtel
Trama:
Proveniente da Milano e con la fama di duro oltre che di sagace inquirente, il commissario Mauri Dario si trova immediatamente alle prese con un colpo effettuato nelle cassette di sicurezza di una banca di Napoli. Coadiuvato dal maresciallo Capece Nicola, il milanese si butta a testa bassa contro la mala locale capeggiata da Domenico Laurenzi, imprendibile anguilla, difesa costantemente con successo dall'avvocato Cerullo. I due poliziotti, inclini a interpretare il caso come una questione di furto di gioielli, vengono indotti a fiutare la realtà dai disegni di Luisa, una bambina ospite-prigioniera del Laurenzi tra l'altro colpevole dell'assassinio della madre della piccola. Solo dopo il succedersi di diverse stragi e dopo avere rischiata la propria vita, Dario e Nicola scoprono che il boss partenopeo è stato tradito da un suo dipendente che gli ha sottratto una grossa quantità di droga e lo ha messo nell'impossibilità di far fronte a impegni presi con briganti internazionali.
La banda del gobbo                                                              1977
Regia: Umberto Lenzi
Musica: Franco Micalizzi
Cast: Tomas Milian, Pino Colizzi, Isa Danieli,
Sal Borgese, Luciano Catenacci
Trama:
Tornato a Roma dopo alcuni mesi di latitanza in Corsica, Vincenzo Marazzi dello "Il Gobbo" assalta, con i complici Perrone, l'Albanese e il Sogliola, il furgone portavalori di una banca. Compiuto il colpo i soci gli sparano addosso. Il Gobbo si salva e si rifugia in casa di una prostituta sua amica, preparandosi alla vendetta. Uccide il Sogliola chiudendolo in una cella frigorifera; si sbarazza dell'Albanese con un colpo di rivoltella; fa morire di paura il Perrone minacciandolo con un trapano. Per poter scovare il nascondiglio del criminale e della banda che egli intanto ha messo insieme, la polizia si serve di "Monnezza", suo fratello gemello, ma sia questi che il Gobbo si prendono facilmente gioco degli agenti. Finalmente, il commissario Sarti ed i suoi uomini, riescono a sorprenderlo, ma mentre la sua banda è costretta ad arrendersi, il Gobbo si sottrae alla cattura fuggendo in auto. Sull'autostrada la macchina sbanda e precipita nel Tevere, scomparendo sott'acqua. Ma, chissà, forse il Gobbo è riuscito ancora una volta a cavarsela.
Critica:
Con questo film Umberto Lenzi e Tomas Milian resuscitano il Gobbo, personaggio già presente nel precedente Roma a mano armata e qui promosso protagonista, con due piccoli cambiamenti: il cognome - non più Vincenzo Moretto ma Vincenzo Marazzi - e la gobba, che si sposta da sinistra a destra. Il personaggio è sempre interpretato da Tomas Milian, che qui si sdoppia interpretando anche il fratello gemello del Gobbo, Er Monnezza. Tomas Milian ha scritto i dialoghi del Gobbo e del Monnezza.
Pare che uno dei tanti motivi della fine del rapporto tra Lenzi e Milian sia il monologo sui ricchi che l'attore fa al ristorante, alla fine del film. Monologo che tra l'altro ha molte similitudini con quello che poi Al Pacino farà nel 1983 in Scarface di Brian De Palma.
Si tratta di un nuovo episodio delle avventure di “Monnezza”, il borgataro romano già protagonista dei campioni d’incasso “Il trucido e lo sbirro” e “La banda del trucido”. Anche questa volta c’è Tomas Milian addirittura in doppio ruolo: quello di “monnezza” e di un suo fratello gemello, ma con in più una vistosa gobba. Rispetto ai due precedenti, il film non presenta molte novità. Un linguaggio piuttosto colorito, molta azione e una descrizione di ambiente alquanto sommaria e improbabile. Di nuovo c’è invece l’abbandono di un certo qualunquismo forcaiolo che aveva caratterizzato finora il “poliziesco all’italiana” e dal quale lo stesso Lenzi non era rimasto troppo immune. Comunque il regista ha ormai una grossa esperienza nel genere e conosce a menadito le corde da toccare per far presa sul pubblico. Il quale non mancherà di apprezzare la versatile esuberanza del doppio Tomas Milian, che è ormai un notevole caratterista anche se non sempre sfruttato come dovrebbe.
Leo - Il Messaggero - 11/09/1977

Ritornano quelli della calibro 38                                       1977
Regia: Giuseppe Vari (Joseph Warren)
Musica: Lallo Gori
Cast: Antonio Sabato, Giampiero Albertini,
Dagmar Lassander, Max Delys,  Rik Battaglia
Trama:
Una potente banda, il cui capo è noto soltanto a pochissimi dei suoi membri, taglieggia i negozianti, che per paura non parlano. Finalmente, però, il maresciallo Tinto Baragli, dirigente della squadra antiracket, mette le mani su uno degli esattori della banda, dal quale ottiene preziose informazioni. Messo sull'avviso, il capo del racket elimina tutti coloro che potrebbero condurre la polizia fino a lui. Intercettando una sua telefonata, Baragli riesce egualmente a individuarlo. Essendogli preclusa la fuga in aereo, il bandito si asserraglia allora in una scuola di campagna, tenendo in ostaggio maestra e alunni. In risposta a un'incauta mossa di Baragli, il criminale uccide l'insegnante e costringe perciò il questore ad accettare le sue condizioni. Ma il maresciallo è di diverso avviso, ed uno dei suoi uomini, un tiratore scelto, fulmina il bandito.
Critica:
La pellicola non si discosta molto da altre consimili puntando tutto sulla spettacolarità e sulla violenza che ormai, purtroppo, è dilagata dallo schermo sulle strade italiane. A suo merito va detto però che è meglio articolata di molte altre, grazie soprattutto all’agile sceneggiatura di Ettore Sanzò.
A parte infatti i soliti inseguimenti, sparatorie etc, vi si trova una certa dose di suspense abilmente dosata secondo i classici meccanismi del “giallo” con l’inevitabile sorpresa finale.
Leo - Il Messaggero - 27/05/1977

Napoli spara!                                                                        1977

Regia: Mario Caiano
Musica: Francesco De Masi
Cast: Henry Silva, Leonard Mann,  Ida Galli,
Massimo Deda, Tommaso Palladino, Adolfo Lastretti
Trama:
Napoli è sottoposta a una sorta di bombardamento a tappeto dal bandito Santoro, sicuro della protezione del padrino Don Alfonso. Il giovane commissario Belli, nonostante la buona volontà e l'appoggio di una squadra speciale comprendente un finto tassinaro, un motociclista, due barboni e lo scugnizzo Gennarino, non riesce a impedire al bandito di rapinare un treno dirottato, di assalire banche, di far saltare stabili e di seminare morti oltre che panico. Neppure il tentativo di mettergli contro una banda rivale conduce a migliori risultati. Finalmente catturato e messo in prigione, il Santoro ne evade per intervento dell'anziano boss e il commissario Belli viene addirittura sospettato dai suoi superiori di amicizia con il boss. A questo punto, l'unico modo per incastrarlo è tendergli una trappola...
Critica:
Il film, nonostante la banalità della trama, non mancherà però di soddisfare gli appassionati del genere, zeppo com’è di azione, di sangue e di sparatorie. Inoltre, qualche sporadica punta patetica e un montaggio velocissimo e ben congegnato, meritevole senz’altro di miglior causa, contibuiscono a distaccarlo un po’ dalla squallida produzione corrente.
Pep. (Massimo Pepoli) - Il Messaggero - 13/03/1977
Poliziotto sprint                                                                   1977
Regia: Stelvio Massi
Musica: Stelvio Cipriani
Cast: Maurizio Merli, Giancarlo Sbragia,
Orazio Orlando, Lilli Carati, Glauco Onorato
Trama:
L'agente Marco Palma, della "squadra mobile" romana, è chiamato il "matto", dai colleghi, non tanto per il suo carattere quanto perché, dominato da una vera passione per le auto e la velocità, si getta in spericolati inseguimenti per le vie della capitale, con conseguenze talvolta disastrose sia per sè, sia per gli sfortunati che gli siedono accanto. Malgrado ciò, quando le imprese di un rapinatore francese, il Nizzardo, famoso per la bravura con cui guida la sua Citroen, stanno ridicolizzando la polizia, il maresciallo Tagliaferri affida a Marco una potente Ferrari e il compito di riuscire, attirando l'attenzione dell'insolito criminale - ai cui occhi si spaccerà per un pregiudicato - a entrare a far parte della sua banda. Pur se un banale imprevisto tradirà la vera identità di Marco, per il Nizzardo sarà egualmente finita: morirà con l'auto durante una sfida che lo stesso agente, pur potendo arrestarlo, gli ha lanciato in omaggio al suo mito di insuperabile pilota.
Critica:
É diverso dai soliti polizieschi all’italiana questo “Poliziotto sprint” di Stelvio Massi che ha il non piccolo merito di non cadere nell’esibizione di violenza gratuita e nell’ideologia reazionaria che di solito contraddistinguono prodotti del genere. Il punto di forza del film sta negli spericolati inseguimenti automobilistici. Sono davvero prodigiose le piroette effettuate da Remi Julienne e dalla sua squadra di “stunt-men” francesi, ma tutta la pellicola è ben ritmata da una svelta regia e sostenuta dall’interpretazione di Maurizio Merli e di Giancarlo Sbragia.
E.G. - Il Giorno - 01/09/1977

La belva col mitra                                                               1977
Regia: Sergio Grieco
Musica: Umberto Smaila
Cast: Helmut Berger, Marisa Mell,
Richard Harrison, Claudio Gora
Trama:
Un feroce assassino, Nanni Vitali, evade con tre complici. Vanamente inseguito dal commissario Giulio Santini, che riesce soltanto a uccidere l'autista della banda, il delinquente si vendica, ammazzando barbaramente un confidente della polizia e sequestra, dopo averla violentata, la donna Giuliana, che conviveva con lui. Vinta la paura, costei rivela a Santini che il Vitali ha intenzione di servirsi di lei per una rapina. Il commissario tende allora una trappola al Vitali, nella quale però cadono soltanto i suoi complici. Fallito un tentativo di uccidere Giuliana, l'assassino rapisce, con l'aiuto di un giovane rapinatore, il padre e la sorella di Santini: è un tentativo di indurre il commissario a scoprirsi, che finirà però con la cattura del suo ideatore e la liberazione degli ostaggi.
Critica:
Caratterizzato dalla violenza e dal sadismo questo film di Sergio Grieco […]. [E’ un] film che, ovvio nella trama, poggia quasi per intero sul truculento spinto all’eccesso, quasi che l’intento della regia fosse solo quello di battere, in materia, un record.
Cer - Il Messaggero - 09/12/1977

Torino violenta                                                                     1977
Regia: Carlo Ausino
Musica: Stelvio Cipriani
Cast: George Hilton, Giuseppe Alotta,
Cinzia Arcuri, Laura Ferraro, Emanuel Cannarsa
Trama:
Delinquenti francesi e mafiosi nostrani irretiscono modelle e studentesse, le drogano, le violentano, poi, ricattandole con foto scottanti, le avviano alla prostituzione. Contro l'infame traffico combattono il commissario Moretti e un misterioso "giustiziere" notturno dalla pistola infallibile, le cui "esecuzioni" provocano una sanguinosa lotta tra il clan dei francesi e i mafiosi. In realtà, Moretti e il "giustiziere" sono la stessa persona. Quando si vedrà scoperto da un collega, il commissario tenterà di eliminare il pericoloso testimone, ma sarà lui, invece, ad essere colpito a morte.

La polizia è sconfitta                                                           1977
Regia: Domenico Paolella
Musica: Stelvio Cipriani
Cast: Marcel Bozzuffi, Vittorio Mezzogiorno, Riccardo Salvino
Trama:
Bologna, già tormentata dalla piaga del racket della droga, da un po' di tempo è scossa per una nuova piaga criminale: alcuni negozi vengono fatti saltare con la dinamite. Mentre l'opinione pubblica reagisce allarmata e i negozianti ondeggiano tra il terrore e la voglia di organizzare in proprio una difesa, il commissario Grifi chiarisce al Questore la situazione nei seguenti termini: il noto ma imprendibile Valli vuole imporre la costosa protezione della propria banda ai commercianti e si vendica dei rifiuti con i sanguinosi scoppi. Ottenuto il permesso di organizzare una Brigata Speciale, lo stesso Grifi raccoglie degli agenti coraggiosi e particolarmente dotati; li addestra nell'uso della armi e nelle tecniche di difesa o d'assalto; li rende acrobati e li sguinzaglia nei punti strategici mentre, con poliziotti variamente camuffati, cerca di individuare i rifugi degli avversari. L'operazione costa altre vittime. Messe le mani sul Tunisino, Grifi raggiunge Valli che, ormai isolato, sta fuggendo su di una comune vettura tranviaria. Accostato dall'agente Brogi Valli lo uccide e viene a sua volta linciato dalla folla quando Grifi lo immobilizza con una colpo di pistola sparato dalla strada.
Critica:
C’è repressione a Bologna? Un film come La polizia è sconfitta sembra dar ragione a Sartre e agli altri firmatari del famoso manifesto. All’ombra delle due torri, dove la polizia ha «collezionato figure di merda», impazza un dinamitardo che semina stragi e un commissario all’americana gli scatena contro una brigata speciale: niente divise, caschi e giacconi da motociclista, pistole facili e karatè. La filosofia disfattista del film è riassunta nell’aforisma di un pregiudicato che fa una brutta fine: «La legge è come la minchia, si allunga e si ritira secondo i casi». Ma perché la polizia è sconfitta? Perché, al culmine di quella che è diventata una questione personale fra il supersbirro e il superbandito, la popolazione di Bologna scende in campo e lincia il cattivo. Che cosa ne pensa il sindaco Zangheri? Perfetta esemplificazione di ciò che è l’Italia secondo la copertina di “Der Spiegel”, un piatto di spaghetti con una rivoltella sopra, il film di Domenico Paolella rafforza nello spettatore la convinzione qualunquista che l’ordine pubblico è un problema tecnico, non una questione politica. Perché non ci siano più attentati né rapine bisogna rafforzare qualitativamente la polizia, addestrare pistoleri e dargli carta bianca.
Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori.

La malavita attacca, la polizia risponde                             1977
Regia: Mario Caiano
Musica: Coriolano Gori
Cast: Leonard Mann, John Steiner,
Maria Rosaria Omaggio, Ettore Manni,
Trama:
Di ritorno dalla Svizzera a Roma il boss prof. Salviati, detto "il Principe", trova i suoi affari in parte compromessi da Rudy, un banditello locale ricco di presunzione, di audacia e di uomini dall'assassinio facile. Tra i due litiganti si inserisce il commissario Baldi funzionario giovane e coraggioso, che tra l'altro si avvale della consulenza di un ex collega, il Rampelli. Infatti, grazie all'ex poliziotto che pagherà la sua collaborazione con la vita, il Baldi riprende in mano un caso rimasto insoluto: l'uccisione di tre boss nella casa affittata da certo Mario Olivieri a sua volta in seguito scomparso. Il commissario, avendo scoperto trattarsi di un dipendente de "il Principe", avvicina Laura giovane figlia paralitica dell'Olivieri, mantenuta paternamente dal Salviati. Grazie all'amicizia fatta con la ragazza, Baldi uccide il professore dopo che lo stesso aveva eliminato Rudy.

Italia: ultimo atto?                                                               1977
Regia: Massimo Pirri
Musica: Lallo Gori
Cast: Luc Merenda, Lou Castel, Ines Pellegrini, Maria Tedeschi, Andrea Franchetti, Luigi Casellato   
Trama:
Ferruccio, caporeparto di un'officina; Bruno, delinquente comune convertitosi alla lotta politica armata; Mara, di estrazione borghese, sono tre terroristi cui, nei piani della loro organizzazione spettava il compito di uccidere il ministro degli Interni. Giudicando però che nell'attuale situazione del nostro paese l'attentato farebbe il gioco della reazione, i capi decidono di differirlo. Trasgredendo ai loro ordini, Ferruccio e i suoi due compagni lo portano ugualmente a termine. Durante l'azione omicida, di cui restano vittime, oltre al ministro, anche gli uomini della sua scorta, Bruno muore. Mentre nel paese, in preda al caos, si scatena la repressione, Ferruccio e Mara si rifugiano in un covo dell'organizzazione, dove finiscono per uccidersi a vicenda.
Critica:
La meccanica dell'attentato ricalca quella descritta nel fascicolo "operazione Pettirosso", un'operazione scoperta dal Sid secondo la quale tra il 1970 e il 1974, c'era chi preparava nel nostro Paese un golpe. Nel piano era prevista l'uccisione del ministro dell'Interno.
Basato su un soggetto di Morando Morandini Jr. e del regista per un “film in tempo reale” (i 90 minuti che precedono l'attentato), è un film a basso costo di fantapolitica che nella primavera del '78 si trasformò in un prodotto di attualità per alcuni punti di contatto con il sanguinoso rapimento di Aldo Moro (16-3-78; il cadavere fu trovato il 9-5-1978).
(Dal Dizionario dei film: IL MORANDINI)

Dove volano i corvi d'argento                                             1977

Regia: Piero Livi
Musica: Claudio Tallino
Cast: Corrado Pani, Renzo Montagnani,
Jenny Tamburi, Giampiero Albertini, Flavio Bucci
Trama:
Un giorno, mentre si trova a pascolare il gregge, il giovane Giacinto Fronteddu assiste casualmente al sequestro di una persona e viene ucciso da uno dei sicari che ne ha notata la presenza e teme la denuncia. Da Milano, ove lavora come metalmeccanico, torna nel villaggio sardo Istèvene, fratello della vittima, per il funerale. Il padre e la madre, già contrari all'espatrio del figlio, ora vorrebbero che secondo le tradizioni ataviche Istèvene compisse la vendetta; e altrettanto attende tutto il paese. Il perplesso giovanotto viene pressato anche da Giovannangela, già sua fidanzata, nonchè dal fratello della stessa, Maineddu, che si è arricchito fungendo da tramite con la mafia imperante a Sassari. Maineddu giunge sino a far prigioniero l'assassino di Giacinto e a porgerlo a Istèvene. Questi, pero', è deciso a rompere con la sanguinosa tradizione è consegna il prigioniero al maresciallo dei carabinieri.
Un giorno Maineddu stesso viene ucciso sotto gli occhi di Istèvene che non recede e finalmente trova consenzienti Giovannangela, e altri come loro decisi a rompere la spirale delle vendette.
Critica:
Secondo lungometraggio di Piero Livi, che, dopo aver raccontato la sua Sardegna con gli occhi di un fuorilegge (“Pelle di bandito”), affronta oggi il problema della vendetta con le conseguenze, morali e sociali, che trascina con sé. […] Davanti a questa materia, il regista si è lasciato prendere un po’ la mano dalle buone intenzioni accentuando il parlato, per sottolineare maggiormente lo scontro tra […] due concetti di giustizia. Per questo, se da una parte non si può disconoscere l’impegno sociale di Livi, dall’altra a “Dove volano i corvi d’argento” si possono muovere riserve d’ordine drammatico.
P.Me. (Paolo Mereghetti) - Il Giorno - 22/05/1977

I gabbiani volano basso                                                       1977
Regia: Giorgio Cristallini (George Warner)
Musica: Roberto Pregadio
Cast: Maurizio Merli, Nathalie Delon,
Mel Ferrer, Dagmar Lassander, Leo Stamp
Trama:
Sotto il falso nome di Jeff Jacobson, un ex combattente del Vietnam e disertore, viene ricattato dall'industriale italiano Roberto Micheli e dallo stesso costretto a uccidere il socio Mauro Martini. Distrutto il documento compromettente, ricevuto un passaporto falso e un lauto compenso, l'americano vorrebbe tornare in patria e rifarsi una vita; ma a Fiumicino fraintende le ragioni di una sosta forzata e si mette in fuga, attirando su di sé l'attenzione della polizia e la reazione dei due killer che gli avevano fatto da spalla per l'uccisione del Martini. Mentre il Micheli si dà da fare per dare nuovi mezzi di fuga al suo uomo che ora chiama Albert Morgan, il terzo socio, Giorgio Calvi, approfitta della situazione per fare uccidere anche il Micheli e rimanere unico padrone dell'industria. Il sedicente Albert, testimone casuale del secondo delitto, fugge spaventato e inorridito. Rifugiatosi presso Isabelle Michereau, la solitaria padrona di una boutique di Roma, per suo mezzo riesce ad avere il nuovo passaporto, già commissionato dal Micheli prima della morte. Nuovamente a Fiumicino, l'americano telefona a Isabelle e scopre che è stata raggiunta dalla polizia. Temendo l'incriminazione dell'amica, il protagonista si lascia raggiungere dai killer e con la morte paga i propri errori.

Io ho paura                                                                           1977
Regia: Damiano Damiani
Musica: Riz Ortolani
Cast: Gian Maria Volonté, Mario Adorf,
Erland Josephson, Angelica Ippolito, Joe Sentieri,
Bruno Corazzari, Giorgio Cerioni, Paola Arduini
Trama:
Il brigadiere Ludovico Graziano, uomo di mezza età, in crisi generale (sfiducia nella professione e nella vita, dissapori con la compagna Gloria, lontano dall'amatissima figlia Silvia), viene affidato come scorta al giudice Cancedda, magistrato all'antica, incaricato di indagare su di un omicidio apparentemente banale. Il giudice, guidato anche dalle timide intuizioni del poliziotto-autista, s'avvede ben presto di essersi invischiato in cose grosse: traffico d'armi, trame terroristiche che coinvolgono organizzazioni e personaggi giganteschi. Invano Graziano tenta di indurre il Cancedda a fermarsi: questi continua nelle indagini e viene ucciso. Il brigadiere viene affidato con analoghi compiti al giudice Moser che decisamente dalla parte dei criminali, vuole scoprire sino a che punto Graziano è riuscito a sapere, il brigadiere è però deciso a fare giustizia a modo suo.
Critica:
È un Cadaveri eccellenti più modesto e rozzo, meno inventivo, meno rigoroso sul piano dello stile, ma anche meno equivoco politicamente. Nei suoi modi spicci di film d'azione è una specie di metafora del malessere, della disgregazione, della “sicilianizzazione” di un paese impotente. E. Josephson è doppiato magistralmente da Riccardo Cucciolla. Scritto dal regista con Nicola Badalucco.

Il cinico, l'infame, il violento                                              1977
Regia: Umberto Lenzi
Musica: Franco Micalizzi
Cast: Maurizio Merli, Tomas Milian,
Renzo Palmer, John Saxon, Bruno Corazzari
Trama:
A Milano iniziano a proliferare rapine, furti ed altri tipi di crimine. Il tutto coincide con l'uscita di galera del perfido Luigi Maietto, conosciuto come il Cinese.
Uscito di prigione, il Cinese decide di eliminare il poliziotto che lo aveva fatto rinchiudere, l'ex commissario Leonardo Tanzi (Maurizio Merli) che ha lasciato la polizia per protesta contro i superiori, che disapprovavano i suoi metodi .
La sera stessa, Tanzi riceve un assalto da parte degli uomini del criminale, che gli sparano ferendogli gravemente la spalla.
In giro viene messa la voce secondo cui l'ex commissario Tanzi è stato ucciso e il commissario Astalli, capo della polizia di Milano, consiglia a Tanzi di fuggire in Svizzera, dove non potrà più rischiare la morte. Ma Tanzi prende un treno per Roma, la grande metropoli in cui si è trasferito Maietto che ha appena stretto un'infida alleanza con l'italoamericano Frank Di Maggio, "boss" del "racket delle protezioni".
Tanzi semina accortamente zizzania tra i due, costringendoli a combattersi. A trarne i frutti sarà proprio lui, dopo varie vissicitudini, alla fine, si scatena una sparatoria, nella quale Di Maggio perde la vita. Il Cinese viene ferito ma scappa e si rifugia in un fuoristrada. Tanzi lo insegue a piedi e lo uccide. Accorre Astalli, che conclude le azioni e si complimenta con il collega.
Critica:
Truce, violento ma non certo noioso, poliziottesco tutt'azione dello specialista Umberto Lenzi, che sposa la causa, allora di gran moda, dei giustizieri solitari, puntualmente sommersi di critiche negative sui giornali e applauditi a scena aperta in platea. Il povero Maurizio Merli, la maschera impenetrabile di chi è avvezzo a non chiedere mai, né alle donne né ai colleghi, spara con la stessa disinvoltura pistolettate e parolacce.
Massimo Bertarelli, “Il giornale”
Doppio delitto                                                                       1977
Regia: Steno (Stefano Vanzina)
Musica: Riz Ortolani
Cast: Marcello Mastroianni, Peter Ustinov,
Ursula Andress, Agostina Belli, Mario Scaccia
Trama:
Il commissario Baldassarre Bruno, dopo la disavventura di avere favorita la fuga di un assassino, tira a campare pressa l'archivio dei "corpi di reato". Abbandonato dalla moglie Renata, periodicamente ha in casa il figlio quattordicenne Daniele. Un giorno, attirato da grida mentre si trova nell'abituale trattoria per il pranzo, accorre in un vecchio palazzo romano ove trova fulminati lungo le scale il proprietario, principe Prospero Dell'Orso, e l'elettrotecnico Romolo Colasanti. Incaricati delle indagini, Bruno e l'aiutante Cantalamessa, si trovano davanti a una serie di inquilini sospettabili: Anna Dell'Orso attrice moglie del defunto e testataria di una assicurazione di 500 milioni; Henry Hermann scrittore sceneggiatore, amico di Anna e in procinto di realizzare il film "La Croce e la Svastica", legato alle imprese del principe; Alex e 'Il Debosciato' legati alla vittima per lontane parentele. Il Baldassarre nel frattempo fa amicizia con la giovane Teresa, femminista, nipote del Colasanti. Con non poca fatica e dopo altre morti, il commissario verrà a sapere che Teresa è in effetti figlia naturale del principe ed erede delle sue sostanze; e giungerà appena in tempo a salvarla dall'aggressione dell'assassino, uno spiantato scultore a sua volta abitante nel palazzo Dell'Orso.
Critica:
Da un romanzo di Ugo Moretti gli sceneggiatori Age & Scarpelli, in vena stracca, hanno cavato un film senza logica né atmosfera, nutrito di luoghi comuni, attraversato da un Mastroianni stinto e distratto.

Hanno ucciso un altro bandito                                         1977
Regia: Guglielmo Garroni
Musica: Gino Pittoni
Cast: Leonard Mann, Laura Belli,
Pippo Franco, Furio Meniconi, Mario Novelli
Trama:
E' una storia di banditismo sardo e Pippo Franco ha i baffi e la coppola.

La banda Vallanzasca                                                         1977
Regia: Mario Bianchi
Musica: Giampaolo Chiti
Cast: Stefania D'Amario, Enzo Pulcrano,
Antonella Dogan, Gianni Diana, Paolo Celli
Trama:
Evaso da Regina Coeli per non essere incolpato di un omicidio che non ha commesso, il rapinatore Roberto viene assoldato da una misteriosa organizzazione criminale. Facendo sì che polizia e stampa gli attribuiscano, oltre ad alcuni delitti di cui si è davvero macchiato, anche l'assassinio di due boss mafiosi, i capi della gang gli procurano la sinistra fama di "nemico pubblico n. 1", dopo di che gli affidano l'esecuzione di un sequestro di persona, di cui è vittima la giovane Antonella Ferreri, figlia di un famoso petroliere. A differenza di un altro dei suoi carcerieri, Roberto si comporta umanamente con la ragazza, ma quando scopre che lo si vuole escludere dalla divisione del riscatto, decide di servirsi di lei come di un'arma per ricattare la gang. Fugge, perciò, costringendo Antonella a seguirlo, ma i membri dell'organizzazione - che si propone, con le sue gesta, di esasperare l'opinione pubblica e favorire il rovesciamento della democrazia - raggiungono entrambi e li uccidono.
Critica:
Un pasticcetto criminal-poliziesco dallo sgangherato impianto narrativo; alla rozzezza della messinscena e della sceneggiatura corrispondono l’inettitudine degli attori e la banalità dei dialoghi. Fu vietato ai minori di 18 anni.

Autostop Rosso Sangue                                                    1977
Regia: Pasquale Festa Campanile
Musica: Ennio Morricone
Cast: Franco Nero, Corinne Clery, David Hess,
John Loffredo, Carlo Puri
Trama:
Walter ed Eve Mancini, giovani coniugi in crisi, decidono di trascorrere una vacanza nei boschi della California, tentando in tal modo di ritonificare il traballante matrimonio. Nel corso del viaggio di ritorno, i due offrono un passaggio ad Adam, un giovanotto che è un bandito in fuga, reduce da una rapina in banca e avente con se una valigia colma dell'ingente malloppo. Quando i due coniugi si accorgono della situazione, è già troppo tardi. Adam, immobilizzato il Mancini, ne violenta la moglie sotto i suoi occhi. La stessa Eve troverà il coraggio per ammazzare il bandito. Il marito, però, non è meno brigante di Adam. Infatti, quando per colpa di teppisti la macchina finisce in fondo ad un burrone, Walter, uscito indenne, lascia che Eve muoia tra le lamiere contorte e si allontana con la valigia dei dollari.
Un Borghese Piccolo Piccolo                                               1977
Regia: Mario Monicelli
Musica: Giancarlo Chiaramello
Cast: Alberto Sordi, Shelley Winters,
Romolo Valli, Vincenzo Crocitti, Renzo Carboni, Renato Romano, Renato Malavasi, Roberto Antonelli,
Trama:
Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) è un modesto travet alla soglia della pensione in un ufficio pubblico della capitale. La sua vita si divide tra lavoro e famiglia. Con la moglie (Shelley Winters) condivide grandi aspettative per il figlio Mario, neo-diplomato ragioniere, un ragazzo non molto brillante che asseconda volentieri gli sforzi che il padre compie per impiegarlo nello stesso Ministero.
Giovanni si espone nel tentativo di aiutare il figlio, fino al punto da umiliarsi nei confronti dei suoi superiori, iscrivendosi a una loggia massonica che gli consentirà di acquisire amicizie e favoritismi ai quali prima non avrebbe mai potuto accedere. Proprio quando i tentativi di Giovanni Vivaldi sembrano volgere al successo, il figlio Mario rimane ucciso, colpito da una pallottola vagante esplosa nel corso di una sparatoria successiva ad una rapina nella quale padre e figlio si trovano accidentalmente coinvolti.
L'evento tragico e le sofferenze che ne conseguono stravolgono la vita, le convinzioni e la morale dei coniugi Vivaldi. La moglie di Giovanni, colpita da malore, perde la voce e rimane gravemente invalida; Giovanni, accecato dal dolore e dall'odio, si getterà a capofitto in una impresa solitaria che lo porterà dapprima a individuare l'assassino del figlio, quindi a sottrarlo alla cattura della Polizia e, una volta sequestratolo in una capanna isolata, a sottoporlo ad una violenza cupa e inaudita che lo condurrà lentamente alla morte. Per Giovanni arriva il giorno della tanto desiderata pensione e, dopo nemmeno un giorno, la triste morte della moglie oramai gravemente segnata dall'invalidità. Giovanni si prepara, con serenità e rassegnazione, a vivere la propria vecchiaia: ma uno scontro verbale, involontario, con un giovane sfaccendato gli farà rivivere quel ruolo di giustiziere che lo porterà, presumibilmente, a uccidere ancora. Il film ha comunque almeno due finali diversi, in uno si vede Giovanni seguire con l'auto il giovane, in un altro seguire a piedi il giovane con il cric in mano (finale visto una sola volta nei passaggi televisivi perché evidentemente non politicamente corretto).
David di Donatello 1977: miglior film
David di Donatello 1977: miglior regia: Mario Monicelli 
David di Donatello 1977: miglior attore: Alberto Sordi
David di Donatello Speciale a Shelley Winters e Vincenzo Crocitti.




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