I MAESTRI DEL POLIZIOTTESCO

I GRANDI REGISTI DEL POLIZIOTTESCO
In ordine alfabetico partendo dal nome


Alberto De Martino
(Roma, 12 giugno 1929)
Regista e sceneggiatore, laureato in giurisprudenza, esordisce nel 1948 come documentarista; dopo essere stato aiuto-regista negli anni '50, passa dietro la macchina da presa dirigendo il peplum “Il gladiatore invincibile”-1961. Specializzatosi nel genere mitologico (“Perseo l'invincibile”-1963; “Il trionfo di Ercole”-1964), firma anche un western all'italiana con Alberto Lupo e Nando Gazzolo (“Django spara per primo”-1966) e alcuni modesti polizieschi.
Si dedica poi ad ambiziose coproduzioni internazionali come lo scontato thriller nucleare “Holocaust 2000”-1977.
Film di genere “poliziotteschi” da lui diretti:
Banditi a Roma (Roma come Chicago) (1969)
L'uomo dagli occhi di ghiaccio (1971)
I familiari delle vittime non saranno avvertiti (1972)
Il consigliori (1973)
Una Magnum Special per Tony Saitta (1976)

 

Alfio Caltabiano (Alfio Caltaviano / Al Northon)
(Pistoia, 17 luglio 1932 - Roma, luglio 2007)
Prima di occuparsi di cinema si dedica al pugilato e, contemporaneamente, alla letteratura poliziesca. Nel 1959 ha l’opportunità di controfigurare Charlton Heston in Ben Hur (nella pericolosa corsa delle bighe). È l’inizio di una carriera, da stuntman prima e maestro d’armi poi, che lo pone ai vertici della categoria. Partecipa a moltissimi film, anche come attore, segnalandosi per la prestanza fisica e le buone doti d’interprete. Dirige anche alcuni film di genere fra il 1967 e il 1973 fra i quali i polizieschi:
Comandamenti per un gangster (1968)
5 figli di cane (1969)
Tutti figli di mamma santissima (1973)

Alfonso Brescia (Al Bradley)
(Roma, 6 Gennaio 1930 - 6 Giugno 2001)
Alfonso Brescia, figlio del produttore Edoardo, noto anche con lo pseudonimo di Al Bradley, gira quasi cinquanta pellicole, esperimenta ogni genere, fino a diventare uno dei più prolifici registi italiani. Debutta con i peplum “Il magnifico gladiatore” (1964) e “La rivolta dei pretoriani” (1965), gira western (“La colt è la mia legge”, 1965), avventurosi, bellici (“Uccidete Rommel!”, 1969), thriller (“Il tuo dolce corpo da uccidere”, 1970) ed erotici (“Nel labirinto del sesso”, 1969). La carriera di Brescia prosegue frequentando altri generi che non hanno niente a che vedere con la commedia sexy, soprattutto la fantascienza (“La bestia nello spazio”, 1978), che condisce con elementi erotici, e la sceneggiata poliziesca napoletana della quale spesso è protagonista Mario Merola.
Tra i suoi polizieschi:
Quella carogna dell'ispettore Sterling (1968)
Sangue di sbirro (1976)
Lo scugnizzo (1978)
Napoli serenata calibro 9 (1978)
L'ultimo guappo (1978)
Il mammasantissima (1979)
I contrabbandieri di Santa Lucia (1979)
Napoli... la camorra sfida e la città risponde (1979)
La tua vita per mio figlio (1980)
I figli so' pezzi 'e core (1981)
Napoli, Palermo, New York il triangolo della camorra,
Tradimento (1982)
Miami Cops (1988).
Omicidio a luci blu (1990), firmato con lo pseudomino di Al Bradley


Bruno Corbucci
(Roma, 23 ottobre 1931 - Roma, 7 settembre 1996)
Fratello del più noto Sergio Corbucci, ha condiviso con lui la passione per il cinema e lo spettacolo. Inizia come sceneggiatore di molti film, soprattutto comici, con Totò, e questa sua vocazione lo seguirà lungo tutta la carriera.
Abile nell'assecondare il gusto popolare e l'intreccio scacciapensieri, spazia in tutto il genere comico dirigendo anche in proprio una cinquantina di pellicole fino alla fine degli anni '80. Dal suo sodalizio con l'attore Tomas Milian nasce una delle serie più lunghe e fortunate del cinema italiano di cassetta, che ha per protagonista lo sbrindellato e trucido ispettore di polizia Nico Giraldi detto «Monnezza», alle prese con innumerevoli crimini dai risvolti grotteschi, ambientati in una Roma «caciarona» e fumettistica.
Il ciclo dell'ispettore di polizia Nico Giraldi detto «Monnezza» è composto da 11 pellicole: 01- Squadra antifurto (1976)
02- Squadra antiscippo (1976)
03- Squadra antitruffa (1977)
04- Squadra antimafia (1978)
05- Squadra antigangsters (1979)
06- Assassinio sul Tevere (1979)
07- Delitto a Porta Romana (1980)
08- Delitto al ristorante cinese (1981)
09- Delitto sull'autostrada (1982)
10- Delitto al Blue Gay (1984)
11- Delitto in formula Uno (1984)

 

Carlo Lizzani
(Roma, 3 aprile 1922)
Prolifico regista di decine e decine di film da “Achtung banditi!”, il suo esordio del 1951, a “Banditi a Milano” del 1968, da “Il gobbo” a “Il processo di Verona”, in grande parte ispirati a fatti di cronaca o storici, vestì prima ancora il ruolo di sceneggiatore o di aiutoregista stando vicino a tanti grandi del nostro cinema da De Santis a Rossellini, testimone accanto a loro di fondamentali esperienze come l'avventurosa lavorazione di “Germania anno zero”.
L'artista, quindi, ma anche l'intellettuale e lo studioso che con il primo è sempre convissuto: dalle giovanili esperienze critiche nella redazione della gloriosa rivista Cinema alla pubblicazione della sua “Storia del cinema italiano”, dall'impegno in prima fila nell'associazionismo di categoria alla direzione della Mostra di Venezia tra fine anni Settanta e primi Ottanta. Fino, in anni più vicini, al sistematico lavoro di recupero della memoria del cinema italiano, ancora storico non attraverso la parola scritta ma le immagini delle sue video-monografie dedicate al Neorealismo, a Visconti, a Rossellini: con l'intenzione di aggiungere molti altri titoli alla collana.
Tra i suoi film polizieschi:
Svegliati e uccidi (Lutring) (1966)
Banditi a Milano (1968)
Barbagia (La società del malessere) (1969)
Torino nera (1972)
Crazy Joe (1973)
Storie di vita e di malavita (1975)
San Babila ore 20: un delitto inutile (1975)

 

Damiano Damiani
(Pasiano di Pordenone, 23 luglio 1922)
Uno dei registi italiani più famosi all'estero è senza dubbio il friulano Damiano
Damiani. Nato nel 1922, si trasferisce a Milano e studia pittura all'accademia di Brera. Poco dopo la fine della guerra, emigra a Roma dove svolge il lavoro di sceneggiatore a Cinecittà. Iniziata poi la carriera di regista, Damiani lavorerà a vari generi, anche collaborando con registi come Francesco Rosi ed Elio Petri. Il regista divenne uno dei principali esponenti del filone politico-civile con “Quien sabe?” (1967) e “Il giorno della civetta” (1968), tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia.
Film “poliziotteschi” da lui diretti:
Il giorno della civetta (1968)
La moglie più bella (1970)
Confessioni di un commissario di polizia
al procuratore della Repubblica (1971)
L'istruttoria è chiusa: dimentichi (1972)
Perché si uccide un magistrato (1974)
Goodbye e Amen (1977)
Io ho paura (1977)
Un uomo in ginocchio (1978)
L'avvertimento (1980)

 

Domenico Paolella
(Foggia, 15 ottobre 1918 - Roma, 7 ottobre 2002)
Uno dei più prolifici registi italiani, inizia come sceneggiatore e aiuto regista, esordì negli anni trenta con diversi film di carattere popolare e musicale.
Dal 1935 al 1937, vince i premi annuali dei Littoriali della cultura e dell'arte, nella sezione film sperimentali; nel secondo conflitto mondiale venne inviato come corrispondente nel fronte russo, nel dopoguerra viene nominato direttore artistico e redattore, del settimanale di cronache e di attualità la Settimana Incom, realizzando centinaia di servizi sia in Italia che all'estero, occupandosi anche di documentari, tra cui “La tragedia dell'Etna”, che vincerà il premio di categoria al Festival di Cannes.
Dagli anni Sessanta si dedicò al genere mitologico, con titoli curiosi, come “Maciste contro lo sceicco” (1962), “Maciste contro i Mongoli” (1963) e “Ursus gladiatore ribelle” (1963). Memorabile resta la sua opera “Destinazione Piovarolo” (1955) con Totò e Tina Pica.
In seguito passò al cinema di spioniaggio, al  western e al “poliziottesco”, con i film:
La polizia è sconfitta (1977))
Gardenia il giustiziere della mala (1979)

 

Duccio Tessari
(Genova, 11 ottobre 1926 - Roma, 6 settembre 1994)
Amadeo Tessari, conosciuto come Duccio, regista, attore e sceneggiatore, inizia la carriera negli anni cinquanta come aiuto regista in diversi film del filone peplum. Più tardi, inizia a interessarsi al genere western: è infatti co-sceneggiatore del film “Per un pugno di dollari”, diretto dall'amico Sergio Leone. Assieme a Leone e a Sergio Corbucci è dunque considerato uno dei padri del western all'italiana.
Nel 1965 dà il via alla popolare serie di "Ringo", lanciando l'attore Giuliano Gemma.
Nel filone poliziesco ha diretto:
I bastardi (1968)
La morte risale a ieri sera (1970)
Tony Arzenta (Big Guns) (1973)
Uomini duri (1974)
L'uomo senza memoria (1974)
La madama (1975)
   
 

Elio Petri
(Roma, 29 gennaio 1929 - Roma, 10 novembre 1982)
Elio Petri manifesta sin da piccolo la sua passione per il giornalismo e a 16 anni ottiene il suo primo lavoro per un giornale locale. Nel 1949 diventa critico cinematografico per l'Unità e all'età di 23 anni inizia a lavorare nel mondo del cinema con De Santis.
All'età di 32 anni gira il suo primo lungometraggio, “L'assassino” (1961), poliziesco di analisi psicologica che nonostante alcuni problemi con la censura è accolto sotto buoni auspici. Lavora con Alberto Sordi in “Il maestro di Vigevano” (tratto dall'omonimo libro di Lucio Mastronardi, 1963) e nel fantascientifico “La decima vittima” (da un racconto di Robert Sheckley, 1965) ancora con Mastroianni. Le difficoltà con i grandi produttori lo spingono a lavorare con produttori esordienti, come nel caso di “A ciascuno il suo” (1967), un “western sulla mafia” tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia e interpretato da Gian Maria Volonté, Irene Papas e Gabriele Ferzetti. Nel film emerge con chiarezza una propensione al cinema d'impegno civile (o cinema politico) che troverà compiuta espressione nella sua “trilogia sul potere” degli anni Settanta. Nel 1970 Petri firma il suo film più noto, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, con un Gian Maria Volonté in stato di grazia nel ruolo di un commissario di polizia che uccide la propria invereconda amante (Florinda Bolkan) ma che, nonostante la sua confessione, non viene punito dai suoi colleghi preoccupati di difendere la reputazione dell'apparato. Il film scatena grandi polemiche perché il personaggio protagonista sembra ispirato alla figura del commissario Luigi Calabresi.
Il film comunque ottiene un grandissimo consenso da parte del pubblico e l'anno seguente si aggiudica l'Oscar al miglior film straniero.
Il sodalizio Petri-Volonté prosegue in “La classe operaia va in paradiso” (1971), corrosiva satira sulla vita in fabbrica, con cui nel 1972 (ex aequo con Il caso Mattei di Francesco Rosi, sempre con Volonté protagonista) conquista la Palma D'Oro a Cannes.
La “trilogia sul potere” elaborata da Petri assieme allo sceneggiatore Ugo Pirro si conclude nell'allegoria sul denaro “La proprietà non è più un furto” (1973), con Ugo Tognazzi protagonista.
Nel 1982 Petri si accinge a girare con Mastroianni il film “Chi illumina la grande notte”, ma una breve malattia lo uccide a soli 53 anni.
Tra i suoi film polizieschi ricordiamo:
A ciascuno il suo (1967)
Indagine su un cittadino
al di sopra di ogni sospetto (1970)

 

Enzo G. Castellari (Enzo Girolami)
(Roma, 29 luglio 1938)
Figlio del regista Marino Girolami e nipote del regista Romolo Guerrieri è considerato uno dei migliori registi italiani di film d'azione. Laureato in architettura, dopo una carriera come pugile, entrò nel mondo del cinema come attore, quindi continuò in veste di assistente alla produzione, aiuto regista, coordinatore degli stuntman e sceneggiatore. Debuttò nella regia nel 1966, con lo spaghetti-western “Pochi dollari per Django”, co-diretto insieme a León Klimovsky e anche se non fu accreditato alla regia, in realtà girò lui gran parte del film.
Il suo vero esordio nella regia avvenne nel 1967, con un altro spaghetti-western: “7 Winchester per un massacro” e il primo grande successo fu “Vado... l'ammazzo e torno”, interpretato da George Hilton.
Nella prima parte della sua carriera, Castellari diresse cinque spaghetti-western, che hanno fatto entrare il suo nome nella storia del genere.
Nel 1973 Castellari diresse “La polizia incrimina, la legge assolve”, che codificò le regole del genere, iniziato nel 1972 da Steno con “La polizia ringrazia”, e contibuì al suo nascente successo. Il film presenta un inseguimento iniziale che dura dodici minuti e riscosse un enorme successo in tutto il mondo.
Castellari divenne così uno dei nomi di punta del “poliziottesco”, gli fu anche offerto di dirigere un sequel de “La polizia incrimina, la legge assolve”, intitolato “Roma violenta”, ma il regista rifiutò di dirigere il film per un disaccordo sul compenso, così la pellicola fu diretta dal padre Marino nel 1975.
Tra i suoi successi:
La polizia incrimina, la legge assolve (1973)
Il cittadino si ribella (1974)
Il grande racket (1976)
La via della droga (1977)
Il giorno del Cobra (1980)

 

Fernando Di Leo
(San Ferdinando di Puglia, 11 gennaio 1932 - Roma, 1 dicembre 2003)
Scrittore, sceneggiatore e attore.
Autore di alcuni dei più interessanti film noir italiani, è stato oggetto dopo il 2000 di una riscoperta critica in seguito alle dichiarazioni di stima da parte del regista statunitense Quentin Tarantino e all'interesse di una nuova generazione di critici cinematografici raccolti prevalentemente attorno alla pubblicazione della rivista mensile “Nocturno”. Grazie a questa rivalutazione, Di Leo è oggi considerato un maestro del cinema noir.
Di Leo fece il suo debutto nella regia nel 1963, con il film a episodi “Gli eroi di ieri... oggi... e domani...”dirigendo insieme a Enzo Dell'Aquila l'episodio “Un posto in paradiso”. Nel 1968 diresse il suo primo film da solo, “Rose rosse per il Führer”.
Nel 1969 Di Leo diresse “I ragazzi del massacro”, primo suo film tratto dalle opere dello scrittore Giorgio Scerbanenco. Il film è considerato uno dei migliori noir italiani nonché uno dei migliori film del regista pugliese. Nel 1971 Di Leo diresse il suo unico horror, “La bestia uccide a sangue freddo”, considerato un cult movie e un precursore della moda pulp negli Stati Uniti. Dopo questa parentesi Di Leo tornò al noir con la famosa “Trilogia del milieu”, che iniziò con “Milano calibro 9”, interpretato da Gastone Moschin, film che influenzerà molto Quentin Tarantino.
La trilogia proseguì con “La mala ordina”, film meno cupo di “Milano calibro 9” ma forse ancora più spietato. Infine nel 1973 Di Leo diresse “Il boss”, ambientato a Palermo. Dei tre film questo è probabilmente il più cinico e senza speranza.
Regista molto prolifico, nell'arco della sua carriera scrisse quarantatré film tra i quali

ben 10 noir/poliziotteschi tutti di granda successo:
I ragazzi del massacro (1969)
La mala ordina (1972)
Milano calibro 9 (1972)
Il boss (1973)
Colpo in canna (1974)
Il poliziotto è marcio (1974)
La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975)
I padroni della città (1976)
Gli amici di Nick Hezard (1976)
Diamanti sporchi di sangue (1978)
   
 

Giuseppe Rosati
(Napoli - 1933)
Aiuto regista nei primi anni Sessanta, si dedica in seguito alla regia firmando, dal 1969 al 1978, una mezza dozzina di film di buon livello spettacolare, in particolare “La polizia interviene: ordine di uccidere!” (1975) e “Paura in città” (1976), un classico del genere con Maurizio Merli e James Mason, che si inseriscono decorosamente fra i più rappresentativi del poliziesco italiano.
Il testimone deve tacere (1974)
La polizia interviene: ordine di uccidere! (1975)
Paura in città (1976)
Indagine su un delitto perfetto (1978)

Luciano Ercoli
(19 Ottobre 1929 , Roma)
Nel cinema dai primi anni Cinquanta come aiuto o assistente regista (1953-60), si dedica in seguito alla produzione favorendo la realizzazione di film importanti come “Odissea nuda” di F. Rossi, “Ti-Koyo e il suo pescecane” di F. Quilici e altri di puro consumo ma di grande successo popolare, come i primi western di Duccio Tessari. Regista dal 1970, firma alcune opere di ottima fattura, oggi tenute in gran conto dalla giovane critica, come “La morte cammina con i tacchi alti” e “Troppo rischio per un uomo solo” (quest’ultimo veramente ben realizzato). Marito dell’attrice Nieves Navarro, conosciuta in Italia col nome di Susan Scott.
Nel poliziesco firma:
Troppo rischio per un uomo solo (1973)
La polizia ha le mani legate (1974)

 

Marino Girolami
(Roma, 1 febbraio 1914 – Roma, 23 marzo 1994)
Capostipite di una famiglia di cineasti, essendo fratello di Romolo Guerrieri, zio di Renzo Girolami e padre di Enzo G. Castellari, tutti registi, nonché padre dell'attore Enio Castellari, Marino si iscrive alla facoltà di Medicina, ma abbandona gli studi per intraprendere la carriera di pugile, che ha inizi alquanto promettenti e raggiunge il culmine con la conquista del titolo europeo dei pesi piuma. Selezionato per partecipare ai giochi olimpici di Berlino del 1936, viene scartato all'ulimo momento a causa della scoperta di una lieve aritmia cardiaca.
Abbandonato lo sport, inizia a frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, debuttando come attore nel ilm “Villa da vendere" diretto nel 1941 da Ferruccio Cerio. Due anni dopo ottiene un discreto successo come autore firmando il soggetto del film "Campo de' Fiori", diretto da Mario Bonnard e interpretato da Aldo Fabrizi e Anna Magnani.
Intenzionato a passare dietro alla macchina da presa, lavora per anni come collaboratore di noti autori e registi, tra cui Mario Soldati, Marcello Marchesi e Vittorio Metz. Il suo debutto registico risale al 1949, quando dirige la versione italiana de “La strada buia” coproduzione italo-americana diretta da Sidney Salkow, mentre il suo debutto in prima persona è nel 1953 con il film "Canto per te", interpretato dal famoso tenore Giuseppe Di Stefano. Da allora firma la regia di quasi ottanta film fino al suo ultimo del 1982 (Giggi il bullo). È stato anche sceneggiatore in quasi quaranta film e ha recitato come attore in cinque film negli anni quaranta. Ha prodotto una ventina di film, soprattutto negli anni sessanta
Nel filone poliziesco ha firmato:
Lo sgarbo (1975)
Roma violenta (1975)
Italia a mano armata (1976)
Roma l'altra faccia della violenza (1976)
 

Mario Caiano
(Roma, 29 gennaio 1929 - Roma, 10 n)
Figlio del regista e produttore Carlo Caiano, viene subito a contatto con il mondo del cinema, diventando aiuto regista di diversi film degli anni '50. Nel 1963 dirige insieme a Ricardo Blasco il film “Duello nel Texas”, considerato tra i capostipiti dello spaghetti-western. Un anno dopo, nel 1964, Caiano dirige il film "gemello" del più blasonato “Per un pugno di dollari”, dal titolo “Le pistole non discutono”. Dopo aver abbandonato il genere western, nel 1970 inizia a lavorare per la RAI, sceneggiando e dirigendo diverse serie tv di successo ma torna anche a dirigere 4 film del genere “poliziottesco” di discreto successo di pubblico e critica:
A tutte le auto della polizia (1975)
Milano violenta (1976)
Napoli spara! (1977)
La malavita attacca... la polizia risponde (1977)
 

Massimo Dallamano
(Milano, 17 aprile 1917 - 4 novembre 1976)
Massimo Dallamano entrò nel mondo del cinema come direttore della fotografia, e in questa veste partecipò anche ai primi due spaghetti-western di Sergio Leone, “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”, con lo pseudonimo Jack Dalmas.
Esordì nella regia nel 1968, dirigendo lo spaghetti-western “Bandidos”. In seguito diresse “La morte non ha sesso” e “Il Dio chiamato Dorian”, quindi nel 1969 girò “Venere in pelliccia”, film molto censurato che uscì in Italia solo nel 1973, con il titolo “Venere nuda”, per essere infine rieditato con il titolo “Le malizie di Venere”, ampiamente tagliato.
Dopo questo film Dallamano girò il bel giallo “Cosa avete fatto a Solange?”, ambientato a Londra. Nella capitale inglese girò anche il poliziesco “Si può essere più bastardi dell'ispettore Cliff?”, quindi diresse due drammi erotici, “Innocenza e turbamento” e “La fine dell'innocenza”. Tornò quindi al poliziesco, contaminandolo con il giallo, con “La polizia chiede aiuto”.
Nel 1975 diresse “Il medaglione insanguinato”, quindi l'anno dopo “Quelli della calibro 38”, che fu il suo ultimo film. Infatti Dallamano morì in un incidente stradale alla fine delle riprese del film. Aveva 59 anni.
Nel filone poliziesco ha firmato:
Si può essere più bastardi dell'ispettore Cliff? (1973)
La polizia chiede aiuto (1974)
Quelli della Calibro 38 (1976)


Pasquale Squitieri
(Napoli, 27 Novembre 1938)
Si avvicina al cinema verso la fine degli anni sessanta dirigendo “Io e Dio” (1969), melò dai connotati duri ambientato in un paese di montagna. Dopo alcuni western girati con lo pseudonimo di William Redford, inizia un suo personale percorso di ricerca che lo porta a trattare, spesso con scelte radicali e provocatorie, temi di carattere storico-politico come ne “Il prefetto di ferro” (1977), “Claretta” (1984), “Li chiamarono... briganti!” (1999). Un altro filone persorso dal regista napoletano è quello di soggetti legati a episodi, fatti e problemi dell'Italia contemporanea come la droga in “Atto di dolore” (1991), il razzismo in “Il colore dell'odio” (1989), il terrorismo ne “Gli invisibili” (1988), la mafia ne Il pentito (1985), “Camorra” (1972), l'immigrazione in “Razza selvaggia” (1980). Squitieri è anche sceneggiatore dei propri film che realizza, molti dei quali sono interpretati dalla moglie Claudia Cardinale. Regista rude e diretto, amante della provocazione e di un certo estremismo interpretativo che talvolta sfocia in una vena percepibilmente retorica, dal punto di vista storico, le sue audaci semplificazione si prestano alla critica di un certo pressappochismo interpretativo.
 
Nel filone poliziesco ha firmato:
Camorra (1972)
I guappi (1974)
Il prefetto di ferro (1977)
Corleone (1978)
L'ambizioso (1978)
L'arma (1978)
Il pentito (1985)
Naso di cane (1986)




Roberto Infascelli (Produttore cinematografico italiano)
(Roma, 11 dicembre 1938)
Roberto Infascelli, figlio del produttore Carlo Infascelli, è stato un regista e
soprattutto un produttore cinematografico italiano, tra i promotori del poliziottesco anni settanta. Da un suo intuito produttivo è nata la lunga e fruttuosa serie dei La polizia... prodotta da lui con la Primex Italiana, i film da lui prodotti sono stati la matrice di base del genere ancora oggi vivo nei telefilm. Il successo di “La polizia ringrazia” di Stefano Vanzina ha spinto il produttore Roberto Infascelli a dirigere personalmemte quello che può considerarsene il seguito.
La polizia sta a guardare (1973) 

Romolo Guerrieri
(Roma, 5 dicembre 1931)
Fratello del regista Marino Girolami, inizia nel cinema come assistente e aiuto. È anche regista della seconda unità di “Rosmunda e Alboino” e di “Italiani, brava gente”. Dopo aver seguito da assistente ben tre western, passa alla regia nel 1966 proprio con un western. Gira una serie di film di genere diverso negli anni successivi e, anche se i suoi western hanno un taglio decisamente originale, ottiene i maggiori successi nel poliziesco:
Un detective (1969)
La polizia è al servizio del cittadino? (1973)
Un uomo una città (1974)
Liberi armati pericolosi (1976)
Sono stato un agente CIA (1978)
   
 

Sergio Martino
(Roma, 19 luglio 1938)
Anche i più noti critici cinematografici sono stati costretti ad ammetterlo: nonostante i pochi successi (per lo più spudorate imitazioni di film altrui) di Sergio Martino, questo regista ha comunque saputo creare delle pellicole che sono diventate dei cult. Non è uno dei più grandi registi dell'horror e della paura, certo, ma in fatto di violenze e torture, scene truculente e sanguinarie, ha fatto passare al pubblico notti alquanto tormentate.
Nipote del regista Gennaro Righelli e fratello del produttore Luciano Martino, fin dalla giovane età si appassiona ai set cinematografici, bazzicando per gli studi di Cinecittà. Dopo aver fatto esperienza di quasi tutti i lavori all'interno di un set cinematografico, sceneggiatore, attore, Martino si spinge, finalmente, nella regia, firmando il suo primo film: un documentario dal titolo “Mille peccati… nessuna virtù” (1969), cui seguiranno molti altri. Ma il vero primo filmarriva con lo spaghetti western “Arizona si scatenò… e li fece fuori tutti” (1970). Sergio Martino sceglie definitivamente il mestiere di autore, lanciandosi in vari generi cinematografici: dalle commedie scollacciate (degno di essere ricordato è sicuramente il film con Vittorio Caprioli “Giovannona Coscialunga, disonorata con onore” del 1973), ai film d'azione, dai cannibal movie ai film d'avventura, dalla fantascienza (da lui tanto amata) ai poliziotteschi, filone nel quale firma 5 film di successo, 2 dei quali: “Milano trema: la polizia vuole giustizia” (1973) e “La polizia accusa: il servizio segreto uccide” (1975) diventeranno per gli appassionati del genere dei veri e propri cult movie. Sergio Martino rimane comunque un regista affascinante, nonostante la troppa banalità dei dialoghi (scarni e leggermente scontati).
Tra i suoi poliziotteschi troviamo opere che hanno decretato il successo del genere.
Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973)
I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973)
La città gioca d'azzardo (1975)
La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975)
Morte sospetta di una minorenne (1975)


Stelvio Massi
(Civitanova Marche, 26 marzo 1929 -
Velletri, 26 marzo 2004)
Accreditato con nomi diversi durante la sua carriera (Stefano Catalano, Max Steel, Dan Edwards).
Considerato uno dei registi più rappresentativi del poliziesco italiano, Massi studiò all'Accademia di Belle Arti di Roma e in seguito si iscrisse alla facoltà di architettura, abbandonandola per entrare nel mondo del cinema. Iniziò a lavorare come aiuto architetto, quindi fu aiuto operatore di macchina e operatore. In seguito divenne direttore della fotografia, lavorando in questo ruolo in una quarantina di film.
Nel 1973 debuttò nella regia con "Partirono preti... tornarono curati", firmato con lo pseudonimo Newman Rostel. Nel 1974 diresse tre film: “Squadra volante”, il suo primo poliziesco, interpretato da Tomas Milian, “Macrò” e “5 donne per l'assassino”. Nel 1975 iniziò la serie “Mark il poliziotto“, con protagonista Franco Gasparri. La serie comprende anche “Mark il poliziotto spara per primo“ e “Mark colpisce ancora“. Nel 1977 tornò a dirigere Milian in “La banda del trucido“, secondo film della serie di Er Monnezza, iniziata da Umberto Lenzi nel 1976.
Tra il 1977 e il 1980 Massi stabilì una fortunata collaborazione con l'attore Maurizio Merli, che il regista diresse in sei film di successo. Nel 1978 girò gran parte del film “Un poliziotto scomodo“ a Civitanova Marche sua città natale per renderle omaggio.
Nei primi anni ottanta, che segnano la fine del periodo d'oro del poliziesco italiano, Massi diresse Mario Merola in due sceneggiate, “Guapparia” e “Torna”, quindi diresse Fabio Testi e Vittorio Mezzogiorno in due film sulle corse di moto e auto, “Speed Cros”s e “Speed Drive”. Nel 1994 diresse il suo ultimo film: “Il quinto giorno”.
Una carriera, (34 film, quasi la metà -16 - di genere poliziesco: molti dei quali diventati dei veri e propri cult movie), costellata da successi e da incassi.
Massi, forse piu' di chiunque altro, ha saputo cogliere al volo i gusti e le preferenze del momento, rappresentando con iperbolico realismo la preoccupante realta' della delinquenza italiana degli anni '70. Un regista dinamico, ottimo artefice di tensioni e di ritmi da capogiro. Mai scontato e sempre innovativo e fantasioso nel proporre la sua personale visione della violenza metropolitana. Stelvio Massi è senz’altro uno dei grandi maestri del “Poliziottesco” e dell'action movie all'italiana!

Tra i suoi innumerevoli successi:
Squadra volante (1974)
Mark il poliziotto (1975)
Mark il poliziotto spara per primo (1975)
Macrò - Giuda uccide il venerdì (1975)
Mark colpisce ancora (1976)
La legge violenta della squadra anticrimine (1976)
Il conto è chiuso (1976)
La banda del trucido (1977)
Poliziotto sprint (1977)
Un poliziotto scomodo (1978)
Poliziotto senza paura (1978)
Il commissario di ferro (1978)
Sbirro, la tua legge è lenta... la mia... no! (1979)
Speed driver (1980)
Poliziotto solitudine e rabbia (1980)
Speed cross (1980)

 

Steno (Stefano Vanzina)
(Roma, 19 gennaio 1915 - Roma, 13 marzo 1988)
Figlio di Alberto Vanzina, giornalista del “Corriere della Sera” e padre  di Enrico e Carlo Vanzina, soprannominati i “fratelli della commedia italiana”, a tre anni rimase orfano del padre con la famiglia che versava in gravi difficoltà economiche. Completò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza non terminando gli studi universitari. Diplomatosi scenografo all’Accademia di Belle Arti, entrò al Centro Sperimentale di Cinematografìa e iniziò a disegnare caricature, vignette e articoli umoristici adottando lo pseudonimo di Steno (che utilizzerà anche al cinema tranne in due occasioni nelle quali si firmò col suo vero nome). Le porte del cinema si aprirono grazie a Mario Mattòli, che lo vuole come sceneggiatore, gagman e spesso aiuto regista in molti suoi film, scrivendo copioni anche per Simonelli, Bragaglia, Freda e Borghesio, oltre ad apparire come attore in due film. Nei trenta anni seguenti, specializzatosi nel prediletto cinema comico, diresse un grande numero di film che ottennero spesso strepitosi successi con tutti gli attori cari al grande pubblico, tra i quali quelli più grandi, Totò e Alberto Sordi, ma anche Aldo Fabrizi, Renato Rascel, le coppie Tognazzi-Vianello e Franchi-Ingrassia, Johnny Dorelli, Lando Buzzanca, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio e Diego Abatantuono, nonché attrici celebri del calibro di Marisa Allasio, Sylva Koscina, Edwige Fenech, Ornella Muti e tante altre. I titoli dei film da lui diretti hanno giustamente segnato un'epoca.
Negli anni '70 e '80 ottenne ancora consensi con il notevole "La polizia ringrazia", capostipite della serie definita "poliziottesca", e dirigendo Bud Spencer nei quattro film della serie di "Piedone lo sbirro".
Nel 2008, vent'anni dopo la sua scomparsa, viene presentato alla Festa del Cinema di Roma il documentario a lui dedicato "Steno, genio gentile".
 Steno, il regista che diede vita al poliziottesco:
La polizia ringrazia (1972)
Piedone lo sbirro (1973)
La poliziotta (1974)

Umberto Lenzi
(Massa Marittima, 6 agosto 1931)
È considerato uno dei maestri del poliziottesco. Ha infatti diretto titoli divenuti dei cult movie, come “Milano odia: la polizia non può sparare“, “Roma a mano armata“ e “Napoli violenta“.
Si è sempre dichiarato anarchico. Tra i suoi maestri, il regista ha sempre messo al primo posto Raoul Walsh e Samuel Fuller.
Umberto Lenzi si diplomò al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1956, l'esordio alla regia cinematografica avvenne nel 1961, con il film avventuroso “Le avventure di Mary Read“. Lenzi iniziò la sua carriera proprio con questo genere, dirigendo film come “Caterina di Russia” e “I pirati della Malesia”. Si dedicò quindi allo spionistico con “A 008 operazione sterminio” e trasse un film dal fumetto Kriminal, quindi passò ai film di guerra con “Attentato ai tre grandi” e “Il grande attacco”, girato negli Stati Uniti nel 1978
e interpretato da attori come Henry Fonda, Helmut Berger e John Huston.
Si specializzò in seguito nel giallo italiano (i cosiddetti gialli sexy), film molto amati da Quentin Tarantino.
Ma il vero successo Lenzi lo ottenne con i suoi poliziotteschi. Nel giro di pochi anni girò infatti film ormai considerati dei classici, primo tra tutti “Milano odia: la polizia non può sparare”, interpretato da Tomas Milian. Con l'attore cubano Lenzi creà un duraturo sodalizio che contribuì alla riuscita di “Roma a mano armata”, e “Il giustiziere sfida la città”.
Insieme a Milian il regista creò anche il personaggio “Er Monnezza”, simpatico ladruncolo borgataro, che appare in “Il trucido e lo sbirro” e “La banda del gobbo”, fino al piccolo tradimento che Milian fece nei confronti di Lenzi, interpretando Er Monnezza nel film di Stelvio Massi, “La banda del trucido”. Da quel momento i rapporti tra i due si incrinano e non lavorano più insieme.
Lenzi contribuì anche al grande successo di Maurizio Merli, presenza costante nei suoi polizieschi nel ruolo del commissario tutto d'un pezzo, in film come “Napoli violenta” e “Il cinico, l'infame, il violento”.
I polizieschi di Lenzi sono molto duri e violenti, ma non manca mai l'ironia mordace tipica di questo regista, considerato un grande maestro del genere.
Milano rovente (1973)
Milano odia: la polizia non può sparare (1974)
L'uomo della strada fa giustizia (1975)
Il giustiziere sfida la città (1975)
Napoli violenta (1976)
Il trucido e lo sbirro (1976)
Roma a mano armata (1976)
La banda del gobbo (1977)
Il cinico, l'infame, il violento (1977)
Da Corleone a Brooklyn (1979)
   
 

Vittorio Salerno
(Milano, 18 febbraio 1937)
Vittorio Salerno nasce a Milano nel 1937 e vive a Roma dal '60. Fratello di Enrico Maria Salerno, è stato suo collaboratore nel film “Anonimo veneziano” (aiuto regista e collaboratore alla sceneggiatura).
Laureato in lettere con una testi sul Cinema d'Autore, ha scritto, da solo o con colleghi, trenta soggetti e sceneggiature, tra le quali: “Anonimo veneziano” e
“Stradivari” (interprete Anthony Quinn).
Ha prodotto tre film e ne ha diretti quattro, tra i quali i due polizieschi:
No, il caso è felicemente risolto (1973)
Fango bollente (1975)

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